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Salute globale e cambiamenti climatici, la sfida del rifinanziamento del Global Fund contro malaria, HIV e tubercolosi

Si avvicina una data cruciale per il futuro della lotta globale contro le principali epidemie di malaria, HIV e tubercolosi. Nelle prossime settimane i principali donatori internazionali, inclusa l’Italia, sono chiamati a rinnovare il proprio impegno finanziario per il Fondo Globale (The Global Fund to Fight AIDS, Tuberculosis and Malaria), il partenariato mondiale che finanzia gran parte delle azioni contro queste malattie. Un appuntamento che assume un’importanza strategica in un contesto già abbastanza complicato e ulteriormente aggravato dalla crisi climatica, che rischia di compromettere i risultati finora raggiunti.

La sfida delle epidemie in un mondo che cambia

Malaria, tubercolosi e HIV rimangono oggi tra le principali cause di morte in molti Paesi del sud globale, in particolare in Africa sub-sahariana e in alcune aree dell’Asia e America Latina. Nonostante importanti progressi, i numeri restano elevati: milioni di nuove infezioni all’anno.

A complicare e aggravare questa situazione intervengono i cambiamenti climatici. L’aumento delle temperature, la variazione dei livelli di umidità e la maggiore frequenza di fenomeni meteorologici estremi creano condizioni più favorevoli per vettori come le zanzare della malaria e aumentano la diffusione di queste epidemie, soprattutto tra le popolazioni più vulnerabili come le persone sfollate, rifugiate e migranti, che spesso vivono in condizioni di sovraffollamento e difficoltà di accesso ai servizi sanitari.

Un recente policy paper del Network italiano Salute Globale, dal titolo “Salute globale e One Health: le sfide della crisi climatica”, mette in relazione diretta fenomeni ambientali e trasmissione di epidemie, invitando a un approccio integrato e multidisciplinare (One Health) che tenga conto della salute umana, animale e ambientale.

Stefano Vella (Università Cattolica – Roma, Vicepresidente per l’Italia di Friends of the Global Fund Europe e Technical Advisory Panel The Pandemic Fund, World Bank e Who) riflette sulla necessità della prevenzione ricordando quanto “il cambiamento climatico, i conflitti e l’emergere di nuovi agenti patogeni hanno dimostrato il loro potere di sconvolgere il mondo umano”. […] Nella comunità scientifica si stima che c’è oltre il 50% di probabilità che nei prossimi 20-25 anni ci colpisca un’altra pandemia simile al Covid-19. “Alla luce di quanto accaduto, il mondo deve investire ora, affinché i paesi siano più preparati a futuri eventi pandemici, i cui rischi sono aggravati, appunto, dal cambiamento climatico, dalle migrazioni, dalla rapida urbanizzazione e dalla resistenza antimicrobica”, conclude Vella.

Simona Seravesi (Technical Officer One Health – Ufficio regionale Oms per l’Europa) nel soffermarsi sul concetto di One Health indica invece nella digitalizzazione, nei big data e negli strumenti digitali “la possibilità di raccogliere e analizzare enormi quantità di informazioni in tempo reale, migliorando la capacità di monitorare e rispondere rapidamente alle minacce sanitarie. In questo contesto, il concetto di One Health, che promuove la collaborazione tra i settori della salute umana, animale e ambientale, riconoscendo l’interconnessione di questi ambiti, potrà svolgere un ruolo fondamentale nel garantire risposte più efficaci e coordinate”.

Per poter agire nelle direzioni indicate da Vella e Seravesi è importante anche il ruolo della società civile nel fare pressione sulle agende politiche relative all’ambiente, Mariagrazia Midulla (Responsabile Clima ed Energia Wwf Italia) mostra come “uno dei co-benefici tra l’azione per il clima e quella per la salute dovrebbe derivare dall’eliminazione della maggior causa del riscaldamento globale, ovvero le emissioni di CO2 legate all’uso (combustione) dei combustibili fossili, i cui effetti sia sulla salute umana che su quella ambientale devono essere portati alla ribalta”.

Il ruolo strategico del Global Fund

Il Global Fund finanzia attualmente un’ampia gamma di programmi sanitari, dall’eradicazione della malaria alla prevenzione e cura dell’HIV/TBC, investendo circa il 71% dei fondi nei 50 Paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici e promuovendo progetti che si adattino alle sfide ambientali. Nel 2025, il Fondo ha lanciato il Climate x Health (CxH) Catalytic Fund, dedicato a sostenere interventi sanitari adattati alle condizioni climatiche in evoluzione. La strategia per il ciclo di rifinanziamento 2026-2028 include una forte integrazione delle tematiche climatiche, ponendo la salute in una cornice ecosistemica.

La scadenza del 21 novembre: un momento decisivo

Il 21 novembre prossimo il Fondo terrà il suo ottavo vertice di rifinanziamento a Johannesburg, in Sudafrica, nel quale i donatori internazionali devono annunciare i propri impegni finanziari per il prossimo triennio. Questo momento è cruciale per programmare il rafforzamento dei sistemi sanitari, ampliando i servizi di diagnosi, prevenzione e cura e assicurando l’accesso ai farmaci salvavita.

L’Italia, da sempre tra i principali finanziatori multilaterali nel settore della salute globale, è chiamata a riaffermare il proprio ruolo e il proprio contributo in un contesto che necessita di risorse adeguate più che mai. In un momento in cui crisi multiple — climatica, sanitaria, economica — si intrecciano, il rischio è che i fondi si riducano proprio quando la domanda di interventi si amplifica.

Scarica il policy paper

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