AidWatch 2025: l’Europa taglia gli aiuti e perde credibilità internazionale
Nel suo ventesimo anniversario, il rapporto AidWatch 2025, curato da CONCORD Europe, offre un bilancio tutt’altro che incoraggiante sullo stato della cooperazione internazionale europea. L’analisi mette in luce un quadro di progressivo arretramento politico e finanziario, in cui l’Unione Europea e i suoi Stati membri sembrano allontanarsi sempre di più dagli obiettivi dichiarati di solidarietà e sviluppo sostenibile.
Il dato più immediato e simbolico è il crollo dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS, o ODA – Official Development Assistance), sceso a livello globale dallo 0,56% al 0,47% del reddito nazionale lordo negli ultimi quattro anni: un calo di circa il 20%, che allontana ancora di più la comunità internazionale dal traguardo storico dello 0,7% fissato dalle Nazioni Unite.
L’Europa resta il principale donatore, ma con cifre gonfiate
Nonostante il quadro negativo, l’Unione Europea resta il principale donatore mondiale, con un contributo complessivo di 105 miliardi di dollari nel 2024, pari al 55% di tutta l’ODA globale. Tuttavia, il dato segna un calo netto rispetto ai 113 miliardi del 2023, e la qualità della spesa è in forte discussione.
Il rapporto sottolinea come una parte rilevante degli aiuti dichiarati dall’UE non sia realmente destinata alla cooperazione, ma derivi da voci di bilancio interne, come le spese per l’accoglienza dei rifugiati o la cancellazione del debito. Secondo AidWatch, 1 euro su 5 segnalato come APS non lo è realmente, mentre Germania, Italia e Francia da sole avrebbero “gonfiato” le loro cifre per un totale di 17 miliardi di euro. Il risultato è un sistema che perde credibilità, sia agli occhi dei partner del Sud globale sia verso la società civile europea, che da anni chiede maggiore trasparenza e coerenza tra obiettivi dichiarati e azioni concrete.
Tagli a istruzione e sanità: l’Europa rinuncia al suo ruolo sociale
Uno degli elementi più preoccupanti evidenziati dal rapporto riguarda la riduzione degli investimenti nei settori sociali fondamentali. I fondi destinati a istruzione, sanità e servizi di base sono diminuiti in modo significativo, soprattutto nei Paesi a basso reddito. Nel 2023 solo il 13,6% dell’APS europeo è stato destinato allo sviluppo umano, ben al di sotto del 20% raccomandato.
Paesi come Germania, Italia, Belgio e Paesi Bassi hanno ridotto in modo consistente i propri contributi. Berlino, in particolare, è passata da 0,82% del RNL nel 2023 a 0,67% nel 2024, segnando uno dei cali più marcati tra i grandi donatori europei.
Secondo CONCORD, questa tendenza rischia di indebolire la stabilità globale: tagliare sugli investimenti sociali non solo compromette lo sviluppo umano, ma alimenta instabilità, migrazioni forzate e conflitti, in un circolo vizioso che finisce per danneggiare anche gli interessi economici dell’Europa stessa.
Le distorsioni del Global Gateway
AidWatch dedica ampio spazio alla critica delle attuali politiche di finanziamento europee, in particolare all’iniziativa Global Gateway, il piano con cui l’UE intende rafforzare i legami infrastrutturali e digitali con i Paesi partner. Nel 2024 i prestiti del Global Gateway ai Paesi a reddito medio-alto sono aumentati del 23%, mentre la quota destinata ai Paesi meno sviluppati (LDCs) è rimasta ferma allo 0,12% del RNL europeo, ossia 13,9 miliardi di euro, una cifra immutata dal 2021.
Questo squilibrio, osserva il rapporto, contraddice gli impegni assunti dall’UE alla Quarta Conferenza sul Finanziamento dello Sviluppo, tenutasi a Siviglia, dove gli Stati membri avevano promesso di “non lasciare indietro nessuno”. In realtà, il modello attuale sembra favorire i partner strategici e i Paesi emergenti, in una logica geopolitica più che di solidarietà.
Un sistema autoreferenziale e senza sanzioni
Uno dei nodi centrali denunciati da AidWatch è l’assenza di un meccanismo di responsabilità e sanzione nei confronti dei Paesi che non rispettano gli impegni presi. Gli Stati membri, ricorda il rapporto, stabiliscono da soli le regole che definiscono cosa possa essere considerato APS e, di conseguenza, valutano autonomamente le proprie performance.
In pratica, ogni governo è libero di ridefinire i criteri di eleggibilità in base alle proprie esigenze di bilancio e di politica interna, falsando il confronto internazionale. La mancanza di un sistema di verifica indipendente rende possibile gonfiare i dati, mentre la Commissione Europea si limita a un ruolo di raccolta e consolidamento.
CONCORD invita quindi a una riforma strutturale della governance dell’APS, chiedendo una maggiore democratizzazione del sistema, con il coinvolgimento diretto dei Paesi beneficiari nella definizione delle priorità e dei criteri di valutazione.