Cosa pensano i cittadini dei Paesi G20 sulla cooperazione internazionale

Cosa pensano i cittadini dei Paesi G20 sulla cooperazione internazionale

In un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche, crisi climatiche e instabilità economiche, comprendere le aspettative dell’opinione pubblica verso la cooperazione internazionale non è un esercizio teorico, ma può essere una bussola strategica per chi opera nel settore dello sviluppo e dell’aiuto umanitario. Un nuovo studio commissionato dalla Rockefeller Foundation e condotto da Focaldata – A Mandate for International Cooperation: G20 Popular Opinion on Global Action – fotografa con precisione ciò che quasi 20.000 cittadini dei Paesi G20 si aspettano dall’azione collettiva dei governi, dalle organizzazioni internazionali e dalle ONG.

Il risultato è sorprendentemente chiaro: l’opinione pubblica mondiale vuole più cooperazione, non meno, e la considera essenziale per affrontare sfide globali come conflitti, povertà, salute e sicurezza alimentare. Un messaggio che risuona in modo particolare per ONG, agenzie multilaterali e governi impegnati a difendere il ruolo cruciale della cooperazione in un periodo di tagli, scetticismi e crescenti pressioni politiche.

Un forte mandato popolare: la cooperazione è nell’interesse delle persone

Secondo l’indagine, che ha coinvolto 18 Paesi G20 con campioni rappresentativi, il 60% degli intervistati ritiene che il proprio Paese debba cooperare a livello internazionale anche a costo di sacrificare parte degli interessi nazionali. Si tratta di un dato politicamente rilevante, perché ribalta la narrazione – spesso dominante nel dibattito politico – secondo cui gli elettori sarebbero ostili agli investimenti globali e nutrano una certa diffidenza nei confronti della cooperazione dell'aiuto allo sviluppo.

Quasi la metà degli intervistati (48%) afferma inoltre che la cooperazione internazionale è nel proprio interesse personale e familiare. Una convinzione particolarmente forte in Paesi come India, Cina e Arabia Saudita, ma significativa anche in Stati Uniti, Sudafrica, Brasile e Canada. Solo il 23% pensa che la cooperazione non porti alcun vantaggio concreto: un valore molto inferiore a quanto spesso si percepisce nel dibattito pubblico.

Le priorità globali secondo i cittadini G20: umanità prima di tutto

Alla domanda su quali problemi globali siano prioritari, i cittadini dei Paesi G20 hanno dato una risposta inequivocabile:

  • Prevenire guerre e conflitti 
  • Garantire accesso al cibo e all’acqua pulita
  • Ridurre la povertà globale
  • Assicurare aiuti umanitari in caso di crisi
  • Prevenire la mortalità e malattie infantili

Complessivamente, il 63% degli intervistati indica almeno una priorità legata allo sviluppo o all’aiuto umanitario. Non mancano altre priorità trasversali, come: clima e protezione del pianeta (27%), sistemi economici più equi (26%) e difesa della democrazia e dei diritti umani (23%).

Come cambia la percezione della cooperazione

Lo studio identifica quattro gruppi di Paesi sulla base di tre variabili: fiducia nei risultati della cooperazione, percezione della propria influenza globale e senso di vulnerabilità personale rispetto ai problemi mondiali.

  1. Low-Support Cluster (Argentina, Francia, Germania, UK)
    Cresce lo scetticismo verso l’efficacia della cooperazione e il senso di distanza rispetto ai problemi globali.

  2. High-Influence / High-Stake (India, Cina)
    Paesi che combinano percezione di forte influenza globale con consapevolezza dell’impatto dei fenomeni mondiali sulla vita quotidiana.

  3. High-Stake / Low-Influence (Italia, Turchia, Brasile, Messico, Sudafrica)
    Gruppo molto favorevole alla cooperazione perché percepisce il legame diretto tra dinamiche globali e condizioni interne, ma avverte un peso limitato nelle decisioni internazionali.

  4. High-Influence / Low-Stake (USA, Arabia Saudita)
    Paesi che si percepiscono molto influenti ma poco “coinvolti” personalmente nelle questioni globali, con conseguente sostegno più basso alla cooperazione.

L’Italia: alta consapevolezza, ma percezione di scarsa influenza

I dati relativi all’Italia offrono uno spaccato particolarmente interessante per chi opera nella cooperazione internazionale. Secondo l’indagine, l’Italia rientra nel cluster dei Paesi “High-Stake / Low-Influence”, ovvero quelli in cui i cittadini percepiscono chiaramente l’impatto delle dinamiche globali sulla vita quotidiana, ma avvertono una limitata capacità del Paese di incidere sulle decisioni internazionali.

Gli italiani mostrano livelli elevati di sostegno alla cooperazione internazionale, in particolare quando si parla di accesso al cibo e all’acqua, riduzione della povertà, aiuti umanitari durante crisi e conflitti e tutela dei più vulnerabili nei Paesi a basso reddito. Proprio queste priorità occupano i primi posti nelle risposte degli intervistati italiani, confermando che l’opinione pubblica riconosce la natura interconnessa delle crisi globali.

Gli rispondenti del nostro paese tendono a sentirsi più esposti di altri cittadini G20 a minacce come: instabilità geopolitica, crisi migratorie, cambiamenti climatici e aumento delle disuguaglianze. Questo spiega la forte domanda di investimenti nella cooperazione: molti italiani percepiscono la cooperazione internazionale come uno strumento necessario per proteggere la sicurezza e il benessere nazionale, non come un costo astratto.

Chi dovrebbe guidare l’azione globale? La fiducia nelle ONG e nelle organizzazioni internazionali 

Un risultato particolarmente rilevante per il settore della cooperazione è la chiara indicazione rispetto a chi debba guidare la risposta alle grandi sfide. Al primo posto troviamo le ONG con una fiducia del 67% dei rispondenti. Seguono le organizzazioni internazionali (66%), il settore privato (63%), i governi (60%) e infine le organizzazioni regionali (59%).

A differenza di quanto si percepisce nella recente narrazione dei media e di alcune forze politiche, le ONG e le istituzioni multilaterali sono percepite come partner credibili e necessari, a patto che dimostrino efficacia, trasparenza e risultati concreti.

Per chi opera nel settore, questo studio rappresenta una conferma importante: la cooperazione è sostenuta dalla maggioranza dei cittadini delle principali economie del mondo. C’è un forte consenso popolare per aumentare o quantomeno difendere gli investimenti globali, contrariamente alle tendenze restrittive di alcuni governi e le priorità umanitarie e di sviluppo — acqua, cibo, povertà, salute — restano centrali nella percezione dell'opinione pubblica.

Nonostante le campagne di delegittimazione in corso, le ONG godono di una fiducia significativa, che deve essere mantenuta attraverso accountability, misurazione dell’impatto e trasparenza.

Scarica il rapporto





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