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NEWS – Il PRAG cambia: aggiornamenti e nuove procedure per la gestione dei contratti UE

Molti di voi hanno provato sulla loro pelle quanto possa essere difficile aggiudicarsi i finanziamenti di un bando europeo di cooperazione internazionale. Ma una volta ottenuto il finanziamento di un progetto le difficoltà non sono che iniziate, le procedure di implementazione e gestione dei contratti UE  comportano conoscenze specifiche e aggiornamenti continuativi.

 Per facilitare la comprensione delle procedure di aggiudicazione e gestione degli appalti in materia di aiuti esterni dell’UE finanziati mediante il bilancio generale e il 10° Fondo europeo di sviluppo, EuropeAid mette a disposizione da diversi anni la così detta Practical Guide, il PRAG.

E’ uno strumento di lavoro importante per gli addetti ali lavori che riunisce le pertinenti disposizioni delle normative che disciplinano rispettivamente il bilancio e il FES e forniscono a tutti gli utilizzatori ogni informazione necessaria per condurre una procedura di appalto o di sovvenzione dalle primissime fasi fino all’aggiudicazione o attribuzione.

La novità degli ultimi mesi è che PRAG ha subito alcune variazioni e modifiche importanti che la rete delle ONG europee CONCORD ha efficacemente sintetizzato in un documento, il READER – on the 2010 Practical Guide,uscito nel giugno di quest’anno e contente tutte le novità inserite nel 2011. Il reader è corredato da un allegato che contiene una griglia comparativa articolo per articolo delle diverse edizioni del PRAG dal 2007 alle ultime modifiche del 2012.

Il documento, del quale vi suggeriamo di prendere visone e di salvarne una copia,  propone poi una dettagliata spiegazione delle regole per paese di origine ma soprattutto una specifica tabella riguardante la gestione dei budget e delle modalità di rendicontazione delle diverse azioni progettuali.

Scarica gli allegati
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Le ONG al bivio sul futuro dello sviluppo, fornire aiuti e servizi o fare advocacy ed empowerment?


Fa scintille nel mondo non governativo anglosassone uno studio pubblicato dall’Università di Manchester che sostiene che le ONG siano troppo sbilanciate verso gli aiuti e l’erogazione di servizi piuttosto che attive per eliminare le cause della povertà.
La polemica crescente è documentata da un articolo del Guardian che riassume le reazioni alla pubblicazione della ricerca universitaria che accusa le ONG di aver perso il loro “eroico spirito iniziale” in favore di un approccio iper-professionalizzato e apolitico che non ha impatto nel cambiamento e nelle battaglie sociali dei più poveri. Nicola Banks e David Hulme dipingono le ONG come strutture burocratiche asservite a donatori e governi e integrate in un sistema di aiuti che non incide sulle cause della povertà. Leggi altro ›
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Cos’è e perché serve un Dialogo Strutturato per la cooperazione

Tra le proposte da sottoporre al Presidente Monti in vista del Forum di ottobre abbiamo inserito non a caso l’avvio di un sistema di Dialogo Strutturato permanente con le ONG e con piacere registriamo che ad oggi questa proposta è la più votata nel sondaggio ancora in corso.
Ma forse non è noto a tutti cosa realmente sia il Dialogo Strutturato e quali siano i motivi che ci portano a proporlo come elemento di dibatto.
Pochi giorni fa una lettrice del blog, Gemma Arpaia di Iscos (consigliera in seno all’AOI), ha fatto riferimento in un suo commento al Dialogo Strutturato appena sperimentato in sede UE tra la Commissione e la società civile europea per disegnare le nuove politiche di sviluppo e di cooperazione dell’Unione (Structured Dialogue for an efficient partnership in development 2010-2012).
Questa esperienza appena conclusa non ha avuto in Italia un grande richiamo (e neanche partecipazione) nel settore della cooperazione e per questo ci sembra importante dedicare questo post ad un approfondimento sul Dialogo Strutturato europeo per dare ulteriori spunti e indicazioni rispetto a questa metodologia che potrebbe rivelarsi importante in un contesto come quello italiano della cooperazione, ancora in fase di stallo, alla ricerca di nuova energia per rilanciarsi. Leggi altro ›
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Risultati sondaggio sulla proposta di riforma della legge 49/87

Chiuso ieri il sondaggio con cui abbiamo dato la nostra opinione sul testo unico di riforma della legge 49. Salta all’occhio un’opinione critica sul ruolo delle imprese nel testo di legge e il fatto che la proposta non valorizza a sufficienza il ruolo del non governativo. Nel complesso il 14% dei votanti si sono espressi negativamente sul testo mentre il 12% crede che la riforma dovrebbe attendere i risultati del Forum di ottobre.
Ecco di seguito i risultati. Il valore numerico indica la percentuale di votanti che hanno indicato la singola opzione.

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NEWS – La Corte dei Conti bacchetta le ONG e la DGCS

“Una serie complessa di disfunzioni” nella gestione dei così detti progetti promossi, così si esprime la Corte dei Conti nella relazione concernente “Contributi alle Organizzazioni non governative per la realizzazione di attività di cooperazione”, resa pubblica da alcuni giorni. Quello che emerge non è un quadro incoraggiante rispetto alla salute del settore e alle capacità di ONG e DGCS di raggiungere gli obiettivi delle rispettive mission.
“Non è più procrastinabile l’introduzione nell’ordinamento normativo nazionale della previsione di una procedura concorsuale di selezione dei progetti da sovvenzionare, sul modello delle procedure selettive attivate da EuropeAid”, afferma la Corte, si passa quindi ai bandi come chiesto a gran voce dalle pagine di questo blog da tantissimi operatori e volontari della cooperazione e ribadito nella nostra proposta per il Forum Cooperazione.

L’indagine della Corte è stata inserita nel programma dei controlli del 2011 in quanto il monitoraggio contabile, effettuato sui flussi finanziari del capitolo di spesa dedicato alla gestione dei contributi alle ONG, sia per i progetti triennali di vario genere che per i progetti Info/Eas, ha evidenziato un consistente accumulo di residui, nel triennio 2008-2010, indice di alcune criticità.

Il campione preso in considerazione per la valutazione riguarda l’attuazione di 84 progetti nel triennio 2008/2010 in 23 paesi. Su questo campione la valutazione della DGCS in 55 non aveva evidenziato difficoltà nella realizzazione mentre in 28 casi erano emerse problematiche di diversa entità. Delle criticità riscontrate, pari a circa il 33% delle iniziative, si dà contezza nella relazione, articolando sinteticamente i Paesi e le ONG promotrici dei progetti in cui si sono verificate.
C’è di tutto nei riscontri presentati, progetti fermi o in ritardo da anni, infrastrutture realizzate su terreni di terzi o inesistenti, rendiconti e pezze indisponibili, fondi fermi in Italia da mesi, responsabili di progetto fantasma e irregolarità di ogni tipo nel rendiconto delle spese sostenute.
Insomma una situazione che necessita di “indurre l’adozione degli opportuni provvedimenti per una rivisitazione organica dei profili ordinamentali che disciplinano la materia”.
Ma le bacchettate non sono solo per le ONG, anche la DGCS, che di questi procedimenti è responsabile, ne esce con le gambe rotte. La Corte gli chiede di intervenire prontamente su più fronti:
  • per codificare i criteri che presiedono al funzionamento dei controlli, prevedendo dei termini perentori per l’esibizione della documentazione giustificativa;
  • non sovvenzionare progetti che non siano preceduti da un’accurata, approfondita e informata istruttoria, esaustiva della situazione della realtà locale;
  • di verificare non solo la sufficienza del patrimonio delle ONG rispetto alle obbligazioni assunte ma anche di verificare che la ONG fornisca effettive garanzie in ordine sia alla realizzazione delle attività;
  • di attivare le necessarie iniziative di recupero degli anticipi disposti nei casi di non realizzazione degli interventi previsti;
  • ridimensionare l’articolazione della rete delle unità tecniche locali […] razionalizzando la procedura di verifica di ammissibilità di un progetto, evitando duplicazioni di passaggi tra uffici.
Infine le tre principali raccomandazioni della Corte:
Si rende non più procrastinabile l’introduzione nell’ordinamento normativo nazionale della previsione di una procedura concorsuale di selezione dei progetti da sovvenzionare, sul modello delle procedure selettive attivate dall’EuropeAid della Commissione Europea;
Si esige il generalizzato ricorso a procedure selettive concorsuali e concorrenziali, aperte o ristrette, che, previa la verifica preliminare dei progetti proposti, alla luce dei criteri selettivi discrezionalmente enunciati nel bando, conduca all’individuazione dell’offerta più vantaggiosa.
E’ auspicabile che la DGCS adotti in materia una linea di condotta innovativa sul piano “culturale”,introducendo metodologie atte a valutare la convenienza della destinazione alternativa delle risorse finanziarie unitamente ad una diversa qualità dell’informazione contabile, in grado di rendere effettivo il controllo sull’attività, verificandone costi, tempi e modi di svolgimento; nonché, provvedendo a formare risorse professionali da applicare, per un periodo adeguato, alla specifica attività del controllo contabile.
Insomma, molti spunti per un approfondito esame di coscienza e per rimboccarsi le maniche.

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INTERVISTA esclusiva al Ministro Riccardi

In questi mesi ci siamo posti tante domande su come funziona e potrà funzionare in futuro la cooperazione in Italia. Attraverso i sondaggi abbiamo sentito direttamente l’opinione della community degli operatori e volontari del settore, un’opinione sempre più consapevole grazie agli approfondimenti e allo scambio d’informazioni che anche questo blog sta mettendo in moto. Un nuovo modo per far sentire l’opinione di molti e metterla a disposizione di chi ci rappresenta da anni (o decenni) nelle sedi istituzionali e che spesso non consulta nessuno.
Abbiamo chiesto al Ministro Andrea Riccardi di rispondere alle stesse domande che ci siamo posti per capire che sintonia ci possa essere e cosa abbia in mente per rilanciare e rinnovare la cooperazione italiana.

Di seguito il testo integrale e le risposte del Ministro che come sempre vi chiediamo di commentare nello spazio a fondo pagina. Buona lettura e grazie al Ministro per aver accettato questo nostro invito!

Leggi l’intervista

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NEWS – Stop della cooperazione in Spagna, la rivolta delle ONG

Negli ultimi giorni l’Agenzia Catalana di Cooperazione (ACCD) ha annullato tutti i bandi per le Ong per la prima volta dalla sua creazione nel 2003. Il bando annullato questa settimana era stato aperto a marzo con un fondo disponibile di 2 milioni di euro, il budget piú basso degl’ultimi anni.
Meno di un mese fa le ONG catalane avevano occupato la sede dell’ACCD per chiedere il pagamento delle sovvenzioni accordate negl’ultimi due anni, che l’agenzia ha smesso di pagare, provocando la chiusura (o la “temporanea” sospensione) di molti progetti nel sud e numerosi licenziamenti nel paese.
Ci hanno pensato i Mossos d’esquadra  a riportare l’ordine, con uno sgombero pacifico, questo sí, alle 5 del mattino.
L’ACCD deve alle ong catalane 15 milioni di euro che, per il momento, non prevede pagare. A questa situazione giá di per sé drammatica si aggiungo i tagli non solo a livello autonomico, ma anche statale, che vedono una diminuzione dei fondi destinati alla coperazione del 81% in un anno. Nessun settore ha sofferto tagli maggiori.
Interessante notare come l’ACCD mantiene aperto il bando di finanziamento per le iniziative di cooperazione proposte da imprese ed aziende.
Che la volontá politica sia quella di smantellare la cooperazione? I fatti presentati sembrano puntare decisamente in questa direzione.
Da Francesca Campana (Palma di Maiorca)
Per approfondimenti:
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Con i bandi sotto l’ombrellone

Stavate preparando i bagagli per partire verso le spiagge? Chiudendo le ultime cose prima delle ferie?  Purtroppo anche quest’anno è andata male a chi tra gli operatori della cooperazione si occupa di progettazione e fundraising istituzionale. Quel brutto vizio di molti enti locali di aprire bandi e concorsi pochi giorni prima dei periodi di vacanza si ripete in maniera evidente anche nel 2012. Enti e uffici che rimangono silenti per mesi con i loro siti internet immobili e immutati, improvvisamente si risvegliano a fine luglio per pubblicare i nuovi bandi.  Leggi altro ›

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NEWS – Riforma della 49 – Si riparte dal testo unico


Ieri in Senato sono ripresi i lavori della Commissione Esteriper l’esame delle proposte di riforma della legge 49/87. Il Comitato ristretto istituito per l’esame dei disegni di legge presentati (n. 1744 e n. 2486) ha concluso i propri lavori pervenendo ad uno schema di testo unificato. Si tratta quindi del testo finale da cui riparte il percorso di riforma che aveva avuto la precedente tappa lo scorso 14 marzo sempre presso la Commissione Esteri. Sono i senatori Mantica e Tonini ad illustrare i tratti caratterizzanti di questo testo congiunto. Effettivamente le novità sarebbero tante se l’approvazione di questo DL andasse a segno da qui a pochi mesi come sostengono i parlamentari coinvolti.

Ecco una sintesi dei punti chiave del testo

La nuova denominazione
La cooperazione internazionale per lo sviluppo sostenibile, di seguito denominata «cooperazione allo sviluppo», è parte integrante e qualificante della politica estera dell’Italia, in quanto contribuisce, come prescritto dall’articolo 11 della Costituzione, alla realizzazione di un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni.

Chi sono i destinatari della nuova cooperazione?
L’azione dell’Italia nell’ambito della cooperazione allo sviluppo ha come destinatari le popolazioni, le organizzazioni e associazioni civili, profit e non profit, le istituzioni nazionali e le amministrazioni locali dei Paesi partner,

Di cosa si tratta?
L’insieme delle attività di cooperazione allo sviluppo i seguito denominato «Aiuto pubblico allo sviluppo (APS)» si articola in:
a) contributi in ambito multilaterale;
b) iniziative a carattere multibilaterale;
c) partecipazione ai programmi di cooperazione dell’Unione europea;
d) iniziative nell’ambito di relazioni bilaterali;
e) iniziative di cooperazione decentrata e partenariato territoriale;
f) interventi internazionali di emergenza umanitaria;
g) iniziative di accoglienza degli stranieri immigrati in Italia.

Fondo rotativo per i crediti agevolati e Imprese miste per lo sviluppo
Il Ministro dell’economia e delle finanze autorizza il Mediocredito centrale a concedere, anche in consorzio con enti o banche estere, a Stati, banche centrali o enti di Stato di Paesi crediti finanziari agevolati a valere sul Fondo rotativo costituito presso di esso […] Possono essere concessi crediti agevolati alle imprese italiane con il parziale finanziamento della loro quota di capitale di rischio in imprese miste da realizzarsi nei Paesi con partecipazione di investitori, pubblici o privati, del Paese partner.

Chi comanda?
La responsabilità della politica di cooperazione allo sviluppo, al fine di assicurare l’unitarietà e il coordinamento di tutte le iniziative di cooperazione nazionali, spetta al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, il quale ne stabilisce gli indirizzi nell’ambito delle linee di politica estera. Su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri di concerto con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, da sottoporre all’approvazione del Consiglio dei ministri, è nominato un sottosegretario per gli affari esteri responsabile dell’attività di cooperazione allo sviluppo al quale sono attribuiti il titolo e le prerogative di vice-ministro della cooperazione allo sviluppo.

E le risorse?
E’ istituito il Fondo unico per la cooperazione allo sviluppo dove confluiscono tutte le risorse economiche e finanziarie del bilancio dello Stato per le attività realizzate dai vari ministeri e riferibili all’APS.

E l’Agenzia?
Al fine di garantire la razionalizzazione della spesa nella gestione degli interventi di cooperazione allo sviluppo, sulla base dei criteri di efficacia, economicità, unitarietà e trasparenza, è istituita la Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, di seguito denominata “Agenzia”, ente di diritto pubblico sottoposto al controllo e alla vigilanza del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
Per la realizzazione delle direttive di cui al comma 2, l’Agenzia opera direttamente, nonché avvalendosi dei soggetti pubblici e privati, nazionali e locali, tra i quali le organizzazioni della società civile, di cui all’articolo 23, selezionati mediante procedure comparative in linea con la normativa e la prassi adottate dall’Unione europea.

Che fine farà la DGCS?
I regolamenti di cui al comma 1 prevedono che la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo (di seguito DGCS) è competente per tutte le funzioni e i compiti che la presente legge attribuisce al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e al vice-ministro della cooperazione allo sviluppo, in materia di indirizzo politico, governo e controllo della cooperazione allo sviluppo.

Ma chi saranno i soggetti della cooperazione?
La cooperazione allo sviluppo riconosce e valorizza il ruolo dei soggetti pubblici e privati, nazionali e locali, nella realizzazione di programmi e di progetti di APS, e promuove la partecipazione delle organizzazioni della società civile, sulla base del principio di sussidiarietà.
2. Sono soggetti della cooperazione allo sviluppo, tra gli altri, e possono partecipare alle procedure comparative, relative ai progetti di cooperazione di cui all’articolo 20, comma 3, le organizzazioni della società civile (OSC) che siano:
a) organizzazioni non governative (ONG) specializzate nella cooperazione allo sviluppo e nel soccorso umanitario;
b) organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) statutariamente finalizzate alla solidarietà internazionale;
c) organizzazioni di commercio equo e solidale, della finanza etica e del microcredito che nel proprio statuto prevedano come finalità prioritaria la cooperazione internazionale allo sviluppo;
d) le imprese sia private che cooperative e le loro rappresentanze, le organizzazioni sindacali dei lavoratori, nonché gli istituti e le fondazioni bancarie qualora i loro statuti prevedano la cooperazione allo sviluppo tra i loro fini istituzionali;
e) organizzazioni e comunità di cittadini immigrati che dimostrino di mantenere con le comunità dei Paesi di origine rapporti di cooperazione e sostegno allo sviluppo o che collaborino con soggetti provvisti dei requisiti di cui al presente articolo e attivi nei Paesi coinvolti;
f) istituti e enti universitari che stabiliscano mirati rapporti di collaborazione culturale e scientifica con altrettanti istituti nei Paesi partner.


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Sondaggio sulle ONG idonee e la Governance della cooperazione

 

Chiudiamo oggi il voto per gli ultimi due sondaggi che abbiamo proposto alla community degli operatori della cooperazione che è iscritta o utilizza il blog. Prima di passare a nuove domande da sottoporvi, vi proponiamo un riepilogo dei risultati. Avete votato in tanti anche a questi ultimi quesiti molto specifici e tecnici. Oltre 250 voti per il primo e circa 200 per il secondo.

 

1. QUALE GOVERNANCE PER LA NUOVA COOPERAZIONE ITALIANA?

 

UN UNICO MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE CON UN VICE-MINISTRO PER LA POLITICA DI COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO E UN’AGENZIA PER LA COOPERAZIONE  24.69 %

 

UN MINISTRO PER LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E L’INTEGRAZIONE, CON PORTAFOGLIO E PROPRIA STRUTTURA MINISTERIALE 70.37 %

 

UN MINISTRO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO PER LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E L’INTEGRAZIONE  3.70 %

 

2. Dall’idoneità all’eleggibilità delle ONG, Cosa ne pensi?

 

Credo che vada mantenuto l’istituto dell’idoneità MAE per le ONG 17.50 %

 

Credo sia meglio superarlo per passare al criterio dell’eleggibilità 82.50 %

 

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NEWS – Finalmente una star nel dibattito sulla Cooperazione

In Italia non abbiamo mai avuto un Bono Vox o un Bob Geldof, nessuna star che si sia presa a cuore i temi della povertà e dello sviluppo fino a diventare paladino di una battaglia politica che chiede ai grandi del mondo di fare di più per sconfiggere la povertà. In compenso non si contano le star e starlette nostrane che prestano la loro immagine a scopo benefico, è l’esercito dei testimonial. Ci raccontano emergenze e storie drammatiche, indossano t-shirt colorate di questa o quella organizzazione, sciolinano numeri di telefono per sms solidali e si recano nel terzo mondo ad abbracciare i bambini in avventurosi viaggi accompagnati dalla ONG di turno. Li abbiamo sentiti mille volte dirci che aiutare costa meno di un caffé, che firmare non costa nulla, che c’è bisogno di te per salvare un bambino ma non li abbiamo mai sentito dire cosa ne pensano della cooperazione allo sviluppo, dei diritti negati, delle guerre e delle dittature, delle responsabilità della politica e dell’economia globalizzata.
Sarà anche per questo che l’opinione pubblica quando si parla di ONG e cooperazione pensa subito ad un bambino da adottare, una maglietta da indossare o a qualche vita da salvare. Del perché abbia senso la solidarietà internazionale, perché si debba lottare per la giustizia sociale e appoggiare le battaglie dei più deboli non si riesce quasi mai a sentirne parlare se non nella nicchia dei volontari e operatori dell’associazionismo italiano. Anche i media mainstream danno una mano a consolidare questa visione semplice e buonista propinando solo storie di successo in cui grazie al quel progetto il nostro cooperante aiuta i poveri a risolvere i loro problemi. Quindi continuate a donare!
Una riflessione quasi inedita arriva pochi giorni fa dal blog della cantante Fiorella Mannoia sul Fatto Quotidiano. 

In un interessante post intitolato “Altro che cooperazione, diamo l’Africa agli africani” la Mannoia esprime finalmente un pensiero, seppur critico, sulla cooperazione. Certo si tratta di una cantante politicamente militante, popolare ma non certo mainstream.
Parla di Sankara, del Fondo Monetario Internazionale, degli affari della Shell sul delta del Niger e se la prende con il Ministro Riccardi per non aver affrontato di petto il problema dei rimpatri e respingimenti dei migranti.
Di quale cooperazione stiamo parlando? prosegue la Mannoia. “Ci sono persone, organizzazioni che operano sul territorio,  ignorate dai governi, che contano sulle proprie forze, che cercano di riparare, con i pochi mezzi che hanno, gli strappi dei grandi predatori e caparbiamente e coraggiosamente si ostinano a raccogliere l’acqua del mare con il cucchiaio. L’Africa non ha bisogno della nostra cooperazione, della nostra grande mano bianca caritatevole, utile per lavarsi la coscienza elemosinandole quello che giá gli appartiene. Diamo l’Africa agli africani, aiutiamola si, ma a non avere bisogno di noi, questa é l’unica vera cooperazione di cui hanno bisogno, il resto sono solo chiacchiere…senza neanche il distintivo”.
Al di la della condivisione o meno del pensiero della Mannoia, con questa invettiva la cantante ha mobilitato un dibattito interessante sul suo blog contribuendo forse a far uscire questi temi dalla nostra nicchia. Che sia la prima star italiana che si mobilita per una nuova visione della cooperazione? 
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ONG Italiane, tutte unite per contare in Europa

Quando si guarda oltre confine, fuori dal panorama italiano, si riesce a uscire dalla competizione provinciale che oggi caratterizza il mondo non governativo del nostro paese. Quando per far sentire la propria voce e raggiungere gli interlocutori europei non bastano più le conoscenze personali e le appartenenze si riesce a trovare uno spirito positivo e unitario. Questo è un segnale positivo che viene dell’avvio del percorso di costituzione della Piattaforma Europa, promossa a Roma due giorni fa dall’Associazione delle Ong Italiane.
AOI, unico socio italiano di Concord (European NGO confederation for Relief and Development), per promuovere una più larga partecipazione delle ONG e delle associazioni italiane di cooperazione internazionale al dibattito e alle attività della Confederazione delle ONG europee, propone appunto di costituire una Piattaforma Europa a cui sia conferito il mandato di rappresentare nel modo più ampio e plurale il movimento non governativo italiano.
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NEWS – 8×1000, Riccardi elabora norme anti scippo

Il Ministro Riccardi avrebbe proposto alla Presidenza del Consiglio la modifica di alcune norme del regolamento per la ripartizione della quota relativa all’otto per mille dell’Irpef a diretta gestione statale. Si andrebbe verso regole più certe, quelle che da questo blog abbiamo chiesto a Monti e Riccardi nel gennaio scorso con una petizione online che aveva visto tra le altre le adesioni di Actionaid, Cini, Link 2007, Cipsi, Congass e altri 90 tra organizzazioni e individui.
Si tratterebbe in primis di fissare un’equa ripartizione delle risorse tra le 4 tematiche (fame nel mondo, beni culturali, assistenza rifugiati e calamità naturali), ovvero il 25% per ciascuna. 

Percentuale che negli anni era stata assegnata in maniera variabile e arbitraria. 

Una seconda norma dovrebbe riuscire a dare indicazione preventiva sulla disponibilità delle risorse. Ovviamente le modifiche al regolamento non assicureranno al 100% contro un eventuale scippo di risorse con i soliti tagli che negli anni si sono susseguiti. A questo fine si potrebbe agire solo modificando la legge in vigore (la 222/85), cosa che dal Ministero escludono. Insomma un’azione preventiva anti scippo ma non un’assicurazione totale.
Grazie Ministro Riccardi!

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Ong italiane, dall’idoneità all’eleggibilità ?


Sembrerà strano ma il tema del superamento dell’idoneità MAE per le ONG è stato discusso a un incontro della Piattaforma AOI delle ONG idonee che ieri si sono trovate a Roma per fare il punto sul ruolo delle ONG in tempi di crisi e trasformazioni.
Si tratta dell’idoneità che il Ministero degli Affari Esteri accorda alle organizzazioni che si occupano di cooperazione internazionale ed educazione allo sviluppo ai sensi della legge 49/87, legge oggi al centro di un dibattito rispetto alla sua riforma che vede da una parte i firmatari di un disegno di legge che al Senato sostengono di poterla portare ad approvazione entro l’estate ed il Ministro Riccardi che si opporrà a questo processo legislativo portando avanti il progetto del Forum Cooperazione.
In Italia ce ne sono già 256 che hanno ricevuto l’idoneità da MAE e altre 50 che aspettano di ottenerla. Il panorama delle organizzazioni che si occupano di cooperazione internazionale a diversi livelli è ovviamente più ampio, i dati Istat parlano di 1433 organizzazioni censite. Leggi altro ›
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NEWS – Impegni UE sugli aiuti al minimo storico, Aidwatch mette in luce gli aiuti gonfiati

E’ uscito ieri il rapporto AidWatch 2012 dal titolo “Aid We Can: aumentare gli investimenti nello sviluppo globale”, redatto da CONCORD, la confederazione europea delle ONG
l rapporto punta il dito sulla crisi che oggi sembra legittimare gli stati europei a diminuire i loro impegni in cooperazione. Ma l’ammontare degli aiuti è solo una faccia della medaglia. Il problema oggi sembra essere la maniera in cui questi soldi vengono spesi
Questi i dati cruciali del rapporto:
9 paesi dell’UE hanno raggiunto gli obiettivi prefissati sull’aiuto, ma la Germania e la Francia scendono allo 0,5 del PIL nel 2011.

I tagli di bilancio per gli aiutistanno diventando una tendenza importante con circa 500.000.000 € di riduzione totale della spesa per gli aiutiUE nel 2011. Spagna e Italia potrebbero trovarsi ad affrontare i maggiori tagli, il 53% e 38% rispettivamente.

Il 14% degli aiuti dell’UE (ovvero 7.350.000.000 €) non ha raggiunto i paesi in via di svilupponel 2011. L’aiuto genuino, quello che rappresenta un reale trasferimento di risorse verso i paesi in via di sviluppo, è il più alto in Lussemburgo, Svezia, Danimarca, Paesi Bassi, Regno Unito e Irlanda.

“La gente deve potersi fidare che gli aiuti facciano la differenza, che siano trasparenti e raggiungano i più poveri. Se no, come possiamo garantire risultati sostenibili?  Alcuni paesi europei sono un esempio come la Svezia e Lussemburgo. Ma è un peccato che gli altri governi dell’UE continuino a giocare con i numeri che interessano la vita dei poveri. Oltre € 7 miliardi di aiuti UE è mal rappresentato, e non c’è proprio niente per i poveri. “, sottolinea Caroline Kroeker di World VisionInternational.

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