Filantropia privata e sviluppo: si può fare meglio e di più
La filantropia privata si conferma un attore sempre più rilevante nel finanziamento dello sviluppo sostenibile, affiancando aiuti pubblici e investimenti privati. Tuttavia, il suo contributo resta caratterizzato da forti squilibri geografici e settoriali, oltre che da limiti strutturali che ne riducono l’impatto trasformativo. È quanto emerge da una recente analisi dell'OCSE dedicata al ruolo della filantropia nello sviluppo globale.
Tra il 2020 e il 2023, le risorse filantropiche destinate allo sviluppo hanno raggiunto i 68,2 miliardi di dollari, pari a circa il 10% dell’aiuto pubblico allo sviluppo (ODA). Di questi, 52,8 miliardi sono flussi transnazionali, mentre 15,4 miliardi provengono da filantropia domestica nei Paesi a medio e basso reddito, un fenomeno in crescita soprattutto in economie come Cina, India e Messico.
Africa e salute al centro
L’Africa si conferma la principale destinataria dei flussi filantropici internazionali, con 17,6 miliardi di dollari nel periodo considerato, pari al 33% del totale. Tuttavia, anche in questo caso emerge una forte concentrazione degli attori: poche grandi fondazioni internazionali – in particolare la Gates Foundation e la Mastercard Foundation – rappresentano oltre la metà dei finanziamenti diretti al continente. Questa concentrazione si riflette anche nei settori di intervento. La salute assorbe il 40% delle risorse, seguita dall’istruzione (11%) e dal sostegno alla società civile (7%). Pur giocando un ruolo importante nella promozione dell’uguaglianza di genere – con una quota dell’8% superiore a quella dell’ODA – la filantropia resta fortemente focalizzata su ambiti specifici, limitando la diversificazione degli interventi.

Il potenziale inespresso della filantropia
Uno dei principali punti di forza della filantropia è la sua flessibilità. A differenza dei fondi pubblici, può sostenere innovazione, sperimentazione e assunzione di rischio. Tuttavia, questo potenziale non è ancora pienamente sfruttato. I finanziamenti continuano a essere prevalentemente vincolati a progetti specifici e di breve periodo, con una limitata diffusione di strumenti innovativi come prestiti, garanzie o equity. Anche il supporto non finanziario – come accesso a reti, competenze tecniche o attività di advocacy – rappresenta una componente importante ma ancora sottoutilizzata. Un altro limite riguarda la valutazione dell’impatto: se le attività di monitoraggio sono diffuse, restano poco utilizzate metodologie più rigorose, come analisi di costo-efficacia o studi sperimentali, che potrebbero rafforzare l’evidenza dei risultati.
Attori locali ancora marginali
Nonostante il crescente focus internazionale sullo sviluppo guidato localmente, solo l’11% dei fondi filantropici transnazionali raggiunge direttamente organizzazioni locali. Gli attori locali sono spesso coinvolti nell’implementazione, ma meno nei processi decisionali e di progettazione. Tra le principali barriere emergono vincoli amministrativi, requisiti di due diligence e capacità organizzative limitate. La collaborazione resta comunque una caratteristica distintiva del settore: oltre due terzi delle fondazioni partecipano a progetti in cofinanziamento con una pluralità di partner. Tuttavia, anche in questo caso, i partenariati risultano concentrati su un numero limitato di attori internazionali, con una partecipazione ancora marginale delle organizzazioni locali.
Per la cooperazione allo sviluppo, la filantropia rappresenta un partner strategico ma ancora da valorizzare pienamente. Il rafforzamento del suo ruolo passa da alcune direttrici chiave presentate nel rapporto dell'OCSE: maggiore utilizzo di strumenti finanziari innovativi e blended finance, incremento dei finanziamenti flessibili e di lungo periodo, e rafforzamento delle partnership con attori locali. Allo stesso tempo, è fondamentale migliorare i contesti normativi e fiscali per favorire lo sviluppo della filantropia domestica nei Paesi partner, promuovendo trasparenza, accountability e accesso ai dati.