Trasparenza a senso unico: il gruppo anti-ONG del Parlamento europeo parte nell’opacità
Il Parlamento europeo ha avviato i lavori del nuovo Scrutiny Working Group on NGOs (SWG), un organismo presentato come un esercizio di trasparenza, ma che secondo la società civile europea rappresenta una delle iniziative più apertamente politiche e distorsive degli ultimi anni. La prima seduta e la conferenza stampa inaugurale hanno infatti confermato ciò che associazioni, reti civiche e numerosi gruppi parlamentari denunciano da mesi: questo gruppo nasce con un mandato opaco, una composizione sbilanciata e un obiettivo politico mirato, che rischia di danneggiare la credibilità del Parlamento europeo e il ruolo delle ONG nelle politiche pubbliche dell’Unione.
Un esercizio di “trasparenza” creato in totale opacità
La più evidente contraddizione del SWG è che un organismo istituito per garantire “trasparenza” delle attività delle ONG inizi i propri lavori nell’oscurità più totale. Ad oggi infatti, non è dato conoscere l'elenco completo dei membri del gruppo e quale sia il suo mandato e i termini di riferimento.
Un avvio che smentisce la narrativa ufficiale e alimenta il timore che la vera finalità non sia un controllo tecnico e imparziale, ma una campagna politica contro la società civile europea. Non a caso, alcuni deputati denunciano che documenti richiesti dagli stessi promotori del gruppo non siano stati condivisi con gli altri parlamentari, che l’agenda sia stata imposta senza discussione e che non esista reale possibilità di influire sul rapporto finale, che sarà redatto esclusivamente da membri conservatori e di estrema destra.
Accuse già smentite, riproposte come verità implicite
Nel corso della prima conferenza stampa, gli eurodeputati promotori hanno riproposto vecchi argomenti: ONG che “fanno lobbying con i soldi della Commissione”, che “influenzano il dibattito politico”, che “hanno troppo potere”. Tutte affermazioni che fino ad ora non hanno trovato alcune evidenza, ribadisce la Commissione. Il direttore di DG CLIMA, ha chiarito infatti che non esiste alcuna prova di violazioni, che le ONG definiscono autonomamente i propri programmi di lavoro e che nessun beneficiario viene finanziato per fare lobbying interno sulle istituzioni UE. La Commissione, dunque, smentisce ogni ipotesi di improprio utilizzo dei fondi precisando che le contestate attività di advocacy presenti nei programmi delle ONG erano state riportate per trasparenza, e non perché richieste dalla Commissione — e che comunque sono state rimosse a seguito dell'approvazione delle nuove linee guida datate 2024.
Un mandato fazioso che prende di mira solo le ONG
La distorsione più grave risiede però nello scopo del gruppo: il SWG guarda unicamente alle ONG, ignorando completamente gli altri destinatari di finanziamenti europei — imprese, consulenti, think tank, fondazioni private e contractor — che ricevono fondi molto più ingenti e sono i veri "influencer" delle politiche europee.
Questa scelta selettiva non nasce da un’esigenza di controllo dei fondi pubblici, ma da una precisa strategia politica: costruire la narrativa che le ONG sarebbero opache, ideologiche o parte di una rete di influenza “da monitorare”. Una narrazione già ampiamente smentita dallo stesso Parlamento e dalla Corte dei Conti europea che hanno infatti accertato l’assenza di qualsiasi irregolarità o abuso nei finanziamenti UE alle ONG, compresi quelli del programma LIFE, dal quale nasce questo caso.
Per quanto è dato di sapere, la composizione del gruppo conferma la matrice politica dell’iniziativa. Il SWG è dominato da esponenti del PPE, dei Conservatori e Riformisti (ECR) e della nuova costellazione dell’estrema destra, Patriots for Europe. Si tratta di quelle forze politiche che negli ultimi anni hanno attaccato sistematicamente le ONG nei loro paesi di provenienza e promosso teorie di “foreign agents” contro le organizzazioni della società civile. Non sorprende che Socialisti & Democratici, Renew, Verdi e Left abbiano scelto di abbandonare i lavori fin dalla prima seduta, aderendo all'appello di oltre 30 organizzazioni che — guidate da The Good Lobby — chiedono ai gruppi progressisti di boicottare il SWG, rifiutando di legittimare un organismo nato da presupposti politici e non da esigenze di controllo.