“Aiutarli a casa loro” funziona meno del previsto

Non sono pochi gli esperti di cooperazione e le organizzazioni del settore che lo sostengono da anni, soprattutto da quando lo slogan ha fatto proseliti tanto da essere il trend attuale della cooperazione dell’Unione Europea e di diversi stati membri, Italia compresa. L’assunto di partenza è “più cooperazione, meno migrazioni”, un credo che sta alla base di molte decisioni europee e di strumenti di cooperazione messi in campo dal vertice de La Valletta in poi (in primis il Fondo Fiduciario per l’Africa). A mettere in discussione la ricetta della UE è uno studio pubblicato recentemente dal Centre for Global Development, referenziato think-tank londinese, nel quale si sostiene che l’utilizzo dell’aiuto allo sviluppo per convincere le persone a rimanere nel loro paese di origine sarebbe inefficace o addirittura controproducente.

 

A sostenerlo sono i due economisti dello sviluppo Michael Clemens e Hannah Postel che hanno curato il report dal titolo “Deterring Emigration with Foreign Aid: An Overview of Evidence from Low-Income Countries”. Il documento vuole ribaltare il presupposto fondamentale di molta politica di assistenza dell’UE, sostenendo che “lo sviluppo economico nei paesi a basso reddito aumenta generalmente la migrazione”.

 

Secondo gli estensori “una maggiore occupazione giovanile può scoraggiare la migrazione a breve termine solo nei paesi che rimangono poveri”. Nei paesi che attraversano una fase di sviluppo sostenuto le dinamiche sono molto diverse e la crescita economica può invece favorire l’emigrazione. Contrariamente all’effetto a breve termine della diminuzione della disoccupazione giovanile nei paesi più poveri, l’impatto a lungo termine che incoraggia la migrazione può durare per generazioni, con le pressioni che contribuiscono alla migrazione che cominciano a calare mentre i paesi si sviluppano oltre il livello di reddito medio.

 

Il documento chiede un ripensamento completo delle strategie basate sulla dissuasione della migrazione e sostiene invece che servano nuove politiche in grado di cambiare il modo in cui la migrazione avviene. Una sfida diretta all’approccio – in particolare quello adottato dall’UE – di tentare di indirizzare gli aiuti verso le “cause profonde” della migrazione, che i due autori contestano alla base.

 

Un caso studio citato da Clemens e Postel è il fondo fiduciario di emergenza dell’UE per l’Africa, che identifica quattro temi chiave: la creazione di posti di lavoro, la fornitura di servizi locali di base, la gestione delle migrazioni e la governance, compresa la prevenzione dei conflitti e la gestione delle frontiere – ma con poche prove concrete della sua reale efficacia.

Di quel fondo fiduciario da 1,9 miliardi di euro, da più parti criticato per i suoi fini dubbi e la sua poca trasparenza, gli estensori sfidando invece la logica stessa. Nonostante la retorica politica degli aiuti mirati a prevenire la migrazione, che ha guadagnato più consenso dalla crisi mediterranea, gli autori sostengono che “i settori rilevanti per la migrazione” non sembrano ricevere più finanziamenti nei principali paesi di origine dei migranti rispetto agli altri settori di intervento.

 

“L’attenzione andrebbe spostata sui due principali modi in cui le persone nei paesi poveri usano la migrazione per migliorare le loro vite economiche: investimenti e assicurazioni. Come investimento, le famiglie sono disposte ad anticipare soldi in cambio di future rimesse derivanti dal lavoro all’estero. Ciò suggerisce una relazione complessa tra migrazione e sviluppo economico. “Maggiori opportunità economiche a casa possono diminuire l’incentivo a investire nel lavoro all’estero, ma possono anche rendere tale investimento più fattibile per le famiglie”.

Se nella normalità l’emigrazione dai paesi a medio reddito è “tipicamente molto più alta che dai paesi poveri”, “nei contesti più poveri lo sviluppo può incoraggiare la migrazione piuttosto che arginarla“. (articolo originale pubblicato da The Guardian e liberamente tradotto da redazione)

 

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15 commenti su ““Aiutarli a casa loro” funziona meno del previsto
  1. paolo giglio ha detto:

    Questo semplicemente perché si utilizzano parole nuove per sistemi vecchi. Pochissimi progetti, almeno in Niger, lavorano direttamente per dare posti lavoro. La maggior parte del progetti vende aria fritta con grossi paroloni come “formazione professionalizzante” “aiuto psicologico” ecc ecc… Pochissimi progetti propongono concretezza.

  2. Gianni Giovanni ha detto:

    Come sostengono gli autori del rapporto dove dicono gli autori sostengono che “i settori rilevanti per la migrazione” non sembrano ricevere più finanziamenti, e’ forse dovuto al fatto che molte delle ONG impegnate in questo settore utilizzano I fondi elargiti per le loro necessita’ organizzative.

  3. Tutto vero quanto detto dai precedenti. L’agricoltura, il turismo, l’energia e l’ambiente, non sono sviluppati correttmente, ed i finanziamenti rimangono nelle capitali a soddisfare bisogni logistici di organizzazioni che competono per apparire e non per fare.. Bravo Paolo Giglio, collega VNU hai centrato il tema…

  4. Umberto ha detto:

    Il problema delle migrazioni non è risolvibile, si può governare, regolamentare. Impedire e porre barriere all’ingresso è inutile e controproducente. La cooperazione, quella con la P maiuscola è una strada da utilizzare e percorrere per migliorare relazioni, diffondere e acquisire conoscenze, migliorare l ‘ambiente e la fiducia tra Paesi, ma non potrà mai essere lo strumento magico che contribuirà a fermare i processi migratori.
    Per il mondo occidentale che dall’Africa ha sempre “drenato” risorse,è giunto il tempo di restituirle attraverso programmi di cooperazione condivisi. Aiutarli a casa loro è uno slogan da campagna elettorale, diseducativo.

  5. C. Isidore ha detto:

    L’Africa non a bisogno di tutto questo aiuto, se non una buona governanza à favore dei popoli e non dei multinazionali e stati Europei e Americani scegliendo i loro stessi dirigenti. Parte tutto da questo fondamento

  6. Marta Vuch ha detto:

    L’impegno nei pvs e soprattutto di supporto alle ong locali deve essere realizzato in risposta alle necessità reali del paese in cui si va a lavorare e non intendersi come nostra capacità di accedere a contributi per effettuare attività di cooperazione secondo il nostro metro. Questo tipo di azioni oltre ad essere nocivo non garantisce nessuna continuità se non un’illusione di cambiamento.

  7. Giorgio Garelli ha detto:

    Se nella normalità l’emigrazione dai paesi a medio reddito è “tipicamente molto più alta che dai paesi poveri”, “nei contesti più poveri lo sviluppo può incoraggiare la migrazione piuttosto che arginarla“

    …. allora meglio continuare ad impoverirli………

    Purtroppo il vero problema dello sviluppo di molti paesi sta nella bulimia dei paesi più “forti” e solo una nuova e più reale consapevolezza dei veri rischi che stiamo tutti correndo ci può portare ad una nuova cultura della cooperazione. J. Habermas scriveva “senza l’empatia solidale di ciascuno con la condizione di tutti gli altri è impossibile pervenire a soluzioni capaci di creare consenso”

  8. elisabetta grassia ha detto:

    Sono almeno tre decenni che la Commissione ha allentato il monitoraggio sull’utilizzo dei fondi. O meglio, su carta, le procedure ed i sistemi previsti sono molto aticolati. Nella realtà, l’efficacia di questi sistemi è enormemente diminuita dall’uso che viene fatto delle informazioni, dai provvedinenti che vengono presi (o non presi)per correggere; in altre parole efficacia diminuita da una gestione debole e disattenta del donor.
    Con la Dichiarazione di Parigi e la promozione del budget support, l’occidente ha deciso di saperne sempre meno dell’utilizzo degli stanziamenti. Per decenni, non solo si è chiuso gli occhi in troppe occasioni, ma si è promossa e si continua a promuovere una cultura dello stanziare grosse cifre perche’ 1) politicamente viene millantato come una prova tangibile dell’aiuto e 2) amministrativamente e fantozzianamente, + è alto lo stanziamento firmato, + carrier fa il firmatario.
    Il principio di “aiutare a casa loro” ovvero quello di cooperare per permettere l’avanzamento socio-economico al livello locale attraverso le risorse locali ed il valore aggiunto, in questo caso UE, è il baluardo della Cooperazione allo Sviluppo, come visibile nel Trattato di Roma del 1958.
    Senza un vero impegno di chi è preposto al controllo, con un approccio istituzionale alla Ponzio Pilato per non rischiare di essere tacciati di “colonialism culturale”, aimè si sono abbandonate le popolazioni a loro stesse e ai loro corrotti o troppo deboli governi.

  9. Simone C. ha detto:

    Sono d’accordo con chi dice “aiutiamoli a casa loro” a condizione che l’aiuto sia fatto con criterio e con il coinvolgimento reale delle piccole comunità africane con interventi diretti alla popolazione e non ai loro governanti.

  10. Giorgio ha detto:

    Un progetto serio dovrebbe essere realizzato in Umbria villaggio creando scuole anche professionali, elettricità, potabilizzazione acqua, collegamenti a internet e creare attività. Creare locali per giovani .Creare qualsiasi cosa che serva ai giovani . Oggi ci sono i mezzi per fare tutto. Se in ogni Villaggio si fa questo i giovani rimangono . Perché i giovani scappano dai villaggi? Perché manca tutto. Dovrebbero essere finanziati i progetti che trasformino un villaggio che non ha niente in un villaggio Dove ha tutto anche bar , cinema .Tutto ciò che serve a un giovane .TUTTO SI PUÒ FARE VOLENDO.

  11. maurizio angeloni ha detto:

    ho lavorato in cooperazione 15 anni (Asia, Africa,Sud America)….quando i fondi si spendono bene per programmi sostenibili le cose funzionano eccome…purtroppo questo non succede sempre causa sprechi e incompotenza, molto diffusi tra chi lavora in cooperazione.
    Investire di più va bene, ma meglio è il segreto, facendo progetti di partenariato per utilizzare manodopera locale, invece di mandare in giro superpagati lavoratori,personale e funzionari stranieri (es. eclatante UN UE etc)…
    il resto sono discorsi di chi vive di discorsi

    • Giuseppe Raimondi ha detto:

      Lei ha profondamente ragione e conosce le cause del problema.Tutte queste associazioni Sperperano i fondi per Finanziarsi nella loro Logistica e nello Stipendificio che va quasi sempre a favore di persone Incompetenti che fingono di Risolvere i Problemi per Autolegittimmare la loro Esistenza. Da 11 anni lavoro in Nigeria con una mia Piccola Compagnia nel Settore delle Costruzioni. Ho trasferito tutte le mie Conoscenze Tecnico/Operative ai miei Operai che sono il mio Orgoglio. Li vedo crescere giornalmente gratificato dalla loro voglia di migliorare e di crescere Professionalmente ed Economicamente. Alcuni di loro ora fanno i Contractors ed impiegano loro Connazionali. Se vogliamo davvero aiutarli a Casa Loro, bisogna trasferire Nuove Tecnologie per Rilanciare la Micro Economia, la Qualità e la Capacità Operativa e Lavorativa. Troppi Speculatori e Parassiti nel Settore della Cooperazione e Sviluppo. Tutto Formalmente Corretto ma Sostanzialmente Inefficace e spesso Lesivo della Mission del Progetto Stesso. Si può fare facilmente se verranno Scelte Operatori Capaci ed Onesti che Desiderano Risolvere i Problemi invece di Sfruttarli per Tirare a Salvaguardare i loro Personali Interessi.

  12. Patrizia ha detto:

    oome dire “meglio lasciarli morire di fame a casa loro?”

  13. Maurizio Sbrana ha detto:

    E se Europa Americhe e Cina…smettessero di DEPREDARE LE RISORSE dell’Africa e di ‘foraggiare’ le classi dirigenti africane ???…

  14. giorgio ha detto:

    Buongiorno faccio parte di una onlus e da 35 anni volontario in africa abbiamo un centro bambini e nel 2017 abbiamo visitato un Villaggio sperduto in un a savana dove esistevano scuole primarie e secondarie poi niente ne corrente elettrica , ne internet, ne acqua potabile, qualche coltivazione riso. Cosi decidemmo di costruire una scuola tecnica insegnamento mestieri , mattino teoria, pomeriggio pratica , inizialmente allevamento animali, cucito, falegnameria ecc. ciò che i giovani del Villaggio chiedono gia 250 richieste , a settembre la scuola aprira’, in programma impianto di potabilizzazione acqua , acquedotto in centro villaggio per caduta arriva dappertutto, impianto di energia elettrica tramite generatori senza uso di carburanti o altro sistema di combustibile, impianto satellitare per internet, fil, calcio ecc, apertura locale per giovani , bar, centro bambini, centro anziani ambulatorio gia in funzione. Tutto questo proposto ad altre associazioni per il finanziamento , presentato progetto per aiuto bambini senza famiglie o abbandonati ecc. tutti bocciati o neanche risposte . Volevo fare un villaggio campione per dimostrare che i giovani rimangono se crei lavoro e guadagno ma anche cosa fare nel tempo li9bero. Arriveremo fra diversi anni , perché noi usiamo soldi privati , MAI USATO SOLDI PUBBLICI. Ecco perché io non credo più a tutti questi finanziamenti che nessuno o pochi controllano e alla fine il risultato DOVE SI VEDE? Milioni di €uro per progetti senza un senso logico , dove finito il progetto e soldi tutto rimane distrutto . Ne ho visti tanti nei miei anni , con tanti privilegi per qualcuno. grazie per avermi ascoltato.

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