Ricerca per parola chiave: cooperante

Contratti di collaborazione, siglato un nuovo accordo triennale con i sindacati

E’ stato firmato a Roma il nuovo accordo collettivo triennale 2018-2021 tra le reti di ONG/OSC e i sindacati per la regolamentazione delle collaborazioni coordinate e continuative e ogni forma di lavoro non subordinato che si svolga in Italia o all’estero in attività di cooperazione allo sviluppo e di aiuto umanitario. Si tratta di fatto del rinnovo, adeguato alla nuova legislazione sul lavoro, di un accordo ormai alla sua terza rielaborazione frutto del dialogo tra le reti Link 2007 e AOI e le sigle sindacali FeLSA CILS, NIdiL CGIL e UIL Temp, stipulato ai sensi del D. Lgs. 81/2015 considerate le previsioni contenute nella Legge 81/2017.

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Sexgate delle ONG britanniche, perché far finta di niente sarebbe un errore

Per chi conosce a fondo la cooperazione allo sviluppo e l’aiuto umanitario non è certo una sorpresa leggere le rivelazioni su alcuni cooperanti di Oxfam UK che hanno pagato prostitute ad Haiti durante la missione post terremoto, così come non ci hanno sorpreso anni fa gli scandali sul personale delle Nazioni Unite o sui soldati in missione di peacekeeping dalla Sierra Leone al Sud Sudan, passando per il sud est asiatico e i Balcani. Sono storie disgustose che colpiscono fortemente in particolare l’opinione pubblica, storie con cui i media vanno a nozze perché fanno vacillare quell’immaginario di eroismo e rettitudine che gli operatori umanitari dovrebbero avere perché sono in giro per il mondo a fare del bene. Eppure, proprio perché queste storie non sono una sorpresa, proprio perché la maggior parte delle persone che lavorano nel settore avrà per lo meno sentito parlare di situazioni simili, è importante non far finta di niente, non derubricare questo nuovo caso all’ennesimo polverone che passerà senza lasciare traccia. Leggi altro ›

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Una prima fotografia delle risorse umane della cooperazione

Il 54% degli operatori impiegati nella cooperazione sono donne. Di queste l’86% lavorano all’estero e il 14% in Italia. La quota maschile si ferma al 46 % con un 19% di impiegati in Italia e un 81% all’estero. Sono questi i primi dati aggregati dal sito Open Cooperazione sulle risorse umane della cooperazione allo sviluppo in Italia. Una prima fotografia parziale del settore composta dai dati inseriti da oltre 40 organizzazioni Italiane impegnate nella cooperazione e nell’aiuto umanitario. Gli operatori di ONG e Onlus impiegati in Italia sono assunti per il 28,8% con contratti a tempo indeterminato e per il 2,3% a tempo determinato. Leggi altro ›

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Jobs Act, accordo tra ONG e Sindacati sui contratti di Co.co.co

Lo scorso 14 settembre i rappresentanti sindacali di Nidil CGIL, FELSA-CISL, UILTEMP e le reti di ONG, AOI e LINK2007 hanno firmato un accordo di armonizzazione, che porta l’Accordo Collettivo Nazionale sulle collaborazioni coordinate e continuative a progetto, già in atto dal 2013, ad essere in linea con la nuova normativa in tema di lavoro. Il D.Lgs. n.81/2015, in vigore dal 25 giugno 2015, ha abrogato infatti la collaborazione coordinata e continuativa a progetto, che costituiva la forma contrattuale più utilizzata dalle ONG, sia per i collaboratori all’estero che per quelli in Italia. Il Jobs Act stabilisce inoltre che, dal 1° gennaio 2016, si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione cosìdetti coordinati e continuativi a meno che non esista un accordo collettivo nazionale stipulato dalle associazioni sindacali più rappresentative. Leggi altro ›

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Volontari o turisti? I lati oscuri del Volonturismo

Hanno 20 anni ed amano viaggiare. Sono gli attori (o piuttosto le vittime?) del cosìddetto “volonturismo”, un fenomeno in rapida crescita soprattutto nei paesi anglosassoni. Nella sola Inghilterra, l’esperienza basata sul binomio viaggio+volontariato coinvolge circa 200.000 giovani ogni anno. Anche in Italia cresce di anno in anno il numero dei giovani che decide di spendere le proprie vacanze all’insegna di un vero e proprio volontariato in viaggio. Costruire un pozzo, dipingere una scuola, insegnare inglese ai bambini o fare animazione in un orfanatrofio sono alcuni dei compiti che vengono loro comunemente affidati. Secondo alcuni si tratta solo di una moda, per altri è una maniera per lavarsi la coscienza o per vivere esperienze adrenaliniche, specie quando la vacanza si appoggia a strutture extralusso e rischia di trasformare il volontariato in un momento da fotografare e postare su Instagram. Leggi altro ›

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Burnout del cooperante, come riconoscerlo e venirne fuori

Nella sua definizione più comune burnout significherebbe “sono particolarmente stanco e stressato”, in quella più tecnica è definito come “l’esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni d’aiuto, qualora queste non rispondano in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress che il loro lavoro li porta ad assumere”. Ma il burnout reale è uno stato d’animo molto più complesso. Tra gli operatori della cooperazione e dell’umanitario è un fenomeno ricorrente ma è necessario riconoscerlo per capire se si sta attraversando solo un periodo di stanchezza o se c’è qualcosa di più profondo. Se ti senti fisicamente, mentalmente ed emotivamente esausto e ti porti addosso un senso di smarrimento del tuo scopo professionale ed esistenziale, allora potresti essere in fase di burnout e non sarà certo una vacanza o un R&R a poterti rimettere in pista. Leggi altro ›

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Il Jobs Act e le ONG, cosa cambia?

E’ da poco entrato in vigore il Jobs Act, ultimo intervento legislativo in materia di diritto del lavoro degli ultimi anni. Obiettivo prefissato quello di creare più flessibilità, non solo in entrata, ma anche in uscita. Senza focalizzarci in questa sede sulla flessibilità in uscita, per la quale sono tuttora marcate le critiche nei confronti di alcuni provvedimenti di legge che renderebbero più facile il licenziamento, l’obiettivo di questo elaborato parallelamente a quello dichiarato nei recentissimi interventi in materia di Politiche del lavoro, è stato quello di ridurre l’area dei contratti atipici, o precari e ricondurre la maggior parte dei rapporti di lavoro all’interno della subordinazione a tempo indeterminato. Le novità introdotte dall’ultima legge n.183 del 10.12.2014, più nota come Jobs Act, vertono principalmente verso questi tipi di contratti cd. “parasubordinati a termine” che rappresentano, in buona sostanza, la formula contrattuale più utilizzata nel Terzo Settore e nel mondo delle ONG, ovvero quegli enti che operano prioritariamente per il raggiungimento di scopi sociali e umanitari. Leggi altro ›

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Greta e Vanessa, i cooperanti e le ONG

A leggere le prime pagine dei più importanti giornali italiani sembra che Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, liberate venerdì tra Siria e Turchia, siano due cooperanti italiane della ONG Horryaty. Effettivamente è da mesi che fior fior di giornalisti, direttori di giornali e politici, così le definiscono. Negli ultimi giorni molti lettori ci hanno manifestato una certa indignazione, soprattutto quelli di voi che il cooperante lo fanno di mestiere e che per acquisire le competenze necessarie per questa professione specifica hanno studiato e si sono formati per anni. Altri invece si sono risentiti per l’uso improprio dell’acronimo ONG Leggi altro ›

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#aggiornalavaligia, ecco il Kit per il cooperante 2.0

In Uganda oggi ci sono più telefoni cellulari che lampadine. L’Africa è il primo continente per pagamenti via mobile, non solo trasferimenti di denaro, ma anche pagamenti di servizi come elettricità, tasse scolastiche o connessione a internet. Nel 2014 gli abbonamenti mobile hanno raggiunto i 9 miliardi, come la popolazione mondiale e quelli fissi i 4 miliardi. Due terzi provengono dai paesi in via di sviluppo. Insomma il mondo cambia molto rapidamente e così la cooperazione internazionale. A cambiare sono anche le professionalità, gli skills e le modalità di lavoro. Come sarà dunque il cooperante 2.0 ? Leggi altro ›

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Mamma, voglio fare il cooperante

E’ il titolo di un libro scritto recentemente da un collega spagnolo che operando nel mondo delle ONG ha registrato una crescente domanda di giovani e non, che vorrebbero lavorare nel mondo della cooperazione. Certo la rilevazione è empirica e si basa sulle decine di curriculum che ogni giorno arrivano nelle caselle email delle nostre organizzazioni che ci sia o meno un posto vacante. Sono sempre di più i giovani interessati alla cooperazione internazionale, agli aiuti umanitari, alle tematiche dello sviluppo che vorrebbero lavorare per le ONG o le organizzazioni internazionali. Leggi altro ›

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