Aiuto globale in calo, ma l’Italia mantiene la promessa di Renzi

I numeri annuali rilasciati ieri dal Comitato Aiuto allo Sviluppo dell’OCSE indicano che per la prima volta dal 2012, l’aiuto allo sviluppo globale è diminuito (- 0,6%). Questa diminuzione in realtà è frutto della diminuzione dei costi dell’assistenza ai rifugiati che i donatori continuano a registrare come aiuti allo sviluppo (-13,6% rispetto al 2016). A sostanziare questa tendenza globale sono in primis i membri europei del DAC, Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia e Slovenia che tra il 2016 e il 2017 hanno registrato forti cali dei numeri di rifugiati e delle relative spese di assistenza.

 

I dati pubblicati ieri rivelano che gli aiuti forniti dai venti paesi europei del DAC sono diminuiti dell’1,2% e che non hanno collettivamente raggiunto l’obiettivo dello 0,7% fermandosi sulla soglia dello 0,49% del PIL. Un passo indietro rispetto al precedente dato registrato nel 2016 (0,51% del PIL).

 

Se Regno Unito, Danimarca, Lussemburgo e Svezia, hanno mantenuto il loro impegno per lo 0,7% di APS, Francia, Italia e Svezia hanno visto il più grande aumento di APS. L’Italia passa dallo 0,27 allo 0,29% raggiungendo l’obiettivo fissato da Matteo Renzi nel 2015, quando in veste di premier si era impegnato ad Addis Abeba a un aumento progressivo delle risorse che permettessero all’Italia di diventare quarto donatore tra i Paesi del G7 nel 2017. Una promessa mantenuta anche se principalmente grazie al cosiddetto “aiuto gonfiato”. Italia, Germania, Grecia infatti hanno speso più di un quinto del budget del loro APS per pagare i costi dell’assistenza ai rifugiati e richiedenti asilo nel territorio nazionale.

I dati pubblicati confermano però una serie di criticità che la società civile europea ha denunciato negli ultimi mesi. La più rilevante e preoccupante è la tendenza generale dell’uso progressivo degli aiuti dell’UE a favore degli interessi dell’Europa per la sicurezza, il controllo delle frontiere e la gestione dei flussi migratori.

Oggi, questo tipo di costi rappresentano per i donatori ancora il 9,7% dell’APS totale e negli ultimi anni la spesa per aiuti in materia di conflitti, pace e sicurezza ha superato la crescita di tutte le altre tipologie di aiuto nell’ultimo decennio.

In questo periodo di riprogrammazione del budget europeo per il prossimo settennato (Multi Financial Framework, MFF), le ONG europee di sviluppo chiedono ai leader europei di salvaguardare l’aiuto allo sviluppo “genuino” dell’Unione, quello capace di produrre cambiamenti trasformativi e sviluppo sostenibile in linea con le ambizioni dell’Agenda 2030.

 

Scopri i nuovi dati OSCE DAC 2017

 

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