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Serve un #MeToo anche nel mondo della cooperazione?

Il caso Oxfam di alcune settimane fa non ha scosso solo l’opinione pubblica e i donatori, ha interrogato profondamente migliaia di operatori e operatrici del settore della cooperazione e dell’aiuto umanitario che credono nel lavoro che fanno e aderiscono profondamente ai valori che lo ispirano. Tra questi c’è sicuramente un valore trasversale che attraversa la mission di quasi tutte le ONG, l’equità di genere, la non discriminazione e la promozione dei diritti delle donne. Quando successo e documentato ad Haiti ha messo in allerta le organizzazioni rispetto ai comportamenti dei propri dipendenti ma ha anche attivato un dibattito soprattutto tra le operatrici del settore. Non sono mancate nelle ultime settimane le testimonianze di donne operatrici di ONG e organizzazioni internazionali che hanno riportato di molestie sessuali e comportamenti sessisti subiti da colleghi uomini sia espatriati che locali. Lo scorso 8 marzo un gruppo di colleghe di organizzazioni inglesi ha lanciato un appello al management delle ONG che ha raccolto in pochi giorni più di mille adesioni.

 

La lettera aperta chiede misure urgenti in tutto il settore della cooperazione e dell’umanitario per fermare i comportamenti violenti e gli abusi perpetrati contro le donne compreso migliori meccanismi di sostegno e protezione per le donne che denunciano una cattiva condotta sessuale dei colleghi. Le firmatarie chiedono ai leader delle charity internazionali, alle Nazioni Unite e ai donatori di trattare le accuse di molestie sessuali e abusi come una priorità.

L’appello ha rapidamente oltrepassato i confini britannici ed è stato sottoscritto da centinaia di donne di 81 paesi. Le operatrici della cooperazione internazionale possono ancora sottoscriverlo a titolo individuale (anche in forma anonima) entro il 26 marzo prossimo a questo indirizzo.

 

Di seguito il testo integrale della lettera aperta:

 

Violence against women and girls is endemic across all societies. The #MeToo and #TimesUp movements have exposed the level of sexual harassment experienced by women in the film industry, but this is just the tip of the iceberg. Thanks to the work of women acting in solidarity with their sisters around the world, in recent weeks it has become increasingly apparent that the international aid sector has its own shortcomings. We, the undersigned, demand that the aid sector is reformed and the patriarchal norms which dominate it are rooted out.

We stand together to speak out about the violence and abuse perpetrated against women and girls by men who work within charities. We stand together because our voices are stronger in unison and have often not been heard when we have stood alone. We acknowledge that not all women have the same amount of power – race, class, sexual orientation, economic realities and other forms of discrimination and oppression all play a part in women’s ability to be heard. Patriarchy impacts women and girls from the global south and women of colour hardest. We acknowledge that these women are most affected and vulnerable to exploitation and abuse by aid workers, yet are also the least likely to be heard and least likely to be able to sign on to support this letter.

It is the behaviour of these men, not our complaint of their behaviour, which damages the sector’s reputation and public trust. The women who are speaking out now hope to make international aid a better place for the women who work within it, and for those whose rights we campaign and advocate for. We speak out now in the hopes that in future, the blame for the abuse or for “not doing enough” to stop the abuse will no longer fall on women. The twisted logic of blaming women and girls for the violence and abuse they experience has to end and it is everyone’s responsibility to end it – within the aid sector and beyond.

We are gravely concerned that the culture of silence, intimidation and abuse will continue as soon as the media spotlight on this issue begins to dim. Trust in our sector can only be restored when we ask and answer the difficult questions and openly challenge those who exploit and hide behind the good work of many. We encourage everyone who has seen issues which are contrary to the principles of equality and justice, which are the bedrock of our work, to step forward and speak out and we ask aid agencies to support them.

We ask for three fundamental reforms to shift the patriarchal bias in aid:

Trust women: organisations need to take action as soon as women report sexual harassment, exploitation and abuse; allegations must be treated with priority and urgency in their investigation; the subject of a complaint of this nature must be immediately suspended or removed from their position of power and reach of vulnerable women and girls.

Listen: foster a culture where whistleblowing is welcome and safe – the way to win back trust of donors, the public and the communities we work with is to be honest about abuses of power and learn from disclosures. Sexual harassment, exploitation and abuse should no longer have to be discussed in hushed tones in our offices.

Deeds not words: We need effective leadership, commitment to action and access to resources. It is not enough to develop new policies which are never implemented or funded – with the right tools we can end impunity at all levels in the sector.

 (Although this letter focuses on women and girls as the survivors of male perpetrated sexual violence, we acknowledge that boys and men experience sexual harassment and exploitation too. We further acknowledge that there are women perpetrators and certainly women who are complicit. However, the scale of the abuse faced by women and girls is overwhelming and based on global gender inequality. Emphasis does not mean exclusion, and although male survivors experience this issue less than women and girls and for different reasons, we stand in solidarity with male survivors as well.)

For a full list of signatories, visit: http://www.sexualexploitationreport.org

 

Il sito del Guardian, nella sezione dedicata agli operatori del settore dell’Aid, ha reso disponibile un sistema di segnalazione anonima di casi di violenza e molestie.

 


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  1. Mi pare cosa giusta. A causa di comportamenti eticamente discutibili di volontari e cooperanti, a rimetterci poi, oltre all’associazione o alla ONG, c’è l’intera categoria del volontariato e della cooperazione che non merita, visto che sono gli unici che cercano di metter delle pezze in questo mondo di povertà e ingiustizie.

  2. Buongiorno,
    Dei vari commenti letti in questo periodo mi è sembrato importante quello del presidente Focsiv che invitava alla protezione reciproca all’interno del gruppo di persone in una organizzazione o paese, o ambito. Mi sembra centrale partire dai valori etici dell’organizzazione stessa, dalla loro condivisione tra tutte le persone coinvolte in tutti gli ambiti, di lavoro o di volontariato, in Italia o all’estero, italiano o straniero, insomma è il gruppo che si dà uno scopo e stimola tutte le persone coinvolte a condividere e rispettare i principi etici del rispetto e della dignità delle persone. Tutte. Ci sono priorità che non vanno perse di vista a nessun livello.

  3. E’ chiara la posta in gioco? Credo di no, e forse dovremmo darci una svegliata. Tolleranza 0 è la linea che come Social Change School abbiamo suggerito e che raccomandiamo ai nostri studenti (http://www.socialchangeschool.org/en/13/02/2018/oxfam-gb-scandal-zero-tolerance/) Credo che il settore debba ulteriormente ripulirsi da atteggiamenti schifosi, ma senza autodistruggersi, evitando di seguire la tendenza al suicidio della sinistra (perfettamente riuscita). Chi ha subito molestie denunci alla magistratura, ai propri manager, i manager seguano una condotta di tolleranza 0. Credo però non sia molto chiaro che siamo sotto attacco dai populisti (in USA, UK, IT) perché scomodi, e carne appetitosa per i giornali scandalistici rabbiosi che non aspettano altro che un nostro #metoo per mettere insieme e confondere abusi sessuali nei confronti dei destinatari con messaggi di testo inopportuni tra colleghi. Attenzione, perché abbiamo anche assistito a casi di false molestie e di ricatti. Attenzione, perché facciamo il gioco di chi vuole infangare le ONG per tagliare lo 0.7% della cooperazione e far entrare i privati al nostro posto (UK). Attenzione, perché potremmo fare il gioco di chi ci chiama ‘Taxi del Mare’ e vuole silenziarci (IT). Ragazzi, non diamo così facilmente la nostra carne ai lupi. Passiamo invece all’attacco, pulizia interna ma anche chiediamoci chi sta giudicando chi, e chiediamo di applicare i nostri standard etici al settore publico e privato, che di certo sono molto più sporchi di noi.

  4. Qui non si tratta di una molestia sessuale che richiede sesso in cambio di carriera, qui si ricattano le donne sessualmente in cambio di pane o acqua potabile per la loro famiglia. Questo rende questo fenomeno incomparabilmente più grave e imperdonabile. Mi auguro che chi si è reso responsabile direttamente o con atteggiamenti omertosi di simili atti non abbia mai più la possibilità di approfittarsi dello stato di bisogno di qualcuno.

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