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Quali sono i paesi più pericolosi per gli operatori della cooperazione?

La sicurezza del personale che opera sul campo e la gestione del rischio sono ormai assunti dalle ONG come temi prioritari e richiedono un approccio sempre più attento e prudente anche quando si opera in aree normalmente non coinvolte da conflitti. L’attenzione è continuamente incentrata sull’indispensabile equilibrio tra l’imperativo umanitario che obbliga a perseverare nell’azione di aiuto e di protezione e la valutazione del rischio per gli operatori, italiani, internazionali e locali che costituiscono le risorse indispensabili delle nostre organizzazioni.

L’esperienza delle ONG nelle aree di crisi e nei contesti di conflitto armato è cresciuta molto negli ultimi 25 anni e si è adeguata costantemente alle situazioni e ai contesti divenuti più difficili, definendo precise procedure. Molte organizzazioni hanno adottato rigorosi codici di sicurezza che vincolano l’attività̀ del proprio personale e puntano a gestire e minimizzare i rischi, molto lavoro resta da fare soprattutto per i diversi attori del mondo della cooperazione che spesso si trovano ad operare in contesti mutevoli e non hanno intorno a se un livello organizzativo strutturato.

Nonostante i media ne parlino raramente, gli incidenti che coinvolgono il personale che opera sul campo sono all’ordine del giorno. Un interessante piattaforma opendata curata dalla ONG INSO (International NGO Safety Organization) fornisce dati globali aggregati sugli incidenti di sicurezza e protezione che interessano le ONG e che aumentano di anno in anno. Si tratta del Key Data Dashboard, un cruscotto completamente interattivo che consente la facile visualizzazione degli indicatori chiave di sicurezza delle organizzazioni in tutti i Paesi ad alto rischio e ha lo scopo di migliorare la visibilità delle macro-tendenze in materia di sicurezza umanitaria per sensibilizzare, informare la ricerca, rafforzando la prevenzione e la pratica operativa.

I dati aggregati offerti da INSO vengono mostrati sia in una prospettiva globale che a livello nazionale e sono suddivisi in: incidenti, fatalità/morti, lesioni e rapimenti. Negli ultimi cinque anni sono stati registrati 6968 incidenti, 372 morti, 829 lesioni e 777 rapimenti. Nel periodo tra gennaio e settembre 2020 gli incidenti nel mondo legati alle ONG sono più di 1200, i rapimenti 184, gli operatori che hanno subito lesioni 116 e i morti 58.

Se volessimo stilare una classifica dei paesi più pericolosi dove operano le ONG basta incrociare i paesi che appaiono nei primi posti delle diverse categorie di rischio: Per i casi di fatalità e lesioni, sono i teatri dei più grossi conflitti della storia recente: la Siria, l’Afghanistan, la Somalia e la Repubblica Centro Africana. Se invece parliamo di rapimenti, la maggior parte dei casi si sono registrati in Afghanistan, Congo RD, Mali, Somalia e Repubblica Centro Africana.


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