Terrorismo globale: il Sahel epicentro della crisi
Il Sahel si consolida come epicentro mondiale del terrorismo, arrivando a rappresentare oltre la metà delle morti globali legate ad atti terroristici. E' quanto emerge dal Global Terrorism Index 2026, rapporto che fotografa ogni anno la geografia del terrorismo globale. Sebbene il numero complessivo di vittime e attacchi sia in calo rispetto agli anni precedenti, il fenomeno appare sempre più concentrato in specifiche aree fragili, in particolare nell’Africa subsahariana.
La classifica, appena pubblicata, vede sei dei dieci paesi più colpiti dal terrorismo nell'Africa subsahariana, paesi come Burkina Faso, Niger, Mali e Nigeria figurano stabilmente nelle prime posizioni. Il Burkina Faso è il Paese che ha subito il peggior impatto dal terrorismo, con un aumento dei morti del 68% nonostante una diminuzione degli attacchi del 17%. La Nigeria si è classificata al quarto posto nell'indice globale del terrorismo con 171 incidenti, 750 morti, 243 feriti e 67 ostaggi.
Parallelamente, il Pakistan si colloca per la prima volta al primo posto nella classifica globale, con un forte aumento di incidenti e vittime, legato anche alla dinamica regionale con l’Afghanistan e al rafforzamento di gruppi come il Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP).
Dinamiche e driver del terrorismo
Il rapporto evidenzia come, nei contesti africani, le cause del terrorismo siano fortemente legate a fattori strutturali. Le violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza rappresentano uno dei principali elementi di radicalizzazione, insieme alla mancanza di opportunità economiche e occupazionali. In molte aree, i gruppi armati riescono a colmare il vuoto statale offrendo incentivi economici e protezione, attirando soprattutto giovani senza prospettive.
A livello globale, lo Stato Islamico e le sue affiliate restano la rete terroristica più letale, con una presenza diffusa in oltre 20 Paesi e una crescente capacità di adattamento. Allo stesso tempo, si registra un aumento significativo dell’utilizzo di tecnologie avanzate, come droni e sistemi di comunicazione criptati, che rendono più complessa la prevenzione e il contrasto degli attacchi.
Nei Paesi occidentali emergono dinamiche differenti ma altrettanto preoccupanti. Il terrorismo è sempre più legato a processi di radicalizzazione online, che coinvolgono in misura crescente giovani e minorenni. Le piattaforme digitali e gli algoritmi social facilitano percorsi rapidi di esposizione a contenuti estremisti, riducendo drasticamente i tempi di radicalizzazione. Gli attacchi sono inoltre sempre più spesso condotti da “lupi solitari”, difficili da intercettare, che negli ultimi anni hanno rappresentato la maggioranza degli attentati mortali in Occidente.
Conflitti e instabilità regionale
Il terrorismo contemporaneo mostra una forte dimensione transfrontaliera. Oltre il 70% degli attacchi avviene in prossimità di confini internazionali, in aree dove il controllo statale è limitato. Regioni come il Sahel centrale o il bacino del Lago Ciad sono esempi emblematici di come i vuoti di governance favoriscano la mobilità e il radicamento dei gruppi armati.
Il rapporto sottolinea inoltre i rischi legati a possibili escalation in Medio Oriente. Un elemento sempre più rilevante, anche per la sicurezza internazionale, è la crescita degli atti di antisemitismo. In Europa e in Italia si registra un aumento significativo sia nel numero sia nella gravità degli episodi, con un incremento costante negli ultimi anni e un forte legame con le tensioni in Medio Oriente.
I conflitti in Medio Oriente, in particolare a Gaza e in Iran, rappresentano potenziali moltiplicatori del rischio terroristico. L’instabilità regionale e il coinvolgimento di attori non statali (come milizie e gruppi affiliati) potrebbero favorire un’espansione delle attività terroristiche anche al di fuori dell’area mediorientale. Secondo diverse analisi, un’eventuale destabilizzazione dell’Iran potrebbe trasformare il Paese in un nuovo hub per gruppi armati, con effetti simili a quelli osservati in passato in Iraq o Siria. Inoltre, le reti legate a Teheran – tra cui Hezbollah e altri gruppi – potrebbero intensificare azioni indirette o attacchi all’estero.