Le OSC italiane rilanciano la sfida della localizzazione nella cooperazione italiana
Lo scorso 21 maggio le tre principali reti italiane di organizzazioni della società civile impegnate nella cooperazione internazionale – AOI, CINI e Link 2007 – hanno presentato presso la Farnesina un documento congiunto di riflessione e proposta dal titolo: “Istanze strategiche sull’approccio alla localizzazione del sistema della Cooperazione Italiana”. L’incontro ha visto la partecipazione di rappresentanti delle OSC italiane, oltre a quella del Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del MAECI, Stefano Gatti, e del Direttore dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Marco Rusconi.
Una definizione ampia e politica della localizzazione
Il concetto di “localizzazione”, nato in ambito umanitario dopo il World Humanitarian Summit del 2016 e formalizzato nel Grand Bargain, si è progressivamente arricchito di significato. Oggi, non si tratta più solo di trasferire risorse o responsabilità operative ai partner locali, ma di riconoscere pienamente la leadership delle comunità e delle organizzazioni dei Paesi partner nel definire priorità, guidare processi e costruire soluzioni. Nel documento presentato dalle reti, la localizzazione è strettamente legata alla decolonizzazione dell’aiuto e alla necessità di un riequilibrio nei rapporti di potere tra Nord e Sud globale. La localizzazione – si legge – “non è sinonimo di mera partnership locale, ma è radicata nei principi di ownership, responsabilità e sostenibilità”.
Le sfide sistemiche: dalle risorse al potere decisionale
Le reti chiedono un cambiamento sistemico: “Occorre spostare il baricentro – si legge nel documento – mettendo le comunità e le organizzazioni locali al centro dei processi decisionali, delle strategie e delle risorse”. Tra i nodi critici evidenziati nel documento:
- La scarsa accessibilità dei finanziamenti per le OSC locali, spesso escluse da meccanismi rigidi o da requisiti amministrativi complessi.
- La persistenza di modelli verticali, dove le organizzazioni internazionali detengono la leadership e i partner locali sono relegati a esecutori.
- Il mancato riconoscimento delle competenze locali, anche all’interno delle OSC internazionali, dove spesso il personale nazionale ha ruoli marginali.
Proposte operative per il sistema Italia
Il documento presenta una serie articolata di raccomandazioni per il sistema italiano della cooperazione, suddivise in sei aree strategiche:
- Partenariato equo: superare gli automatismi gerarchici, condividere responsabilità e governance nei progetti, riconoscere il valore delle competenze locali.
- Rafforzamento delle capacità: promuovere percorsi di crescita strutturale, investire in staff, sistemi e autonomia gestionale delle OSC locali.
- Partecipazione e advocacy: favorire la presenza attiva degli attori locali nei meccanismi di coordinamento, superare le barriere linguistiche e strutturali.
- Finanziamenti equi: promuovere fondi pluriennali, tracciamento delle risorse destinate a partner locali, accesso semplificato e flessibilità nei meccanismi.
- Procedure inclusive: riformare i bandi per renderli accessibili anche a soggetti con minore capacità burocratica, favorendo il re-granting e la semplificazione.
- Valorizzazione della leadership locale: incoraggiare ruoli direttivi per il personale nazionale e consultazioni comunitarie nelle fasi di programmazione e valutazione.
Appello alla cooperazione italiana
Le reti riconoscono che la legge 125/2014 e le recenti Linee Guida sul Nexus Umanitario-Sviluppo-Pace già promuovono i principi di localizzazione, tuttavia denunciano che il sistema Italia fatica ancora a tradurre questi principi in pratiche concrete, lasciando troppo spesso irrisolte le asimmetrie nei rapporti con gli attori locali. In questa direzione, la presentazione del documento insieme al MAECI e all'AICS, ha aperto un confronto collaborativo che vuole contribuire alla definizione di future politiche, indirizzi e strumenti che possano allineare la cooperazione italiana alla sfida della localizzazione. Le reti auspicano, per esempio, che questi principi vengano considerati nella revisione dei bandi, nella strutturazione di programmi multilivello e nella definizione del Piano Triennale della Cooperazione 2025–2027.