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Quattro nuovi paesi nel Piano Mattei

Il Piano Mattei per l’Africa prosegue il suo percorso di espansione nel continente africano. L’iniziativa promossa dal governo italiano includerà infatti quattro nuovi partner dell’Africa subsahariana: Gabon, Ruanda, Repubblica Democratica del Congo e Zambia

L’annuncio è stato dato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel corso di una conferenza internazionale tenutasi a Roma presso la Banca d’Italia. All’incontro hanno partecipato numerose figure di primo piano della finanza globale, tra cui il governatore Fabio Panetta, il presidente della Banca Mondiale Ajay Banga e il presidente di Singapore Tharman Shanmugaratnam. Presenti anche il presidente della Banca Africana di Sviluppo Sidi Ould Tah, l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi e la presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde.

Con l’ingresso dei nuovi partner, i Paesi coinvolti nel Piano Mattei salgono a diciotto. L’iniziativa era partita inizialmente con nove Stati africani e si è progressivamente ampliata: nel 2025 erano entrati anche Angola, Ghana, Mauritania, Senegal e Tanzania. Un ruolo importante nel nuovo allargamento è legato allo sviluppo infrastrutturale e logistico dell’area africana. In particolare, il progetto guarda al rafforzamento del cosiddetto Corridoio di Lobito, un asse strategico per il trasporto delle materie prime e per l’integrazione economica regionale tra Repubblica Democratica del Congo, Zambia e la costa atlantica.

Per il governo italiano l’obiettivo non si limita a intensificare i rapporti economici con l’Africa, ma punta alla creazione di un sistema stabile di investimenti e cooperazione. L’idea è quella di trasformare Roma in una piattaforma europea per il finanziamento di progetti africani, coinvolgendo istituzioni multilaterali e operatori della finanza internazionale. In questa prospettiva si inserisce anche l’apertura nella capitale di una sede della International Finance Corporation, l’istituzione del gruppo della Banca Mondiale che sostiene lo sviluppo del settore privato nei Paesi emergenti.

Durante il dibattito, il governatore Panetta ha sottolineato come la crescita del continente africano dipenda in modo decisivo da due fattori: infrastrutture e capitale umano. Senza sistemi energetici affidabili, reti di trasporto moderne e adeguati investimenti nell’istruzione e nella formazione, ha osservato, il dinamismo demografico africano rischia di non tradursi in sviluppo economico sostenibile.

Uno dei nodi principali riguarda infatti il mercato del lavoro. Nei prossimi anni il mondo assisterà a una crescita senza precedenti della popolazione in età lavorativa. Secondo le stime della Banca Mondiale, tra il 2025 e il 2035 circa 1,2 miliardi di giovani entreranno nel mercato del lavoro globale, mentre i posti disponibili potrebbero fermarsi a circa 400 milioni. Una parte significativa di questo squilibrio riguarderà proprio l’Africa, dove si prevede l’ingresso di circa 330 milioni di nuovi lavoratori nel prossimo decennio.

Il continente si trova dunque di fronte a un paradosso: da un lato dispone di un enorme potenziale di crescita, dall’altro deve affrontare una pressione demografica senza precedenti. L’età media della popolazione africana è attualmente intorno ai 19 anni e la popolazione totale potrebbe raggiungere i 2,5 miliardi di persone entro il 2050. Se sostenuta da investimenti, industrializzazione e formazione, questa dinamica potrebbe trasformarsi in uno dei principali motori dell’economia globale. In caso contrario, il rischio è che la mancanza di opportunità economiche alimenti instabilità politica e nuovi flussi migratori. Le prospettive economiche rimangono comunque positive. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’Africa potrebbe registrare una crescita del 4,6% nel 2026, superando persino l’Asia nello stesso anno. Tuttavia molti analisti invitano alla cautela: gli investimenti infrastrutturali, da soli, non sono sufficienti. Senza politiche mirate allo sviluppo delle competenze e all’aumento della produttività, il percorso di crescita rischia di rimanere incompleto.

Parallelamente, diversi governi africani stanno adottando strategie di “nazionalismo delle risorse”, con l’obiettivo di trattenere sul territorio una quota maggiore della lavorazione delle materie prime. Questa scelta punta a creare occupazione locale e a ridurre la dipendenza dall’esportazione di materie prime non trasformate. Anche in questo caso, però, la condizione essenziale resta la disponibilità di infrastrutture, energia e sistemi logistici efficienti.

È in questo contesto che il Piano Mattei prova a ritagliarsi uno spazio. Per l’Italia si tratta di uno strumento di politica estera per perseguire una strategia economica di lungo periodo che intreccia sviluppo africano, sicurezza energetica e nuove opportunità industriali.





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