Dimenticate il Grand Bargain, per localizzare l’aiuto serve supportare iniziative dal basso
Più di sei anni fa, il World Humanitarian Summit ha convocato i principali attori del sistema internazionale per elaborare un quadro per la riforma dell'assistenza umanitaria e dell’aiuto allo sviluppo, ed ha dato vita al cosiddetto Grand Bargain. Inizialmente pensato come un accordo tra i cinque maggiori donatori e le sei maggiori agenzie delle Nazioni Unite, il Grand Bargain è un processo multistakeholder che comprende ora 65 firmatari (25 Stati membri, 24 INGOs, 12 agenzie delle Nazioni Unite, due movimenti di Croce Rossa/Mezzaluna Rossa e due organizzazioni intergovernative).
Dopo 5 anni di lavoro sono state concordate due priorità abilitanti al fine di migliorare l’impatto degli aiuti per le popolazioni colpite attraverso una maggiore efficienza, efficacia e accountability:
- Migliorare la qualità dei finanziamenti in modo tale da consentire una risposta efficace ed efficiente del sistema dell’aiuto
- Garantire sostegno alle leadership locali rinforzando le capacità dei soccorritori locali e la partecipazione delle comunità colpite nell'affrontare i bisogni umanitari.