Niente da fare per Pistelli, Renzi s’inventa Gentiloni agli Esteri

Alla fine l’ha spuntata Paolo Gentiloni nella sostituzione di Federica Mogherini alla Farnesina, unico nome in grado di accomodare i dictat di Napolitano con il leaderismo di Renzi. Il Ministro degli Esteri bello e pronto c’era già, questo è chiaro a tutti, e il suo nome era Lapo Pistelli. Ma Renzi non ce l’ha fatta, o meglio non ha voluto rischiare con la promozione del suo ex-amico/nemico in una poltrona così ingombrante, nonostante l’ok del Capo dello Stato. La storia la conosciamo, Renzi si è avvicinato ai palazzi della politica proprio grazie a Pistelli che nel 2003 lo candidò a segretario provinciale della Margherita a Firenze e che l’anno dopo lo propose e fece eleggere presidente della Provincia di Firenze. Poi la sfida delle primarie per sindaco di Firenze in cui Renzi aveva prevalso su Pistelli. Da allora tutto è cambiato tra i due.

 

Secondo le cronache di palazzo, quando il premier è salito al Quirinale per discutere la nomina del titolare della Farnesina aveva in mente un solo vero nome, quello della giovanissima Lia Quartapelle circolato appena dopo la Leopolda. Il Capo dello Stato ha detto no, spiegandogli che la Farnesina è un posto dove servono esperienza e statura politica. A quel punto Renzi ha allargato la rosa ad altre tre donne, Marina Sereni, Elisabetta Belloni e Marta Dassù, ricevendo da Napolitano un altro rifiuto. Pare che sia stato proprio il presidente della Repubblica a suggerire a Renzi il nome di Pistelli, già viceministro in quel dicastero, di lunga esperienza parlamentare, conosciuto in tutto il mondo per aver guidato gli Esteri del PD per molti anni, ruolo che aveva lo stesso Napolitano nel Pci. A quel punto Renzi ha avuto paura del vecchio fantasma, di affidare la politica estera a chi lo conosce meglio di tutti, a chi lo ha portato in politica. Per scacciare ogni paura ha pensato a Gentiloni, sicuramente poco esperto di politica estera, ma che non ingombra e non poteva ottenere un rifiuto dal Colle essendo già stato nominato ministro in passato dallo stesso Napolitano.

 

Secondo la psicologa Maria Rita Parsi, in psicologia questo atteggiamento rientra nella “sindrome rancorosa del beneficato”. Si tratterebbe di “quel sordo, ingiustificato rancore che coglie come un’autentica malattia chi ha ricevuto un beneficio, poiché tale condizione lo pone in evidente ‘debito di riconoscenza’ nei confronti del suo benefattore”. Accade così che Pistelli, a causa della sindrome è diventato – leggendo le parole della Parsi – “un peso del quale liberarsi”, “una persona da dimenticare se non, addirittura, da penalizzare e calunniare”. Ecco perché Gentiloni sarebbe diventato ministro degli Esteri, il quinto negli ultimi 18 mesi.

 

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Un commento su “Niente da fare per Pistelli, Renzi s’inventa Gentiloni agli Esteri
  1. Marco Sassi ha detto:

    Sono positivamente molto sorpreso dall’indipendenza di giudizio e libera critica di Info-cooperazione.Bravi !

    Paolo Gentiloni è il nuovo ministro degli Esteri, in un ministero dove i curriculum, per le carriere diplomatiche come per quelle tecniche, di solito contano molto , mentre lui ha un curriculum dal profilo niente affatto internazionale (c’è chi ricorda che parla persino male l’inglese); ma , si sa, è una vecchia volpe della politica, vanta uno stretto legame con Renzi e ha spiazzato il naturale sostituto , il vice-ministro Pistelli, grande esperto di politiche e crisi internazionali, nonché di Cooperazione allo Sviluppo e aiuti umanitari.

    Di nobili origini, discendente della famiglia dei conti Gentiloni Silverj (e dunque gli spettano i titoli di Nobile di Filottrano, Nobile di Cingoli e Nobile di Macerata), Gentiloni è un politico cattolico vicino alle posizioni più moderate e, più di recente, renziano convinto; è stato negli anni un esponente storico della Margherita, coordinatore della campagna dell’Ulivo per le elezioni politiche del 2001, tra i fondatori della Margherita nel 2002 e ha fatto parte del Comitato dei 45 fondatori del Pd nel 2007; giornalista professionista, ha lavorato al Comune di Roma come portavoce del Sindaco e assessore al Turismo e al Giubileo negli anni ’90. Eletto in Parlamento dal 2001, è stato presidente della commissione di vigilanza Rai e ministro delle Comunicazioni nel biennio 2006-2008.

    Con Gentiloni si possono immaginare tante lodi al presidente del Consiglio, ma si può anche immaginare con largo anticipo la liofilizzazione sistematica della politica estera italiana per i prossimi 4 anni , caso mai ce ne sia stata una di respiro appena più largo delle trattative per i marò in India.

    Di questo politico di lungo corso, dal dinamismo non proprio felino, sfuggito come un raro panda alle rottamazioni renziane, i più attenti ricorderanno forse il maldestro tentativo di blitz del 2007 col quale tentò una proposta di regolamentazione della comunicazione su internet che, nel primo testo, avrebbe costretto gran parte dei siti internet a registrazioni, adempimenti amministrativi e perdita di autonomia e libertà di espressione; il testo fu criticato come liberticida a 360° , venne poi considerato un grave errore da parte dello stesso Gentiloni e ritirato.

    Questo distonico alfiere digitale 60enne è stato premiato dal Premier con un ministero strategico, sostituisce in modo anomalo la Mogherini (avevano assicurato un’altra donna) e si prepara a dar man forte al governo renziano con la sua proverbiale dedizione e fedeltà, con cui si distinse persino nella difesa degli interessi di Mediaset , quando tutti avrebbero voluto da lui la cancellazione dei conflitti di interessi , irrisolti tuttora.
    Ha esordito rinnovando il suo impegno per la vicenda dei marò in India , ma ha completamente omesso qualsiasi accenno agli ostaggi Italiani in Siria, Padre Dall’Oglio e le ventenni volontarie Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, come anche per gli altri Italiani scomparsi in giro per il mondo.
    Direi un inizio proprio parziale e abborracciato, checchè si possa pensare delle trattative segrete magari in corso. Ma almeno un pensiero era d’obbligo, non avrebbe scoperto alcuna carta, avrebbe solo riconosciuto pari dignità tra, da una parte, soldati non proprio cristallini e accusati di un grave reato e, dall’altra, volontari e cooperanti innocenti e meritevoli della stima e del riconoscimento di tutti gli Italiani.

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