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Ong italiane, dall’idoneità all’eleggibilità ?


Sembrerà strano ma il tema del superamento dell’idoneità MAE per le ONG è stato discusso a un incontro della Piattaforma AOI delle ONG idonee che ieri si sono trovate a Roma per fare il punto sul ruolo delle ONG in tempi di crisi e trasformazioni.
Si tratta dell’idoneità che il Ministero degli Affari Esteri accorda alle organizzazioni che si occupano di cooperazione internazionale ed educazione allo sviluppo ai sensi della legge 49/87, legge oggi al centro di un dibattito rispetto alla sua riforma che vede da una parte i firmatari di un disegno di legge che al Senato sostengono di poterla portare ad approvazione entro l’estate ed il Ministro Riccardi che si opporrà a questo processo legislativo portando avanti il progetto del Forum Cooperazione.
In Italia ce ne sono già 256 che hanno ricevuto l’idoneità da MAE e altre 50 che aspettano di ottenerla. Il panorama delle organizzazioni che si occupano di cooperazione internazionale a diversi livelli è ovviamente più ampio, i dati Istat parlano di 1433 organizzazioni censite. Leggi altro ›
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Sondaggio sulla rappresentanza unitaria delle ONG italiane

 

Vi abbiamo chiesto se ritenete utile una rappresentanza unitaria per le ONG italiane.

I votanti sono stati 298. Ecco i risultati:

 

 

Tra quelli che hanno risposto “voglio dire la mia” vi segnaliamo di seguito alcune risposte significative:

 

  • Si, ma non quella che abbiamo
  • Serve una nuova rappresentanza con facce nuove !
  • Negli anni passati i rappresenanti “unitari” delle associazioni hanno rappresentato solo se stessi. E questo ha creato una grande difficoltà e ha pemalizzato la credibilità delle associazioni. Per questo occorre in maniera decisa superare questo aspetto !!
  • Serve che l’AOI decida cosa si intende per non-governativo oppure deve cambiare nome
  • Link 2007 non rappresenta nessuno se non la volontà di sfasciare l’associazione ong italiane

 

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Tutti vogliono una rappresentanza unitaria, ma manca una visione comune


Pubblichiamo i risultati parziali del sondaggio e un resoconto commentato della conferenza “La Cooperazione internazionale dell’Italia: una risorsa da valorizzare, modernizzare, rilanciare” che si è tenuta giovedì scorso a Roma e a visto la partecipazione del Ministro Riccardi. Leggi altro ›
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Associazione ONG italiane: Alla ricerca dell’unità perduta

Il nuovo presidente dell’AOI (Associazione ONG Italiane) Gianfranco Cattai ha dichiarato di voler esplorare nuove formule aggregative con quante delle ONG italiane vorranno esprimere una rappresentanza unitaria mediante un proprio portavoce. Cattai (dal 2009 presidente di Focsiv) si avvicenda a Franceso Petrelli (Presidente di Oxfam Italia) che aveva assunto la presidenza di AOI nel 2010 alla fine di un di un lungo percorso di riforma con il quale AOI si è trasformata in una organizzazione di terzo livello. L’idea era quella di riuscire a rappresentare in modo più ampio la società civile italiana non più direttamente attraverso le singole organizzazioni bensì le reti, i coordinamenti e le organizzazioni che avessero come soci ONG e/o associazioni di solidarietà e cooperazione internazionale.
Insomma un rilancio che guardava al futuro, che avrebbe aperto uno scenario di rappresentanza più ampio aperto anche alle organizzazioni e associazioni più piccole e radicate anche solo a livello regionale. Per intenderci, un’associazione che non rappresentasse solo le ONG idonee presso il MAE ma riuscisse a includere tutti gli attori impegnati nella cooperazione.

 

A guardare la situazione attuale non si direbbe che questo percorso sia stato (per ora) un successo nonostante sia nato con l’unanimità dei vecchi soci della AOI. Quello che ne risulta in realtà è una progressiva divisone e il moltiplicarsi di attori che rappresentano diverse tipologie/categorie/gruppi di organizzazioni. Di conseguenza una bassa rappresentatività a livello internazionale e uno sgomitamento quasi ossessivo per interloquire con le istituzioni italiane. In questi ultimi anni di fatto la AOI è spesso arrivata per ultima ai diversi appuntamenti nazionali e internazionali. Leggi altro ›

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L’Associazione ONG italiane nomina il nuovo presidente

Venerdì scorso a Roma l’Assemblea dell’AOI ha nominato il nuovo Presidente Gianfranco Cattai e tutti i membri del Coordinamento.
L’assemblea ha incaricato i propri nuovi dirigenti “di esplorare nuove formule aggregative con quanti degli attori italiani di solidarietà e cooperazione internazionale, nel rispetto delle pluralità, vorranno esprimere una rappresentanza unitaria mediante un proprio portavoce”.
Una sfida importante e una strada che appare in salita.
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Governi, Aziende, Media e ONG, chi fa la cosa giusta?

La Edelman Trust ha pubblicato l’edizione 2012 del Edelman Trust Barometer, una ricerca – condotta a livello mondiale – che analizza la fiducia nelle istituzioni, nel governo, nelle aziende, nelle ONG e nei media.
Per il quinto anno consecutivo, le ONG sono l’istituzione ritenuta più affidabile nel mondo, in 16 dei 25 paesi oggetto dello studio, la gente si fida più delle ONG che del settore privato e delle aziende. L’indice di fiducia nelle ONG si attesta al 54% (in discesa di del 5% rispetto al 2011) contro il 47% per media e aziende e 38% per i governi. Leggi altro ›
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Le ONG italiane che vincono in Europa

La competizione nei bandi UE di EuropeAid si fa sempre più dura e la strada è sempre più in salita per le ONG anche a causa dell’apertura della competizione a diversi altri attori (università, centri di ricerca, aziende e organizzazioni internazionali).
Siamo andati a vedere quali, tra le ONG italiane, vincono questa dura competizione grazie ad una crescente specializzazione nella progettazione. Gli ultimi dati completi che siamo riusciti ad ottenere da EuropeAid sono quelli del 2010 e si riferiscono a contratti firmati durante questo anno.
Svettano GVC, AVSI e CESVI che si aggiudicano 6 progetti co-finanziati, seguono COOPI, COSPE e MLAL con 5. In tutto le ONG italiane si aggiudicano 103 co-finanziamenti.
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NEWS – Forum di Busan – Qualità dell’aiuto: molto rumore per nulla?

Da Busan, Iacopo Viciani
Si apre a Busan in Corea del sud, il quarto Forum internazionale sull’efficacia dell’aiuto con l’aspettativa che possa essere l’inizio di una “nuova era per la cooperazione internazionale”, dove Paesi donatori tradizionali, come i Paesi OCSE, i Paesi emergenti, come Cina o Messico, i Paesi in via di sviluppo, le ONG, le altre organizzazioni della società civile e le fondazioni possano accordarsi su un documento che le impegni su alcuni principi comuni per rendere l’aiuto internazionale più efficace.
I tre forum precedenti sull’efficacia erano stati incontri solo a livello governativo tra Paesi OCSE e paesi in via di sviluppo. Oltre a firmare una carta d’intenti c’è l’ambizione di dare finalmente all’aiuto internazionale anche un “organo di governo” che includa tutti gli attori. Ad oggi, non è facile rispondere alla domanda su quale sia luogo legittimo e pienamente rappresentativo dove si possa discutere di aiuto internazionale e assumere delle decisioni. Al livello delle Nazioni Unite c’è un Forum sulla cooperazione allo sviluppo dalla struttura ancora debole ma fino adesso il vero motore del dibatto anche sulle “regole” sull’aiuto è stato l’OCSE/DAC.
Non è facile far coincidere le esigenze e esigenze di un gruppo così differente. Il documento sull’efficacia sui cui si chiuderà il negoziato  è piuttosto generico con pochi impegni evidenti, l’elenco di una serie di principi e l’idea di una struttura di governance. La concretezza sarebbe venuta nei prossimi 6 mesi, in sede di lavoro ”tecnico”.
Alla vigilia dell’apertura, l’accordo è praticamente chiuso su un testo generico in termini d’impegni.  Quello che è chiaro è già un primo fallimento: Cina e India non firmeranno e resta da valutare quanto gli altri attori saranno coinvolti nei prossimi 6 mesi. Se guardiamo agli impegni sottoscritti per rendere l’aiuto efficacie dal 2005, i risultati raggiunti sono stati deludenti anche a fronte di documenti che erano chiari, con impegni precisi e scadenze precise.
Negli ultimi 5 anni l’agenda internazionale dell’efficacia dell’aiuto ha impegnato i sottoscrittori, Paesi OCSE e Paesi destinatari di assistenza internazionale, a raggiungere alcuni obiettivi di riforma gestionale entro il 2010 per ridurre duplicazioni, sprechi e aumentare la trasparenza. I Paesi OCSE hanno raggiunto solo uno dei 10 obiettivi sull’efficacia che avevano sottoscritto. La Danimarca è il Paese che ha raggiunto più obiettivi, seguita dall’Irlanda, dall’Australia e la Svezia con 5 obiettivi, i peggiori sono stati la Svizzera ed il Belgio con un solo obiettivo raggiunto. Da un analisi complessiva delle performance sugli impegni dell’agenda internazionale dell’efficacia dell’aiuto, i paesi donatori più attenti sono stati Danimarca, Irlanda, Svezia, Regno Unito e Finlandia, mentre a partire dal fondo della classifica troviamo Grecia, Lussemburgo, Belgio, Francia e Italia.
Nel complesso i risultati dell’Italia sono stati deludenti, soprattutto alla luce del fatto che dal 2008 in poi la cooperazione del nostro Paese ha mitigato i segnali di allarme provocati dai tagli finanziari con un riferimento al miglioramento della qualità, opponendo direttamente qualità e quantità.
In un certo senso l’agenda dell’efficacia dell’aiuto non coincide la qualità, ma più con quella dell’efficienza gestionale. E’ possibile avere un quadro più ampio delle performance sulla qualità analizzando i risultati della seconda edizione dell’indice di qualità dell’aiuto. Anche in questo caso, la cooperazione italiana ha un limitato focus per settori di specializzazione e per paesi, anche se negli ultimi anni è migliorata l’attenzione settoriale settoriale; ha una gestione dell’aiuto pubblico frammentata, limitata trasparenza e quasi totale assenza di valutazioni. Tuttavia i costi amministrativi sono bassi, anche se c’è stato un significativo incremento, ed è aumentata la quantità di aiuto ai paesi più poveri, con una tendenza a ridurre il numero di micro-iniziative.
In generale, l’aiuto risponde ancora troppo poco alle priorità di sviluppo identificate dai Paesi e più della metà è ancora erogato troppo in ritardo. I costi opportunità che le mancate riforme hanno continuato a mantenere a carico dei contribuenti dei Paesi OCSE sono notevoli. Secondo uno studio della Commissione europea, la messa in atto delle dell’agenda dell’efficacia avrebbe consentito di risparmiare almeno 5 miliardi di euro, il 10% dell’assistenza complessiva di tutti e 27 gli Stati membri.
Sull’insieme dei vecchi impegni di riforme per l’efficacia non ancora realizzate, l’accordo che si approverà in Corea non farà altro che riconfermarle in maniera generica almeno fino al 2015, nonostante le forti pressioni dei Paesi in via di sviluppo ad avanzare. Le forti insistenze dei paesi più dipendenti dagli aiuti hanno però evitato che andasse a buon fine il tentativo dei Paesi OCSE- soprattutto dell’Unione Europea, confrontata con l’imbarazzante incapacità di riformare il modo di gestire l’aiuto – di utilizzare il Forum di Busan come occasione per modificare gli impegni pregressi.
* Iacopo Viciani è responsabile del programma sull’aiuto pubblico allo sviluppo italiano per ActionAid e curatore del blog ZeroVirgolaSette di Repubblica.it
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