Cosa dice il secondo stato di avanzamento del Piano Mattei
Il 9 luglio scorso il Governo ha trasmesso alle Camere la seconda relazione annuale sullo stato di attuazione del Piano Mattei per l’Africa, aggiornata al 30 giugno. Il documento, curato dalla Struttura di Missione presso la Presidenza del Consiglio, offre un quadro di ciò che è stato realizzato nei primi 18 mesi di operatività del Piano, evidenziando progressi, aree ancora interlocutorie e nuove ambizioni. Rispetto alla precedente relazione, il documento mostra un incremento del numero e dell’estensione delle progettualità, con un’attenzione particolare al rafforzamento dei partenariati internazionali, all’uso mirato di strumenti finanziari e all’approccio multisettoriale dello sviluppo. Purtroppo, nonostante la crescita del numero delle iniziative, spariscono dal documento le schede, già molto striminzite, che davano qualche dettaglio dei singoli progetti.
Una strategia in evoluzione: ampliamento geografico e priorità politiche
Tre sono gli obiettivi prioritari che guidano l’azione del Piano: l’ampliamento geografico, lo sviluppo di partenariati multilaterali, e la gestione del debito. Nel corso del 2025 sono stati ufficialmente aggiunti cinque nuovi Paesi (Angola, Ghana, Mauritania, Senegal e Tanzania) ai nove inizialmente coinvolti. Parallelamente, l’Italia ha dichiarato l’intenzione di convertire circa 235 milioni di euro di crediti bilaterali in progetti di cooperazione allo sviluppo, in particolare nei Paesi a basso o medio reddito.
L’accento sulla cooperazione multilaterale si è concretizzato con la stretta collaborazione tra Piano Mattei e Global Gateway, l’iniziativa dell’Unione Europea per rafforzare le infrastrutture strategiche globali. Il vertice del 20 giugno 2025 a Roma, co-presieduto dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, ha segnato un passaggio chiave: 11 intese sottoscritte e l’annuncio di impegni congiunti per 1,2 miliardi di euro, destinati a infrastrutture energetiche, digitali e agroalimentari.
I numeri della Relazione: 64 iniziative, ma maturità disomogenea
La seconda relazione presenta 64 iniziative, distribuite nei seguenti settori:
- Istruzione, formazione e cultura: 24
- Energia: 14
- Acqua e infrastrutture: 12
- Agroalimentare: 10
- Sanità: 4
Di queste, 29 sono classificate come iniziative operative: includono la firma di accordi, la pubblicazione di bandi, l’allocazione di fondi e l’avvio di corsi. Le restanti 35 risultano ancora interlocutorie, con attività descritte come “in corso”, “avviate” o “in fase di valutazione”. Questa distinzione è rilevante per valutare l’efficacia attuale del Piano: mentre la dimensione strategica e finanziaria è in consolidamento, il passaggio da progettualità “in avvio” a interventi con impatto misurabile rappresenta una delle sfide principali dei prossimi mesi.
Strumenti finanziari: leva pubblica, multilaterale e mobilitazione privata
Sul piano finanziario, il Piano Mattei si avvale di un’articolata architettura di strumenti. Tra quelli più rilevanti:
- Plafond Africa (CDP): 500 milioni di euro destinati alle imprese italiane con operatività stabile nel continente africano.
- Misura Africa (SIMEST): 200 milioni di euro per investimenti e formazione del personale.
- Garanzie SACE: 2 miliardi di euro a copertura di oltre 200 progetti di imprese italiane.
- Fondo multilaterale con la Banca Africana di Sviluppo: 140 milioni di euro da fondi italiani e 25 milioni di dollari dagli Emirati Arabi Uniti.
- Accordo operativo con la Banca Mondiale: collaborazione per co-finanziare progetti in Africa, con task force permanente a Roma.
Questi strumenti mirano a coniugare cooperazione allo sviluppo, diplomazia economica e promozione delle imprese italiane, all’interno di un paradigma orientato al partenariato e alla co-progettazione.
Ambiti di intervento: tra visione settoriale e azione territoriale
1. Agroalimentare
Sono state attivate sinergie tra soggetti pubblici e privati per rafforzare le filiere agricole, promuovere sovranità alimentare e favorire l’innovazione sostenibile. In Algeria è stato avviato un progetto con Bonifiche Ferraresi e Leonardo, mentre in Senegal, Ghana e Mozambico sono previsti centri agroindustriali e formazione tecnica per i giovani.
2. Sanità
Le azioni in Etiopia e Costa d’Avorio riguardano il miglioramento di strutture sanitarie in aree rurali e periferiche, con un’attenzione specifica alla salute materno-infantile e alla fornitura di attrezzature.
3. Energia
Il Nord Africa e il Kenya sono al centro delle attività legate alla transizione energetica. Il sostegno va da impianti fotovoltaici in Egitto, a interventi sull’idrogeno verde in Tunisia, fino a progetti geotermici in Kenya. Il Piano contribuisce inoltre a iniziative multilaterali come la “Mission 300” della Banca Mondiale, volta a fornire accesso all’energia a 300 milioni di persone entro il 2030.
4. Istruzione e formazione
Ritenuto uno dei settori cardine, il Piano prevede corsi professionali, bandi di ricerca e programmi di alta formazione. È in fase di realizzazione una Scuola Superiore Universitaria non statale dedicata all’agricoltura, mentre tramite la Scuola Nazionale dell’Amministrazione sono previsti percorsi per oltre 1.500 funzionari africani. In parallelo, SACE ha lanciato l’Africa Champion Program, con l’obiettivo di potenziare le competenze delle PMI italiane attive sul continente.
5. Infrastrutture e digitale
Il Corridoio ferroviario di Lobito (Angola–Congo–Zambia) è il progetto infrastrutturale di punta, con 250 milioni di euro già stanziati. Sul versante digitale, è in corso l’estensione del cavo Blue-Raman e l’avvio dell’AI Hub for Sustainable Development, in collaborazione con UNDP e con il supporto del Ministero delle Imprese e del MIMIT.
Una sfida triplice: impatto, trasparenza e partecipazione
Se la Relazione certifica un’attività intensa a livello politico e tecnico, restano aperte tre sfide principali.
La prima è quella dell’impatto: molte iniziative risultano ancora in fase di definizione o avvio. La trasformazione di queste in risultati tangibili per le comunità locali è il vero banco di prova dell’efficacia del Piano. Inoltre nulla si dice rispetto agli strumenti di misurazione dell'impatto che verranno utilizzati per valutare le iniziative.
Nessun progresso sul fronte della trasparenza. Dei progetti si sa poco o nulla al di la dei titoli e dei comunicati stampa che invece proliferano. Non esistono documenti di progetto, delibere e atti amministrativi che possano informare gli stakeholders e l'opinione pubblica sulla destinazione dei fondi. a quasi due anni dall'avvio del Piano non esiste ancora un sito internet dedicato che raccolga le innumerevole iniziative.
La terza è la partecipazione degli attori italiani: imprese, organizzazioni della società civile, enti territoriali e centri di ricerca attendono di poter comprendere meglio modalità e criteri di accesso ai progetti, per garantire inclusività, trasparenza e coerenza.
Scarica il secondo documento di avanzamento
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