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Ong italiane, dall’idoneità all’eleggibilità ?


Sembrerà strano ma il tema del superamento dell’idoneità MAE per le ONG è stato discusso a un incontro della Piattaforma AOI delle ONG idonee che ieri si sono trovate a Roma per fare il punto sul ruolo delle ONG in tempi di crisi e trasformazioni.
Si tratta dell’idoneità che il Ministero degli Affari Esteri accorda alle organizzazioni che si occupano di cooperazione internazionale ed educazione allo sviluppo ai sensi della legge 49/87, legge oggi al centro di un dibattito rispetto alla sua riforma che vede da una parte i firmatari di un disegno di legge che al Senato sostengono di poterla portare ad approvazione entro l’estate ed il Ministro Riccardi che si opporrà a questo processo legislativo portando avanti il progetto del Forum Cooperazione.
In Italia ce ne sono già 256 che hanno ricevuto l’idoneità da MAE e altre 50 che aspettano di ottenerla. Il panorama delle organizzazioni che si occupano di cooperazione internazionale a diversi livelli è ovviamente più ampio, i dati Istat parlano di 1433 organizzazioni censite.

Da dicembre scorso il MAE ha rinnovato i requisiti necessariper ottenere l’idoneità rendendoli sensibilmente più restrittivi. Questo, a detta del coordinatore della Piattaforma AOI, Giancarlo Malavolti, potrebbe causare una riduzione delle idoneità accordate dal MAE soprattutto a quelle organizzazioni che non performano economicamente come il MAE oggi richiede.
Il tema è complesso e fortemente legato alla legge vigente in tema di cooperazione che istituisce lo strumento dell’idoneità e ne fa strumento fondamentale per dichiarare lo status di ONG e per poter accedere ai fondi MAE (e non solo). A cascata tutti gli enti italiani e non che finanziano la cooperazione chiedono alle organizzazioni lo status di ONG.
Eppure il superamento dell’idea di idoneità MAE è ormai nei fatti, è sempre più difficile ingabbiare in requisiti numerici (soprattutto economici) la possibilità o meno di operare nel mondo della cooperazione con tutte le specificità che oggi esistono. Fissare una soglia minima di contributi pubblici che un’organizzazione deve ricevere in un anno per poter aspirare all’idoneità può essere problematico soprattutto in periodi di crisi in cui i fondi pubblici spariscono di mese in mese.
La proposta è di sostituire l’istituto dell’idoneità con il concetto (più europeo) di eleggibilità. Ovvero la valutazione di eleggibilità delle singole organizzazioni rispetto ad uno specifico progetto/finanziamento.
Per farla semplice, la tal organizzazione non sarebbe idonea in quanto tale a fare cooperazione ma lo sarebbe  a seconda delle suo capacità ed esperienze rispetto ad uno specifico progetto o finanziamento. In questo modo si avrebbe un ampio albo delle organizzazioni che si occupano di cooperazione che potrebbero essere eleggibili o meno rispetto a specifici interventi. Questo potrebbe valorizzare non solo i bilanci milionari di alcune ONG ma anche le specifiche professionalità ed esperienze di organizzazioni che non sono cresciute economicamente come altre.
Sulla proposta ci sono già significative convergenze, le Ong ovviamente, almeno quelle presenti nella Piattaforma e la DGCS. Il Console Emilia Gatto capo Ufficio VII, presente all’iniziativa, anticipa una suo apprezzamento rispetto a questa visione nonché quello della Direttrice della DGCS Belloni. L’argomento è all’ordine del giorno anche al tavolo 4 della consultazione del  Forum Cooperazione. Diverso sarebbe lo scenario se si trasformasse in legge il disegno del Senato n.1744 che di fatto ripresenta l’istituto dell’idoneità gestito dalla Agenzia per la cooperazione anziché dalla DGCS.
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  1. Sicuramente eleggibilità. Anche perchè gli indicatori e gli standard della idoneità sono molto opinabili e carenti. Tuttavia rimane un problema di fondo. Ossia che l'eleggibilità sia scevra da verifica circa la qualità dell'azione svolta. A mio avviso ci deve essere un sistema a controllo che permetta di mantenere lo status. Sistema fondato sui principi della vlautazione di qualità: Efficienza (uso delle risorse), efficacia (capacità di raggiungere gli obiettivi di progetto),pertinenza (capacità di individuare obiettivi pertinenti rispetto al contesto problematico che si vuole risolvere); impatto (produzione di cambiamenti permanenti e duraturi nella realtà soggettiva e oggettiva dell'intervento). Senza questo approccio i soldi potrebbero essere gestiti meglioo, sì, ma non è detto che vengano utilizzati bene. Per contro le ONG (idonee o elette) non assicurano che noi facciamo una buona cooperazione.

  2. Intanto bisognerebbe distinguere i progetti di cooperazione e quelli di emergenza. EuropeAid valuta l'eleggibilità per lo sviluppo, ECHO, che ha bisogno di tempi rapidi di approvazione, lavora su un concetto più simile all'idoneità.
    L'idoneità in se non è un male ma lo è quella MAE, che è un'etichetta che permette ad organizzazioni senza budget né esperienza di settore o paese di ricevere centinaia di migliaia di euro. Poi ormai a livello costi benefici, considerano i pochi progetti MAE, è davvero sconsigliabile.

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