Piano Mattei, il sondaggio svela le crepe di un successo geopolitico
Nei giorni in cui si è svolto il secondo vertice Italia-Africa, due anni dopo il lancio del Piano Mattei, con i primi progetti in fase di avvio e un quadro politico ormai delineato, abbiamo chiesto l’opinione dei lettori su questa importante iniziativa dell’Italia in materia di cooperazione internazionale. Al sondaggio hanno risposto 563 lettori tra operatori di ONG, funzionari, analisti e professionisti del settore.
I risultati raccolti dipingono un ritratto con molte ombre e poche luci: se questa iniziativa ha alzato il profilo dell'Italia nel continente Africano e a livello globale, nella percezione della base operativa, inciampa su trasparenza, governance e fedeltà ai principi della legge 125/2014. Non si tratta più di scetticismo iniziale, come emerso dal nostro primo survey del gennaio 2024, ma di una critica più matura, che si fonda sulla percezione di un'implementazione verticistica e lontana dalle esigenze delle comunità locali e dei gruppi più vulnerabili.
Partiamo dai numeri
Solo il 12% degli intervistati valuta il Piano complessivamente positivo, contro un 53% negativo e un 35% che ammette di non avere elementi sufficienti per giudicare – un segnale di opacità che torneremo a esplorare più avanti. Ancora più netta la divaricazione sulla coerenza con la legge 125/2014: il 67% giudica il piano "poco" aderente, solo il 3% lo ritiene "molto" in linea. E il sistema della cooperazione italiana nel suo complesso? Il 44% lo vede indebolito dal Piano Mattei, mentre il 19% parla di rafforzamento e il 36% di stallo. Il coinvolgimento di ONG, società civile e attori locali africani? Solo l’8% rileva un miglioramento, il 78% ritiene che non ci sia stato nessun progresso rispetto alla fase iniziale. Dati che, letti nel suo insieme, rivelano una frattura profonda tra la retorica delle istituzioni e la realtà operativa percepita dagli addetti ai lavori.
Il questionario ci restituisce anche alcuni segnali di apprezzamento, che meritano attenzione. La maggiore centralità politica dell'Africa nell'agenda italiana convince il 54% dei rispondenti – un punto di forza innegabile, che proietta il nostro Paese come interlocutore credibile in un continente strategico per energia, migrazioni e sicurezza. Il 24% riconosce la capacità di mobilitare risorse finanziarie e costruire partenariati multilaterali, mentre il 15% intravede un tentativo autentico di cooperazione "tra pari". Su quest’ultimo punto però la stragrande maggioranza dei rispondenti vedono un’ambizione che resta sulla carta: il 69% dicono che non è stata costruita realmente una relazione tra pari con i paesi partner dell’Africa e il 60% non vede nel Piano Mattei un modello innovativo di partenariato con l’Africa.
Il tallone d’Achille della trasparenza
Ma il giudizio più impietoso che emerge dalle risposte riguarda il capitolo trasparenza: il 78% denuncia scarsa chiarezza su criteri di selezione progetti, allocazione fondi e risultati raggiunti, con un rating medio di trasparenza complessiva che si ferma a 1,5 su 5. Un'opacità che non solo frena il dibattito pubblico, ma rischia di alimentare sospetti di clientelismo o strumentalizzazione delle priorità geopolitiche (energia, migrazioni) a scapito degli SDGs – tesi sostenuta dal 51%.
Un successo geopolitico più che una buona pratica di cooperazione
I dati raccolti non devono però restare cifre astratte: raccontano di un Piano che, pur elevando il dibattito sull’Africa e lo standing del nostro paese a livello geopolitico, fatica a radicarsi nel tessuto della cooperazione allo sviluppo. Se confrontiamo questi dati con quelli registrati due anni fa vediamo che allora prevaleva un cauto ottimismo mentre oggi, con risorse mobilitate e una forte campagna comunicativa del governo, emerge delusione per un'implementazione che privilegia gli annunci rispetto ai cantieri e al coinvolgimento di un intero sistema. L'enfasi su grandi imprese e interessi nazionali, senza robusti meccanismi di accountability, sta erodendo la credibilità del Piano Mattei tra gli altri attori del sistema della cooperazione italiana che si sentono marginalizzati e non adeguatamente riconosciuti e coinvolti.
Un vademecum per migliorare il Piano
Le proposte emerse dalle risposte aperte del questionario (oltre 200 contributi) possono essere un vademecum prezioso per chi guida questa iniziativa.
- Più trasparenza: piattaforme digitali multilingue per monitorare progressi, budget dettagliati, cronoprogrammi e indicatori misurabili (es. ettari coltivabili, MW rinnovabili, persone formate).
- Inclusività al centro: tavoli di co-progettazione multi-attore, leadership rafforzata dell’AICS, coinvolgimento della diaspora africana come "ponte culturale" tra PMI italiane e africane, consultazioni multi-stakeholder.
- Coerenza sistemica: separare il filone commercio/imprese del Piano Mattei dal quello cooperazione/umanitario, allineamento alle politiche UE, meccanismi per rilevare i bisogni locali evitando le lobby e le élite locali.
Frasi emblematiche di alcuni lettori: "Dagli annunci ai cantieri, con controlli indipendenti" (esperto ONG); "Rimettere al centro le persone e misurare gli impatti sugli SDGs" (funzionario pubblico); "Diaspora e PMI per un’occupazione diffusa" (manager); “Dimenticatevi la cooperazione, qui c’è solo diplomazia economica” (analista); “Altro che sistema, quel poco che si era riusciti a consolidare il Piano Mattei lo sta distruggendo, vedi il conflitto tra MAECI e AICS” (cooperante espatriato).
Se oggi il Piano può essere descritto come un successo a livello politico, diplomatico e comunicativo, il sondaggio tra gli addetti ai lavori rivela che dietro ai grandi eventi, alle coreografie accurate e alle imponenti missioni all’estero, si cela un importante malcontento fomentato dalla mancata trasparenza del Piano Mattei, dall’esclusione dell’expertise della società civile e dalla scarsa coerenza con l’impianto della cooperazione italiana come descritta dalla legge 125/2014.