Global Gateway sotto esame in Europa: le criticità sono le stesse del Piano Mattei
Il dibattito sulla strategia del Global Gateway è finalmente approdato al Parlamento europeo che è stato recentemente chiamato a discutere e adottare una posizione su uno degli strumenti più ambiziosi dell’Unione Europea per rafforzare la propria presenza globale attraverso investimenti infrastrutturali, energetici e digitali. Presentato come la risposta europea alle grandi iniziative globali di investimento, il Global Gateway punta a mobilitare risorse significative per promuovere sviluppo sostenibile, connettività e partenariati con i Paesi del Sud globale. Tuttavia, proprio mentre le istituzioni europee ne consolidano l’impianto politico, cresce un fronte critico che ne mette in discussione non solo l’efficacia, ma anche la natura stessa di questa strategia.
I nodi da sciogliere sono gli stessi del Piano Mattei
Un dibattito che fa emergere le stesse criticità che da mesi vengono sollevate in Italia sul Piano Mattei, in primis la progressiva trasformazione della cooperazione allo sviluppo in uno strumento sempre più al servizio della diplomazia economica. Il combinato disposto tra indebolimento del multilateralismo e crescenti tensioni internazionali accelera la competizione per risorse ed energia e la cooperazione rischia di perdere il suo ruolo originario – quello di promuovere diritti, equità e sviluppo sostenibile – per diventare un’estensione delle politiche di potenza.
Sempre più voci della società civile mettono in discussione il paradigma su cui si fondano queste iniziative. Il Global Gateway, in particolare, segna un passaggio evidente da un modello centrato sull’aiuto pubblico, sulla riduzione della povertà e sull’ownership dei Paesi partner, a un approccio guidato dagli investimenti e dagli interessi strategici europei. Anche il Piano Mattei si muove lungo questa linea, intrecciando cooperazione, sicurezza energetica e promozione degli interessi economici nazionali. Il risultato è una crescente sovrapposizione tra sviluppo e geopolitica, in cui le priorità dei Paesi partner rischiano di passare in secondo piano rispetto a quelle delle élite politiche ed economiche europee e dei Paesi africani.
La costruzione di una nuova narrazione win-win
Uno degli aspetti più emblematici è la costruzione di una nuova narrazione dominante che presenta questi programmi come strumenti win-win, paritari e intrinsecamente positivi. Una narrazione che tende però a marginalizzare le voci critiche e a ridurre lo spazio per un dibattito pubblico realmente aperto. In questo quadro, la società civile appare sempre più relegata a un ruolo secondario, quando non simbolico. Nel caso del Global Gateway, le organizzazioni della federazione europea Concord Europe denunciano da tempo un coinvolgimento limitato e poco incisivo. I meccanismi di consultazione esistono, ma raramente incidono sulle decisioni strategiche, dalla selezione dei progetti alla loro implementazione. Le comunità locali, che dovrebbero essere al centro degli interventi, restano spesso ai margini dei processi decisionali e subiscono le scelte calate dall’alto dei governi e delle grandi imprese multunazionali coinvolte negli investi menti. Una dinamica simile si osserva anche nel Piano Mattei, dove il dialogo con la società civile – sia italiana che dei Paesi partner – appare ancora fragile e non strutturato.
Mancanza di trasparenza e misurazione dell'impatto
Accanto a questo tema, emerge con forza quello della trasparenza, problema più volte segnalato anche da attori favorevoli alla strategia. Nel caso del Global Gateway, la società civile denuncia una carenza di informazioni accessibili e dettagliate su progetti, finanziamenti e risultati. La difficoltà di comprendere come vengono selezionati gli interventi, quali criteri guidano l’allocazione delle risorse e quali siano gli impatti effettivi nei Paesi partner limita la possibilità di un controllo pubblico informato. Anche in Italia, il dibattito sul Piano Mattei evidenzia criticità simili: la governance appare ancora in evoluzione e non vengono palesati i meccanismi decisionali e l'impiego dei fondi.
Ma la questione più profonda riguarda l’impatto sullo sviluppo. L’enfasi sugli investimenti e sul coinvolgimento del settore privato solleva interrogativi sulla reale capacità di queste strategie di contribuire alla riduzione delle disuguaglianze. In assenza di adeguati meccanismi di misurazione dell'impatto su questi fronti, sembrano prevalere interventi che rafforzano modelli economici estrattivi, aumentano l’indebitamento dei Paesi partner o generano benefici concentrati in pochi attori.
Sviluppo sostenibile o solo economico?
La sostenibilità – ambientale, sociale ed economica – sembra essere più un elemento retorico che un criterio operativo vincolante. La complessità delle catene di finanziamento, il ruolo crescente di intermediari finanziari e la centralità delle grandi imprese rendono più difficile garantire il rispetto effettivo dei diritti umani, degli standard ambientali e dei principi di equità. Sia il Global Gateway che il Piano Mattei dichiarano di voler promuovere uno sviluppo sostenibile e inclusivo, ma senza fissare regole stringenti. E' questo che chiedono le organizzazioni della società civile, che tutti gli attori coinvolti – comprese imprese e istituzioni finanziarie – rispettino standard elevati in materia ambientale, sociale e di diritti umani soprattuto in settori come quello energetico e infrastrutturale, dove il rischio di impatti ambientali e sociali negativi è più elevato.
La discussione in corso al Parlamento europeo rappresenta un passaggio importante, in un periodo nel quale la UE discute la programmazione del prossimo settennato. Concord Europe chiede che nel prossimo MFF 2028-34 questa strategia evolva verso modelli più trasparenti, partecipativi e orientati alla riduzione delle disuguaglianze capace di mettere al centro le persone, le comunità.