Hiring Freeze, l’onda lunga dei tagli ai finanziamenti sul lavoro umanitario
Nel 2025 il settore umanitario e della cooperazione internazionale si trova ad affrontare una crisi occupazionale globale senza precedenti, caratterizzata da un aumento significativo dei licenziamenti e una drastica riduzione delle opportunità lavorative. Un numero crescente di organizzazioni umanitarie si trovano costrette a congelare o tagliare posti di lavoro in seguito allo smantellamento dell'Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) e ai tagli radicali agli aiuti pubblici allo sviluppo (APS). L'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) avverte che l'APS globale potrebbe diminuire ulteriormente fino al 17%, ovvero 35 miliardi di dollari, nel 2025.
Secondo il rapporto USAID sullo “stop-work tracker”, a maggio 2025 erano già stati persi almeno 233.818 posti di lavoro presso 159 agenzie umanitarie in tutto il mondo, inclusi 19.519 solo negli Stati Uniti. Ma l'impatto va ben oltre le organizzazioni finanziate dagli Stati Uniti. Un'indagine dell'International Council of Voluntary Agencies ha rilevato che il 55% delle ONG ha licenziato personale e il 67% segnala interruzioni nella programmazione, evidenziando la tensione che si sta verificando nell'intero settore umanitario. A questo si aggiunge, come diretta conseguenza di queste tensioni, il processo di ristrutturazione interno alle Nazioni Unite annunciato dal Segretario Generale che comporta il ridimensionamento di alcune agenzie, la fusione di strutture e il trasferimento del personale da sedi costose a città più economiche.
Non a caso l’unica eccezione è Medici Senza Frontiere (MSF), che ha incrementato le proprie offerte di lavoro del 38%, sostenuta dalla sua politica di finanziamento con risorse esclusivamente private.
Anche in Italia si registra un calo di opportunità lavorative nelle ONG. Dall’analisi delle vacancy pubblicate sul nostro sito Info Cooperazione tra gennaio e ottobre 2025 e lo stesso periodo del 2024 emerge una diminuzione del 15% delle ricerche di personale delle principali organizzazioni italiane impegnate nel settore umanitario. Tra queste Intersos -16%, Coopi e Cuamm -28%.
Impatto sulle Nazioni Unite e agenzie multilaterali
Il Segretariato ONU ridurrà il proprio budget di 3,7 miliardi con la conseguente perdita di circa 6.900 posti di lavoro. La FAO ha licenziato 600 dipendenti a seguito della cessazione di programmi da parte dell’USAID, UNAIDS taglierà il personale da 600 a circa 280-300 unità, riducendo di oltre l’85% il personale nella sede di Ginevra e l’OMS prevede una riduzione del personale del 20% entro il 2027, con 600 posti di lavoro eliminati a Ginevra. Anche i grandi fondi internazionali, i partner privati e le istituzioni accademiche legate al mondo dello sviluppo non sono immuni dai tagli: GAVI, l’Alleanza globale per i Vaccini, ha ridotto il personale del 24% a causa della sospensione di fondi da parte degli Stati Uniti. La Johns Hopkins University ha tagliato più di 2.000 impieghi legati a programmi di sanità globale. Development Alternatives e Chemonics International hanno licenziato oltre il 70% del personale a causa della perdita di contratti USAID.Le ONG internazionali strette nella morsa dei tagli
A cascata anche le ONG internazionali e quelle locali stanno subendo pesanti ripercussioni del taglio dei fondi. Il cosiddetto fenomeno del “hiring freeze” è testimoniato da riduzioni di personale, blocchi a livello operativo e riduzione del recruitment di nuovi operatori. Democracy International ha congedato quasi tutto il personale statunitense; IMPACT ha ridotto il proprio organico del 27%; RTI International ha tagliato il 35% della forza lavoro globale dopo aver perso importanti contratti con USAID; MSH ha ridotto il personale statunitense del 70% licenziando oltre 700 dipendenti all’estero; Save the Children UK ha licenziato circa 200 persone a causa di blocchi di finanziamenti; HIAS ha chiuso intere sedi e licenziato più di 500 persone.Un mercato del lavoro che si restringe
Un’analisi delle offerte di lavoro nel settore umanitario pubblicate su Reliefweb evidenzia una riduzione drastica delle posizioni disponibili nel primo semestre 2025 rispetto ai cinque anni precedenti. Alcune ONG come Catholic Relief Services e Premières Urgences hanno visto cali rispettivamente del 93% e del 87% nelle offerte di lavoro. Organizzazioni come UNHCR, WFP e IOM hanno registrato flessioni tra l’89 e il 75%.
Non a caso l’unica eccezione è Medici Senza Frontiere (MSF), che ha incrementato le proprie offerte di lavoro del 38%, sostenuta dalla sua politica di finanziamento con risorse esclusivamente private.
Anche in Italia si registra un calo di opportunità lavorative nelle ONG. Dall’analisi delle vacancy pubblicate sul nostro sito Info Cooperazione tra gennaio e ottobre 2025 e lo stesso periodo del 2024 emerge una diminuzione del 15% delle ricerche di personale delle principali organizzazioni italiane impegnate nel settore umanitario. Tra queste Intersos -16%, Coopi e Cuamm -28%.
Oltre la crisi, il futuro del reclutamento nella cooperazione internazionale
La situazione che abbiamo descritto hanno messo in difficoltà tanto i professionisti in cerca di opportunità quanto le stesse organizzazioni, che rischiano di perdere competenze cruciali per il successo dei loro programmi e il raggiungimento dei loro obiettivi. I pareri di numerosi esperti di risorse umane del settore, raccolti dal network DevelopmentAid, offre una panoramica interessante sul futuro del lavoro nello sviluppo internazionale. Le riflessioni convergono su un punto chiave: la crisi attuale, pur generando ostacoli significativi, può diventare anche un’occasione per ripensare il modello di reclutamento e i percorsi professionali. In tempi di blocco delle assunzioni, i professionisti dovrebbero puntare ad ampliare il proprio portafoglio di competenze. Alcuni ambiti emergenti includono:- Project management certificato, sempre richiesto in progetti sempre più complessi.
- Analisi dei dati e alfabetizzazione digitale, con un’attenzione crescente all’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi di progettazione e monitoraggio.
- Trasformazione digitale e strumenti per il monitoraggio e la valutazione a distanza.
- Competenze linguistiche, in particolare inglese, francese, spagnolo e arabo, utili per lavorare in più contesti regionali.
- Raccolta fondi e project design, considerate capacità essenziali per accedere a contratti e consulenze.
Il consiglio ricorrente è quello di diversificare il proprio profilo, esplorando settori adiacenti come sanità, istruzione, responsabilità sociale d’impresa e partenariati pubblico-privato, dove la domanda di professionalità resta più stabile.
Un altro tema centrale è l’importanza del networking. Con meno opportunità di assunzione, costruire e mantenere relazioni professionali diventa essenziale. Partecipare a gruppi online, eventi di settore, reti tematiche può fare la differenza nell’accedere a incarichi a breve termine.Le prospettive per i prossimi 3-5 anni
Gli esperti concordano sul fatto che l’attuale fase di blocco non sarà permanente, ma lascerà il segno. Nei prossimi 3-5 anni si prevede:
- Una ripresa graduale delle assunzioni, ma con maggiore cautela da parte delle organizzazioni.
- Una selezione più mirata dei ruoli, allineata a risultati misurabili e agli interessi strategici dei donatori.
- Una crescita della domanda di specialisti in resilienza climatica, adattamento, finanza per il clima e innovazione digitale.
- Un ricorso crescente a strumenti di intelligenza artificiale nei processi di reclutamento, dallo screening dei CV alla selezione dei candidati.
- Una maggiore attenzione alla leadership e alle competenze locali, con un ridimensionamento delle posizioni internazionali a favore di professionisti nei Paesi partner.