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Aspettative e dubbi degli addetti ai lavori sul Piano Mattei

Il Presidente del Consiglio Meloni ha confermato alcuni giorni fa, durante il suo intervento alla COP 28 di Dubai, che l’Italia destinerà il 70% del suo Fondo per il Clima all’Africa attraverso il Piano Mattei e contribuirà al neo costituito Fondo “Loss & Damage” con una dotazione di 100 milioni di euro. “Il sistema del food italiano è famoso nel mondo”, ha detto la premier sul palco della conferenza, “la sicurezza alimentare per tutti è una delle priorità della nostra politica estera e per questo motivo una parte molto importante del nostro progetto per l’Africa, il Piano Mattei, si rivolge al settore agricolo. L’Africa non ha bisogno di carità ma di qualcosa di differente, di competere ad armi pari a tutti i livelli in tutti i campi”.

Di cosa prevedrà il Piano e di come questo sarà implementato si discute ormai da diverso tempo anche se fino ad oggi l’esecutivo ha formalizzato solo il quadro generale e la governace, di questa iniziativa. Mancano all’appello le risorse e i meccanismi di finanziamento e di coinvolgimento degli attori del sistema della Cooperazione.

Per sondare le opinioni e le reazioni degli addetti ai lavori, abbiamo lanciato due settimane fa su queste pagine un sondaggio tra gli operatori del settore della Cooperazione internazionale che alimentano la community di Info Cooperazione, anche a seguito del forte interesse mostrato in questi mesi rispetto al percorso di elaborazione del Piano. I risultati di questa consultazione, che ha coinvolto quasi 400 rispondenti, mostrano però che nonostante ci sia un’alta e positiva aspettativa, prevalgono aspetti critici e scetticismo su come il governo sta muovendo i primi passi di questo importante progetto.

Più della metà dei rispondenti ritiene infatti che il Piano Mattei rappresenti un’iniziativa rilevante per il sistema italiano di Cooperazione allo sviluppo ma che questa non appaia coerente e sinergica con le strategie della Cooperazione Italiana.

La governance del Piano, dettagliata nel decreto legge approvato un mese fa dal Consiglio dei Ministri, è valutata negativamente dal 64,5% dei partecipanti al sondaggio. Quasi il 92% ritiene sbagliata la scelta di non aver previsto nessun ruolo per le istituzioni dei paesi africani, nonostante lo spirito del Piano sia quello di promuovere un nuovo modello di “cooperazione tra pari”.

Il 72,6% dei rispondenti ritiene che Piano Mattei sia poco o per nulla innovativo rispetto al passato e che anzi riproponga un modello strumentale e predatorio di cooperazione finalizzato all’approvvigionamento di risorse e al blocco dei flussi migratori (75,8%). La stessa percentuale afferma che il Paino sembra disegnato per proteggere interessi economici e politici esclusivamente italiani.

Lo scetticismo sul Piano Mattei è sicuramente più diffuso tra gli attori già coinvolti nella Cooperazione allo sviluppo dell’Italia, non a caso infatti l’82,2% dei rispondenti vede il rischio che possa di indebolire il sistema della Cooperazione italiana disegnato dalla legge 125/2014, riforma che non è mai arrivata a piena attuazione a quasi 10 anni dalla sua approvazione.

Questo sentimento critico è ancora più evidente quando viene chiesto se i diversi attori coinvolti nel sistema della Cooperazione siano stati adeguatamente coinvolti nel processo di elaborazione del Piano Mattei. L’83,9% ritiene infatti che non ci sia stata una adeguata consultazione o coinvolgimento.

Riassumiamo di seguito i principali punti di forza identificati dai partecipanti al sondaggio:

  • Visione olistica tra cooperazione e altre tematiche di politica estera, multidisciplinare / multisettorialità
  • Cambio di dinamiche nel funzionamento della cooperazione
  • Possibili risorse aggiuntive alle azioni di cooperazione di cui condivide i settori d’azione.
  • Apertura alla collaborazione verso i paesi africani
  • Focus su Educazione e Formazione
  • Desiderio di uscire dalla dinamica della solidarietà

E infine i punti di debolezza:

  • Unilateralismo e presunzione di poter fare la differenza da soli verso un intero continente
  • Possibile conflittualità con gli organismi attuali già operanti nel settore
  • Disallineamento tra retorica ambiziosa e cronica mancanza di risorse
  • Troppi soldi per istituire nuove funzioni di governance quando ne esistono già (vedi AICS)
  • Prospettiva securitaria, non partecipativa e rischio duplicazioni
  • Mancato coinvolgimento della diaspora africana
  • Mancanza di un reale processo partecipativo
  • Svuotamento di potere dell’Agenzia per la Cooperazione allo Sviluppo

Se questa sembra essere l’idea che si sono fatti del Piano gli operatori del settore, diversa è la conoscenza e l’opinione del pubblico più ampio rispetto a questa iniziativa del nostro paese nei confronti dell’Africa. Da una recente indagine realizzata da Ipsos per conto di Amref emerge che solo il 12% degli intervistati ha sentito parlare del Piano Mattei e ricorda il contenuto, anche se un buon 46% ricorda solo il nome per sentito dire.

Nella prima parte di questa indagine dal titolo “Africa e salute: l’opinione degli italiani (3a edizione)” sono contenuti una serie di dati interessanti su come gli italiani guardano al continente africano, ma non tutte le priorità individuate sono coincidenti con quelle del Piano Mattei. Secondo gli intervistati i soli aiuti economici non bastano, l’Africa è un continente con molte risorse che potrebbero essere sfruttate meglio (86%). Gli aiuti più importanti dovrebbero concentrarsi innanzitutto sull’obiettivo di garantire l’accesso alle cure sanitarie (36%); di costruire infrastrutture scolastiche e istruzione di qualità (33%); di migliorare il settore agricolo (26%) e di contrastare la malnutrizione (21%). Al 16% – quinto posto – la gestione dei flussi migratori.

Scarica l’indagine


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