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Associazione ONG italiane: Alla ricerca dell’unità perduta

Il nuovo presidente dell’AOI (Associazione ONG Italiane) Gianfranco Cattai ha dichiarato di voler esplorare nuove formule aggregative con quante delle ONG italiane vorranno esprimere una rappresentanza unitaria mediante un proprio portavoce. Cattai (dal 2009 presidente di Focsiv) si avvicenda a Franceso Petrelli (Presidente di Oxfam Italia) che aveva assunto la presidenza di AOI nel 2010 alla fine di un di un lungo percorso di riforma con il quale AOI si è trasformata in una organizzazione di terzo livello. L’idea era quella di riuscire a rappresentare in modo più ampio la società civile italiana non più direttamente attraverso le singole organizzazioni bensì le reti, i coordinamenti e le organizzazioni che avessero come soci ONG e/o associazioni di solidarietà e cooperazione internazionale.
Insomma un rilancio che guardava al futuro, che avrebbe aperto uno scenario di rappresentanza più ampio aperto anche alle organizzazioni e associazioni più piccole e radicate anche solo a livello regionale. Per intenderci, un’associazione che non rappresentasse solo le ONG idonee presso il MAE ma riuscisse a includere tutti gli attori impegnati nella cooperazione.

 

A guardare la situazione attuale non si direbbe che questo percorso sia stato (per ora) un successo nonostante sia nato con l’unanimità dei vecchi soci della AOI. Quello che ne risulta in realtà è una progressiva divisone e il moltiplicarsi di attori che rappresentano diverse tipologie/categorie/gruppi di organizzazioni. Di conseguenza una bassa rappresentatività a livello internazionale e uno sgomitamento quasi ossessivo per interloquire con le istituzioni italiane. In questi ultimi anni di fatto la AOI è spesso arrivata per ultima ai diversi appuntamenti nazionali e internazionali.

 

Ognuno ha il suo giardinetto
Per capire il passato e il futuro della rappresentanza italiana nel settore della cooperazione è utile fare un panorama dell’esistente.
Della AOI e della sua transizione del 2009/2010 abbiamo già accennato. E’ necessario precisare quali siano i suoi attuali soci: Focsiv, Cocis, Arcs/Arci, Ipsia/Acli, Iscos/Cisl, Legambiente, Prosvil/Cgil, Progettosud/Uil e i coordinamenti regionali delle ONG del Piemonte (Cop), della Toscana, del Lazio e della Campania (Coasic). Ne facevano parte anche il Cipsi e il coordinamento delle ONG della Lombardia (Colomba),che sono usciti tra il 2010 e il 2011.

Dal 2004, le ONG italiane appartenenti a network e family internazionali sono rappresentate dal CINI, il Coordinamento Italiano Network Internazionali composto da ActionAid, AMREF, Save the Children, Terre des hommes, VIS, World Vision e WWF.

Nel 2007 è stato costituito LINK, un’associazione di coordinamento consortile che raggruppa 9 importanti ONG, Cesvi, Cisp, Coopi, Cosv, Medici con l’Africa-Cuamm, Gvc, Icu, Intersos e Lvia. Ne faceva parte anche Avsi che è uscita di recente.
Da più tempo esistono invece le tre federazioni Focsiv, Cipsi e Cocis che già in passato aderivano alla AOI.
Ad oggi risultano accreditati presso il MAE come interlocutori AOI, Cini e Link.

 

La nuova governance della AOI e questo frastagliato sistema di reti e coordinamenti fa si che alcune importanti ONG italiane siano rappresentate nella AOI solo attraverso i coordinamenti regionali (Oxfam, Cuamm, Coopi, Mani Tese, Acra, Intersos sono solo un esempio tra i tanti). Altre realtà, decisamente più piccole, sono molto meglio rappresentate, Arcs per esempio conta ben tre livelli di rappresentanza dentro AOI,  ne è direttamente socio ma lo è anche in quanto membro di Cosis e Cooperazione Lazio. Anche Iscos è direttamente socio e anche membro del coordinamento piemontese e laziale. Il sistema attuale permette infatti a molte organizzazioni di far parte di diverse realtà di secondo livello e quindi di essere indirettamente rappresentate  più volte nella assemblea di AOI.
Infine c’è da considerare che alcune grosse organizzazioni del panorama non governativo italiano non partecipano a nessuno di questi ambiti, pensate a Emegency, MSF, Caritas, Amnesty solo per citarne alcune.

 

Come funziona l’AOI
Ed è proprio per questioni legate ai pesi e le misure di rappresentanza dentro l’associazione che il processo AOI si è arenato. Diverse ONG dal bilancio importante hanno rivendicato un peso proporzionato nella nuova AOI o comunque non hanno accettato una partecipazione indiretta. Lo stesso coordinamento lombardo Colomba è uscito nel 2010 proprio per questioni legati alla rappresentanza e al sistema di pagamento delle quote associative.
Il tema è complesso e probabilmente nello sfondo c’è una diversa visione della rappresentanza e della partecipazione. Ma come si misura la rilevanza di una ONG ? Conta il bilancio? Il numero di  progetti? La presenza territoriale? La base associativa?
Una parte importante delle difficoltà di AOI come associazione di terzo livello probabilmente sta proprio nella scelta dei criteri per diventare socio. Vediamo quali sono i meccanismi attuali.

Oggi la AOI riconosce tre tipologie di soci:

SOCIO DI TIPO A: Organismi di rilevanza nazionale, formalmente costituiti, impegnati prevalentemente nell’ambito della cooperazione e solidarietà internazionale, composte da organizzazioni italiane, o con sede legale in Italia di cooperazione e solidarietà internazionale, che raggruppino almeno 15 organizzazioni di base, oppure 5 organizzazioni di base che gestiscano nel complesso progetti o iniziative per un valore minimo di 50 milioni di euro.
SOCIO DI TIPO B: Organismi di rilevanza locale/sub-nazionale di organizzazioni italiane, o con sede legale in Italia, di cooperazione, solidarietà e impegno civile internazionale: che abbiano almeno 15 associati
SOCIO DI TIPO C: Organismi singoli ma di rilevanza nazionale espressione significativa e riconosciuta della società civile impegnate sui temi della cooperazione internazionale, della pace, della sostenibilità ambientale, dei migranti, dei diritti e della giustizia sociale, presenti in maniera attiva in almeno due terzi delle regioni italiane e/o con almeno 100.000 soci nelle organizzazioni di riferimento.

La prima categoria è composta ad hoc per riconoscere come soci le tre federazioni Focsiv, Cocis e Cipsi. La seconda è quella che riguarda i coordinamenti regionali (Lombardia, Toscana, Piemonte, Lazio e Campania). La terza  permette di diventare socio alle ONG costola dei sindacati (Iscos/Cisl, Prosvil/Cgil, Progettosud/Uil) e a quelle legate a grandi associazioni con mission molto più ampie rispetto alla cooperazione (Arcs/Arci, Ipsia/Acli e Legambiente). Il particolare bizzarro è che in quest’ultimo caso la presenza territoriale in almeno 15 regioni italiane e/o i 100.000 soci non siano richieste alle ONG ma alle loro associazione di appartenenza. Per intenderci quello che conta non sono i soci della ONG Arcs o Ipsia ma quelli di Arci e Acli. Stessa cosa vale per i sindacati. Scarica la lista dei soci (non aggiornata)
L’Assemblea dell’Associazione è costituita dai Delegati dei Soci, ognuno dei quali è rappresentato da un numero variabile di Delegati.
Per la definizione del numero dei Delegati l’Assemblea dovrà attenersi ai seguenti criteri:
per i Soci appartenenti alla Categoria A): il numero degli organismi di base rappresentati e il volume di risorse mobilitate.
per i Soci appartenenti alla Categoria B): il numero degli organismi di base rappresentati.
per i Soci appartenenti alla Categoria C): un Delegato per ogni Socio

Pur nella variazione del numero totale dei Soci e quindi dei Delegati, che il numero dei Delegati espressi dai Soci appartenenti alla Cat. A)  non sia inferiore al 50% del totale.
Vedi lo statuto e il regolamento completo

 

Quale futuro ?
Abbiamo sentito alcuni protagonisti di questa fase di transizione della AOI per fare un bilancio di questo processo.

Guido Barbera, Presidente di Cipsi, che ha collaborato per più di 14 anni all’interno di AOI, ritiene ancora necessaria una rappresentanza unitaria, “Siamo ancora convinti che serva una rappresentanza unica ma non sembra che oggi ci siano i presupposti perchè questa possa venire dalla AOI. Probabilmente la strada sarà qualcosa di nuovo che parta da zero e cerchi di unire e far cooperare le realtà piuttosto che fonderle come avvenuto altrove. Siamo disposti a rientrare domani nella AOI se si tratta di costruire un tavolo dove si fa analisi e proposte per una cambiamento sociale e politico. Non vogliamo partecipare ai giochi di forza che hanno portato alla situazione attuale, in passato alcuni gruppi di affinità hanno pensato solo al loro interesse e di fatto hanno indebolito l’AOI dove non vedevano tutelate le loro richieste come avveniva in passato”.

 

Anche Antonio Caccini (presidente di Colomba) crede che non esistano più le condizioni per ricostituire un’AOI forte in presenza di aggregazioni potenti e autonome come Link e CINI nonostante la mancanza di una rappresentanza unitaria, e ancor più la presenza di molteplici livelli di rappresentanza (Ideali, trasversali, territoriali, ecc.) costituisce un elemento di confusione e debolezza del settore. Ad oggi il governo dovrà inevitabile interloquire con tutte le aggregazioni esistenti (FOCSIV, CIPSI, AOI, Link 2007, CINI, CoLomba, ecc.).
Caccini pone inoltre alcuni punti fermi in vista di una possibile revisione della legge 49 e di rilancio della cooperazione: gli interventi militari non possono essere confusi con la cooperazione allo sviluppo così come gli interventi di emergenza con quelli di sviluppo. Bisogna garantire alle ONG una certa libertà di intervento, non subordinata agli interessi politico-economici. E’ necessario introdurre validi elementi di valutazione reale per garantire il buon uso dei finanziamenti e snellire le procedure di selezione e finanziamento dei progetti.

 

Più fiducioso Francesco Petrelli, Presidente di Oxfam Italia, che vede positivamente la biodiversità della AOI di terzo livello. “Ci sono attori che hanno mostrato interesse a entrare in AOI (due ulteriori coordinamenti regionali e il Forum Sad) e altri usciti che potrebbero rientrare in sinergia. Bisogna saper rinvestire il nostro patrimonio di conoscenze per essere capaci di fare da ponte tra la dimensione della cooperazione territoriale e quella globale in un mondo dove le categorie nord e sud stanno per cadere definitivamente e l’identità di ONG non corrisponde più soltanto a quella descritta dall’idoneità MAE”
Petrelli parla di movimenti, di giustizia sociale, di legittimità del mondo non governativo e sembra guardare un orizzonte sicuramente più ampio di quello delle ONG descritte dalla legge 49, spesso ingabbiate nella spirale perversa della progettazione e del fundraising. Un orizzonte a cui guardano diverse organizzazioni in Italia che assomigliano di più al concetto continentale di ONG volte al cambiamento sociale più che all’implementazione di progetti nei così detti PVS.

 

Anche Fabio Laurenzi, Presidente di Cospe e neo eletto nel coordinamento nazionale di AOI, è fiducioso rispetto al futuro della rappresentanza espressa da AOI. “L’associazione deve puntare a includere e non accettare l’idea di essere un’associazione di scopo o di affinità. Ad oggi di fatto l’AOI è l’unico soggetto che non rappresenta un particolare interesse all’interno del mondo non governativo italiano e di questo deve fare il suo punto di forza. Questo percorso potrà essere rafforzato anche attraverso alcuni aggiustamenti alle regole interne della AOI che permettano l’accesso ad una serie di organizzazioni italiane diffuse su tutto il territorio”.

 

Ne è convinto anche Antonio Chiappetta (del Cies, presidente di Cooperazione Lazio). “Penso che la sfida che il mondo non governativo è chiamata ad affrontare è l’ampliamento di una concezione della cooperazione allo sviluppo che includa i soggetti che da vari anni si sono affiancati alle ONG storicamente sorte intorno alla legge del 49/87 sostenendo lo sviluppo del Sud del mondo con modalità differenti: sostegno a distanza, commercio equo e solidale, turismo responsabile, microfinanza, diffusione di tecnologie relative alle energie rinnovabili e al software libero, ecc. L’attuale struttura dell’AOI come associazione di terzo livello avrebbe tutte le caratteristiche per favorire questo processo di inclusione che, logicamente, andrebbe compiuto di pari passo con la riforma della legge 49/87. Una nuova legge in materia potrebbe prevedere, ad esempio,  forme di idoneità diverse a seconda dell’attività condotta, superando le attuali cinque idoneità esistenti più sulla carta che nella realtà. In questo quadro sarebbe ancor più valorizzato il prezioso patrimonio di esperienza e competenza acquisito nel tempo dalle ONG di cooperazione che ne hanno fatto insostituibili agenti di sviluppo in una logica di partenariato con le ONG locali”.

 

Per Rocco Conte di Coasic è ormai chiaro che gli attori della cooperazione siano ormai molteplici con una diversificazione strutturale delle organizzazioni e una diversità che si manifesta soprattutto nella mediazione delle istanze. “Di certo, il Governo o chi per esso non potrà negare un ruolo di interlocuzione privilegiato agli attori storici e quindi alle ONG. L’evoluzione dell’Associazione ONG Italiane ha avuto un percorso travagliato ma basato sul principio dell’inclusività rispetto a una moltitudine di organizzazioni di base che altrimenti non avrebbero trovato spazi di confronto e di scambio. Il percorso della AOI è sicuramente riuscito ad aggregare le associazioni di primo e secondo livello determinate a costruire sinergie. Sono profondamente convinto che l’AOI rappresenta il migliore ambito aggregativo e partecipativo per tutte le organizzazioni di solidarietà e cooperazione internazionale. Il ruolo dell’AOI in ambito nazionale è suscettibile di un rafforzamento e l’AOI stessa non hai smesso di cercare soluzioni adeguate. L’ultima assemblea dei soci ha segnato un passo importante con una nuova strutturazione che ne migliorerà sicuramente l’efficacia e l’efficienza”.

Abbiamo posto le stesse domande sulla rappresentanza delle ONG anche ai rappresentanti delle altre reti e coordinamenti e rimaniamo in attesa di risposta che pubblicheremo non appena pervenuta. Si tratta dei rappresentanti di LINK, CINI, Focsiv, Cocis e del coordinamento regionale del Piemonte (Cop).

 

I nuovi vertici della AOI
Lo scorso 17 febbraio 2012 a Roma l’assemblea dell’AOI ha eletto il suo nuovo Presidente: Gianfranco Cattai. Vicepresidente è stata eletta Silvia Stilli, direttore dell’Ong dell’Arci. I nuovi componenti del coordinamento AOI sono Gemma Arpaia (Iscos), Fabio Laurenzi (Coordinamento Ong e Associazioni di Cooperazione Toscana), Giancarlo Malavolti (Cocis), Francesco Petrelli (Oxfam-Italia), Umberto Salvi (Coordinamento Ong Piemontesi).
“La Presidenza dell’AOI è un servizio che assumo con profondo senso di responsabilità, in un momento in cui le nuove sfide del nostro tempo sollecitano una cooperazione più moderna, che chieda alle politiche nazionali e locali coerenza di impostazione e che valorizzi il patrimonio di esperienze e relazioni almeno quarantennale delle ONG italiane” – commenta Cattai.
Per affrontare queste sfide, con l’elezione di oggi l’assemblea incarica i propri dirigenti “di esplorare nuove formule aggregative con quanti degli attori italiani di solidarietà e cooperazione internazionale, nel rispetto delle pluralità, vorranno esprimere una rappresentanza unitaria mediante un proprio portavoce. Il fatto che il Governo Monti abbia proposto un Ministro della Cooperazione e Integrazione va esattamente in tal senso: non solo ci trova convinti ma è proprio nella direzione che da tempo molti di noi auspicano. Coerentemente, quindi, al fatto che l’innovazione necessita inevitabilmente di momenti di sintesi e convergenza, l’assemblea dell’AOI ha deciso di fare la propria parte”.


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