One Health e crisi climatica: un’agenda globale per la salute
One Health: un approccio integrato per un mondo interconnesso
L’approccio, riconosciuto ufficialmente dalle principali agenzie internazionali (OMS, FAO, UNEP e WOAH), promuove un lavoro congiunto tra settori della salute umana, veterinaria e ambientale, fondato su prevenzione, sorveglianza e risposta coordinata. Il rapporto ricostruisce le radici di questo paradigma, sottolineando come la pandemia di Covid-19 abbia accelerato la consapevolezza della sua urgenza. La Conferenza di Manhattan del 2004 e la nascita dell’One Health High-Level Expert Panel nel 2021 segnano le tappe cruciali di questo percorso. Ma la vera sfida oggi è l’implementazione concreta. Non basta più parlare di One Health: serve leadership politica, dialogo intersettoriale e investimenti mirati per tradurlo in azioni efficaci.
Crisi climatica e salute: un legame che colpisce i più vulnerabili
Secondo il report, l’impatto della crisi climatica è tutt’altro che neutrale. Colpisce soprattutto le donne, le ragazze, le persone LGBTQIA+, le comunità indigene e le persone con disabilità, in particolare nei paesi a basso e medio reddito e nei contesti umanitari e di conflitto. Il deterioramento ambientale – siccità, inondazioni, migrazioni forzate – ostacola l’accesso a servizi essenziali come acqua, cibo, educazione e salute, aggravando la vulnerabilità delle popolazioni. In particolare, il report sottolinea gli effetti sulla salute sessuale e riproduttiva: matrimoni precoci, mutilazioni genitali femminili, violenza di genere e interruzione dei servizi sanitari di base diventano realtà sempre più frequenti.
Le “tre grandi” epidemie e il ruolo del Fondo Globale
HIV/AIDS, tubercolosi e malaria restano tra le principali cause di mortalità nelle aree più povere del mondo. Il cambiamento climatico agisce su due fronti: da un lato favorisce la diffusione dei vettori di malattie (come la zanzara Anopheles per la malaria), dall’altro indebolisce i sistemi sanitari, rendendo più difficile prevenire e curare. Il Fondo Globale per la lotta contro le tre epidemie ha già integrato il tema climatico nella propria strategia. Il 71% degli investimenti è oggi destinato ai paesi più vulnerabili, e iniziative come il nuovo Climate x Health Catalytic Fund mirano a sostenere progetti sanitari a basso impatto ambientale e resilienza climatica. Eppure, solo lo 0,5% dei finanziamenti globali per il clima è attualmente destinato alla salute umana.
COP29 e l’impegno mancato sul clima
Il rapporto del Network evidenzia anche i limiti dell’azione internazionale. La recente COP29 di Baku non ha portato risultati all’altezza delle attese: l’impegno dei Paesi industrializzati a mobilitare 300 miliardi di dollari l’anno entro il 2034 è giudicato insufficiente. La società civile, inclusi medici e operatori sanitari, continua a chiedere una maggiore integrazione tra politiche sanitarie e climatiche, anche attraverso strumenti come le Nationally Determined Contributions (NDC). Un segnale positivo è rappresentato dalla nascita della Coalizione per il clima e la salute, ma resta ancora molto da fare perché la salute trovi uno spazio strutturato nell’agenda climatica globale.
Le raccomandazioni del Network: un’agenda per l’Italia
Il Policy Paper si conclude con un appello forte all’Italia, da sempre paese attivo nella cooperazione sanitaria. Tra le raccomandazioni principali:
- Rafforzare i sistemi sanitari pubblici e comunitari, capaci di garantire servizi equi e universali anche in contesti di crisi;
- Integrare pienamente l’approccio One Health nelle strategie nazionali e internazionali;
- Sostenere il Global Fund, aumentando l’impegno finanziario italiano nel prossimo ciclo 2026–2028;
- Garantire la partecipazione della società civile, delle comunità e delle donne in tutte le fasi decisionali;
- Raggiungere lo 0,7% del RNL in Aiuto Pubblico allo Sviluppo entro il 2030, come previsto dagli impegni ONU;
- Investire nella prevenzione della violenza di genere e delle pratiche dannose in contesti di crisi climatica e umanitaria.