Le vostre risposte sulla Theory of Change: è tempo di una nuova guida collaborativa

Alcune settimane fa abbiamo lanciato una piccola inchiesta per cercare di capire quanto la Theory of Change sia familiare per le organizzazioni che si occupano di cooperazione interazionale. Poche domande, ma mirate, per saggiare la diffusione e la percezione sul tema. La risposta è andata al di là di ogni aspettativa, confermando di fatto il titolo dell’articolo con cui avevamo introdotto il questionario on line: Theory of Change: perché tutti ne parlano? In tutto sono arrivati poco meno di 100 questionari compilati, con un’ottima distribuzione in termini di copertura geografica (compresi alcuni “espatriati”), dimensione dell’organizzazione (dalla piccola organizzazione al grande network internazionale o alla rete di secondo livello) e ruolo di chi ha risposto alle domande (dallo studente di master al Direttore/Amministratore delegato).

 

Ma andiamo subito a vedere i principali risultati nel dettaglio, rispetto ai quali cercheremo di fare delle ipotesi interpretative, senza pretendere che abbiano valore statistico-scientifico, ma con il preciso obiettivo di stimolare ulteriormente il dibattito aperto e di fare una proposta operativa, che chiariremo a fine articolo.

Alla domanda “Cosa sai della Theory of Change” le risposte hanno mostrato un livello di conoscenza distribuito pressoché equamente fra la fascia “abbastanza” (quasi la metà delle risposte), da un lato, e la somma di “poco” o “niente”, dall’altro.

La maggior parte delle conoscenze sulla ToC sembra provenire dall’autoformazione, tramite articoli on line (43%), testi (30%), manuali e guide, ma non mancano offerte formative che trattano l’argomento (17,4%).

In ogni caso, la totalità delle persone che ha partecipato al questionario ritiene che la ToC sia un tema da approfondire o addirittura assolutamente indispensabile. Anche se probabilmente hanno risposto al questionario soprattutto persone già interessate al tema (si vedano a tal proposito le risposte ai quesiti 4 e 9), è altrettanto vero che l’assenza di risposte sull’inutilità di questo approccio ha un peso che non può essere sottostimato.

 

Secondo dati 2016 dell’Innovation Network, il 60% delle organizzazioni non profit statunitensi ha adottato una “theory of change” e il 90% la misurazione d’impatto. Nel Regno Unito, più del 50% delle organizzazioni britanniche misura il proprio impatto (dati New Philanthropy Capital). In Italia mancano ricerche altrettanto estese. Ma se ci basiamo sul campione che ha risposto al nostro questionario (con le attenzioni sopra ricordate), colpisce comunque il fatto che la metà dei partecipanti al questionario abbia già applicato la ToC all’interno della propria organizzazione, sfatando almeno in parte il mito che si tratti di un approccio ancora culturalmente poco “italiano”.

La maggior parte delle organizzazioni dice di impiegare la ToC quale strumento per potenziare la propria progettazione (55,8%), quasi un quarto per definire il proprio sistema di monitoraggio e valutazione dell’impatto (23,1%). Paiono invece molto meno percepite le potenzialità della ToC rispetto alla strategia organizzativa o al performance management. I limiti della risposta chiusa non consentono di fare valutazioni ulteriori, ma si può certamente sottolineare il fatto che le 4 alternative proposte dal quesito 5 indicano processi intrinsecamente collegati fra di loro.

Le competenze per sviluppare un lavoro sulla ToC sono state reperite soprattutto all’interno dell’organizzazione (80,4%), ma anche il ricorso a consulenti esterni resta significativo (29,4%).

 

In un commento all’articolo del 12 marzo, ma anche in alcuni ambienti o organizzazioni di cooperazione, si sente spesso ancora una certa diffidenza rispetto a metodi – come la ToC – che avrebbero senso solo in un contesto come quello anglosassone o che nascondono dietro termini tecnici e inglesismi un approccio vuoto, troppo rigido e lontano dai bisogni reali dei beneficiari. Qui mi preme solo sottolineare che la ToC è solo uno strumento, benché potente; che la differenza la fanno, come sempre, la serietà e la professionalità delle persone che la applicano; che esiste già ampia letteratura che dimostra le enormi potenzialità della ToC nella cooperazione internazionale, ad alcune condizioni; infine, che la ToC è uno strumento estremamente flessibile e ha nella possibilità di personalizzazione uno dei suoi punti di forza maggiori. Queste mie personali valutazioni sembrano essere peraltro confermate anche dalle risposte al quesito 7, nelle quali si afferma che la ToC, quando applicata, ha mostrato complessivamente risultati eccellenti, moderatamente soddisfacenti o una necessità di approfondimento per trarre conclusioni. Solo il 3,9% ha giudicato i risultati insoddisfacenti (e in questo caso, come nel caso della “soddisfazione moderata”, sarebbe molto interessante indagare per capire che cosa non ha funzionato).

Sembrerebbe anche che le organizzazioni valutino la ToC come un investimento necessario alla propria crescita, tanto che impiegano fondi propri per svilupparla, senza attendere il bando o il finanziatore esterno per muoversi. Vista la focalizzazione sull’uso della ToC per migliorare la progettazione sopra evidenziata, non pare azzardato concludere che si è capito – a mio parere giustamente – quanto la ToC possa rafforzare anche le strategie di funding, con importanti risultati in termini di accountability presso i donatori e di finanziamenti raccolti. Ma potrebbe anche essere che i donors ancora non abbiano sviluppato sufficiente consapevolezza dell’importanza di finanziare la ToC e la valutazione d’impatto di programmi e progetti, finendo per lasciare sulle spalle delle organizzazioni l’onere maggiore.

Molto interessante anche la posizione di chi la ToC non l’ha mai sviluppata nella propria organizzazione: nel 61% dei casi dichiara di avere intenzione di farlo in futuro o comunque non esclude di farlo (35,4%).

 

L’altissima partecipazione al questionario e le risposte fornite, unite all’esperienza estremamente positiva del Vademecum sul nuovo Quadro Logico di EuropeAid che abbiamo realizzato lo scorso anno, ci hanno convinto a lanciare un percorso analogo sulla ToC.
Per cui, da oggi e fino al 15 aprile potete candidarvi come volontari per contribuire a questa nuova avventura collaborativa targata Info Cooperazione. L’obiettivo è quello di realizzare uno strumento di approfondimento e guida per quelle organizzazioni e quegli operatori che vogliono avventurarsi prossimamente nell’applicazione della ToC. Sarò sempre io a coordinare la redazione di questa nuova guida pratica sulla ToC da finalizzare tra maggio e giugno 2017.

 

Sarete dei nostri? Per partecipare al gruppo potete scrivere a info[at]info-cooperazione.it e in copia a christian.elevati[at]gmail.com oppure nei commenti al presente post per dare la vostra disponibilità specificando possibilmente il contributo specifico che pensate di poter dare. Oltre ad approfondire la ToC e le sue possibili applicazioni la guida potrà raccogliere anche delle case history, estremamente utili per citare esempi reali e integrare le sezioni esplicative.

 

Vi aspettiamo!

 

(A cura di Christian Elevati)

 

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2 commenti su “Le vostre risposte sulla Theory of Change: è tempo di una nuova guida collaborativa
  1. Michele scrive:

    Costruzione della toc

  2. Tommaso Carifi scrive:

    Esempi reali su progetti su cui ho lavorato in Ecuador.

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