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Misurare il cambiamento, così la Theory of Change diventa uno strumento d'impatto

La Teoria del Cambiamento è uno strumento potente per raccontare la nostra immagine del mondo, i problemi che vogliamo affrontare, le dinamiche che li alimentano e se, come e quanto il nostro lavoro contribuirà a cambiare la situazione. Del “se” e del “come” si parla spesso, ed è fondamentale continuare a parlarne perché i concetti si trasformino in pratiche all’interno delle organizzazioni. Il “quanto” resta, a volte, un po’ da parte, un obiettivo che facilmente si scontra con la mancanza di mezzi e competenze. 

Perchè misurare?

Non è facile misurare una ToC, è vero, soprattutto se la ToC di cui stiamo parlando è riferita all’intera organizzazione o ad alcune sue strategie. La buona notizia, però, è che è un obiettivo alla portata di tutti, anche delle organizzazioni più piccole e meno strutturate. Certo, il tempo è sempre poco e le risorse disponibili ancora meno, ma se non riusciamo a misurarla la ToC, rischia di essere come una zucca cruda, buona per fare le decorazioni. Riuscire a misurarsi può fare la differenza tra dire di fare del bene, e farlo davvero. Come un medico che non sapesse prescrivere l’antibiotico giusto e si accontentasse di dare una pacca sulla spalla ai pazienti. Certo, un po’ di empatia non guasta mai, ma se l’infezione non passa, tutta la buona volontà del medico non sarà servita a nulla. Saper identificare l’intervento migliore (l’antibiotico giusto) e saper verificare se ha avuto effetto o no (l’infezione è passata), è una responsabilità alla quale chi lavora per migliorare il mondo non può sottrarsi. 

Ci serve un metro, o forse più

Per misurare una ToC servono alcune cose. Non tantissime, ma alcune cose di base. Innanzitutto dei criteri o, come si dice di solito, degli indicatori. Un indicatore è il metro che useremo per la misura, il riferimento che ci farà dire “ok” o “non ok”, oltre alle cinquanta sfumature intermedie. Quanti e quali indicatori ci servono? Almeno uno per ciascun elemento della ToC, perché è importante che tutto quello che abbiamo inserito nella ToC si possa misurare. Potremmo spingerci a dire che se non riusciamo a misurare qualcosa, ne possiamo fare a meno. Una visione un po’ estrema, è vero, ma è una prospettiva che aiuta a restare con i piedi per terra. 

E le cose difficili da misurare? Perché un conto è sapere quante persone hanno partecipato ad un corso, un’altra è misurare quanto hanno imparato, per non parlare poi della misura di quanto sia servito quello che hanno imparato. Ci sono cose facili e cose difficili da misurare. Le cose difficili richiedono un approccio diverso, richiedono di valutare una qualità più che misurare una quantità. Magari ne riparleremo in un prossimo articolo su come affrontare gli indicatori qualitativi. Nel frattempo, una semplice regola pratica che possiamo darci è che le cose difficili da misurare richiedono spesso più di un indicatore. Usare più indicatori ci aiuta a guardare la realtà da diversi punti di vista per almeno provare ad intercettarne la complessità. 

Poi però questi diversi indicatori come si possono combinare insieme? Come devo interpretare le informazioni che arrivano da queste diverse fonti di informazione? Dipende da quali indicatori abbiamo deciso di usare. Possono esserci casi diversi, vediamo i due principali:

  • Indicatori diversi misurano dimensioni diverse dello stesso fenomeno. Ad esempio: misuro l’uguaglianza di genere sui luoghi di lavoro registrando a) il salary gap b) l’accesso a posizioni dirigenziali c) l’accesso al part-time. Se queste grandezze vengono riportate ad una stessa scala, ad esempio un numero tra 1 e 100, posso sommarle o farne una media, ricavando un nuovo indicatore multidimensionale, oppure farle “votare” con un criterio del tipo: “se almeno 2 delle 3 condizioni sono verificate allora OK”

  • Indicatori diversi registrano fenomeni diversi. Ad esempio, per misurare il livello di adozione di tecniche di agricoltura sostenibile potrei misurare separatamente la conoscenza di tali pratiche e il loro utilizzo effettivo. In questo caso non avrebbe molto senso combinare i due indicatori perché danno informazioni diverse che è utile tenere separate. In questo caso gli indicatori diversi potrebbero concorrere ad uno stesso racconto, fornendo prospettive complementari. Ad esempio: “Rispetto all’adozione delle tecniche sostenibili possiamo dire che la maggior parte degli agricoltori ha acquisito una buona conoscenza, ma l’applicazione ancora non è generalizzata”. Questo ci porterebbe, tra l’altro, a voler approfondire le cause di un raggiungimento parziale degli obiettivi. 

Gestire diversi indicatori è sempre un esercizio complesso e non c’è una strategia migliore di altre, a priori. E’ importante ogni volta cercare di immaginare cosa potremmo cercare di capire da quella misura, quale informazione utile potrebbe darci quell’indicatore o quell’insieme di indicatori.  

Dagli indicatori alla ToC

La potenza della ToC emerge in tutto il suo fulgore nel momento in cui cerchiamo di misurarla. Dal momento che una buona ToC è una rappresentazione della parte di mondo nel quale interveniamo, la sua misurazione ci permette non solo di dire se il nostro lavoro ha funzionato oppure no, ma anche se la rappresentazione stessa fosse corretta o meno. Se nella ToC abbiamo messo in evidenza delle relazioni causali, misurando i singoli risultati stiamo in realtà verificando queste relazioni. Formare gli agricoltori migliora le loro conoscenze delle tecniche agro-sostenibili e aumenta la porzione di terra coltivata con tali tecniche. E’ vero questo sillogismo? E’ confortato dalla misurazione della realtà? Se lo è, non solo abbiamo effettivamente realizzato un buon intervento, ma abbiamo anche contribuito a capire i meccanismi che sono alla base di un cambiamento positivo. Insomma, misurare la ToC vuol dire confrontarsi in modo critico con le nostre convinzioni, esercizio spesso faticoso, ma mai infruttuoso. 

In conclusione

Abbiamo toccato solo alcuni aspetti della misurazione di una ToC e molto resterebbe ancora da dire. Magari avremo modo di riparlarne, in un prossimo articolo. Per concludere, ecco alcuni punti da tenere a mente (mettiamo almeno un elenco puntato altrimenti poi si scopre che l’articolo è stato scritto da un umano e non dall’AI). “Tre cose da fare domani e, se ne dovete fare una sola, fate la prima”:

  1. Assicuratevi che la vostra ToC abbia un buon piano di monitoraggio;
  2. Usate indicatori che daranno delle informazioni utili;
  3. Per misurare la complessità, usate diversi indicatori, che raccontino punti di vista diversi. 

Alla fine è vero che la ToC è un po’ dura, come la zucca. Ma proprio come per la zucca, se è cucinata bene, dalla buccia ai semi, non se ne butta via nulla. 

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