Gaza, Sudan, Haiti: fame estrema e malnutrizione infantile al record storico
Fame e malnutrizione: una crisi che non si arresta
L’insicurezza alimentare acuta colpisce ora il 22,6% della popolazione analizzata, superando stabilmente per il sesto anno la soglia del 20%. Le cause principali restano immutate: conflitti armati, eventi climatici estremi, crisi economiche e sfollamenti forzati continuano a colpire le aree più fragili del pianeta. Il fenomeno non risparmia i più piccoli. La malnutrizione acuta ha colpito quasi 38 milioni di bambini sotto i cinque anni, con picchi particolarmente gravi in contesti come la Striscia di Gaza, il Sudan, il Mali e lo Yemen, dove le emergenze sanitarie e alimentari si sommano ai conflitti.
Crisi alimentari aggravate da guerra e sfollamenti
Secondo il rapporto, circa 95 milioni di persone sfollate (inclusi rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni) vivono in paesi colpiti da gravi crisi alimentari, come la Repubblica Democratica del Congo, la Colombia, il Sudan e la Siria, su un totale globale di 128 milioni di sfollati. In 12 paesi la situazione è maggiormente peggiorata rispetto al 2022 a causa dell’intensificarsi di guerre, shock economici o disastri naturali. In queste aree, 13,5 milioni di persone in più sono cadute in situazioni di insicurezza alimentare acuta. Solo in 17 paesi si è registrato un miglioramento, che ha comunque coinvolto un numero minore di persone: circa 7,2 milioni.

Sudan e Gaza: epicentri di fame estrema
Il Sudan ha subito il peggior deterioramento a livello globale. A seguito del conflitto scoppiato nell’aprile 2023, ben 8,6 milioni di persone si sono aggiunte a quelle già in crisi, portando il totale a 20,3 milioni. Si tratta del paese con il numero più alto di persone classificate in Emergenza (Fase 4 IPC).
La situazione è drammatica anche nella Striscia di Gaza, dove il conflitto riesploso a fine 2023 ha provocato la peggiore crisi alimentare mai registrata dal GRFC. Tra dicembre 2023 e febbraio 2024, il 26% della popolazione (470.000 persone) ha vissuto in condizioni di catastrofe (Fase 5), mentre il resto si è diviso tra Emergenza e Crisi. A maggio 2025, l’intera popolazione di 2,2 milioni di abitanti è stimata in Fase 3 o superiore, senza prospettive immediate di miglioramento.
Le principali cause della fame acuta
- I conflitti si confermano la principale causa di fame acuta, colpendo 140 milioni di persone in 20 paesi. Le zone più colpite includono Sudan, Striscia di Gaza, Haiti, Sud Sudan e Mali, dove la guerra ha portato all’interruzione dei mercati, dell’accesso al cibo e dei servizi.
- A seguire, gli shock economici hanno provocato insicurezza alimentare in 15 paesi, colpendo 59,4 milioni di persone, quasi il doppio rispetto ai livelli precedenti alla pandemia di COVID-19. In contesti come Afghanistan, Yemen, Sud Sudan e Siria, le crisi economiche sono il motore principale della fame.
- Infine, gli eventi meteorologici estremi come siccità e inondazioni legate al fenomeno El Niño hanno avuto un impatto diretto su oltre 96 milioni di persone in 18 paesi, soprattutto in Africa meridionale, Asia meridionale e nel Corno d’Africa.
Previsioni 2025: meno fondi, più fame
Nonostante il peggioramento globale, il 2025 si prospetta come un anno particolarmente critico: il GRFC prevede la più significativa riduzione dei finanziamenti umanitari da quando esiste il rapporto. Il calo dei fondi rischia di compromettere in modo grave le risposte umanitarie a crisi sempre più diffuse e complesse.
“L’insicurezza alimentare acuta e la malnutrizione hanno raggiunto livelli record, ma lo slancio politico e i finanziamenti stanno diminuendo rapidamente”, si legge nel rapporto. Il documento lancia un appello urgente affinché i decisori politici mettano al centro i bisogni delle comunità colpite, adottando strategie basate sull’evidenza e interventi strutturali. La Rete Globale contro le Crisi Alimentari raccomanda anche investimenti nei sistemi alimentari locali e nei servizi nutrizionali integrati per costruire una resilienza di lungo termine. Scarica il rapporto completo