Comunità energetiche europa

L’Europa delle comunità energetiche (ancora) non decolla

Le comunità energetiche rappresentano uno degli strumenti più promettenti per la transizione energetica europea, ma il loro sviluppo è ancora lontano dagli obiettivi fissati. È quanto emerge dalla Relazione speciale 10/2026 della Corte dei conti europea, che analizza lo stato di attuazione delle politiche UE e nazionali in materia.

Il report evidenzia un forte divario tra le ambizioni politiche e i risultati concreti. L’Unione europea aveva fissato l’obiettivo di avere almeno una comunità energetica rinnovabile in ogni comune con più di 10.000 abitanti entro il 2025, ma a inizio anno solo il 27% di questi comuni risultava dotato di tali iniziative. La situazione è particolarmente disomogenea: mentre Paesi come Paesi Bassi e Danimarca superano l’80%, l’Italia si attesta intorno al 3-4%.

Obiettivi poco realistici e difficili da monitorare

Secondo la Corte, uno dei principali limiti riguarda la definizione stessa degli obiettivi europei, giudicati poco chiari e difficilmente misurabili. Il target fissato non è supportato da una base quantitativa solida e non tiene conto di elementi fondamentali come la capacità energetica installata o il numero di cittadini coinvolti. Anche il sistema di monitoraggio risulta carente: i dati disponibili sono frammentari e non consentono una valutazione accurata dei progressi. Una mappatura completa delle comunità energetiche è prevista solo nel 2026, oltre la scadenza dell’obiettivo.

Un ulteriore ostacolo è rappresentato dalla complessità del quadro normativo europeo. Le direttive introducono definizioni diverse e talvolta sovrapposte di comunità energetiche, generando confusione e applicazioni non uniformi nei diversi Paesi. Il recepimento delle norme è inoltre in ritardo: tra gli Stati analizzati, solo l’Italia ha completato formalmente l’attuazione delle direttive europee entro il 2025, mentre altri Paesi risultano ancora inadempienti.

Partecipazione dei cittadini ancora limitata

Nonostante le comunità energetiche nascano con l’obiettivo di favorire la partecipazione attiva dei cittadini, il coinvolgimento reale resta disomogeneo. In alcuni Paesi prevalgono modelli guidati da imprese o istituzioni, con scarsa presenza diretta dei residenti.  Particolarmente debole è anche l’attenzione verso le famiglie vulnerabili: solo pochi Stati hanno introdotto misure specifiche per favorirne la partecipazione e contrastare la povertà energetica.

Il report segnala numerose difficoltà pratiche che rallentano lo sviluppo delle comunità energetiche. Tra queste:

  • burocrazia complessa e norme frammentate;
  • carenza di strumenti di supporto e informazione;
  • lunghi tempi di connessione alla rete elettrica;
  • mancanza di incentivi per sistemi di accumulo e gestione della flessibilità.

Questi elementi limitano la diffusione delle iniziative e ne riducono l’impatto sul sistema energetico. Sul piano economico, alcuni segnali positivi emergono dai regimi di sostegno adottati in diversi Paesi, che consentono tempi di ritorno degli investimenti generalmente inferiori ai dieci anni. Tuttavia, permangono criticità legate all’equità dei costi di rete e alla mancanza di strumenti finanziari adeguati in alcuni contesti.

Le raccomandazioni della Corte

Per superare queste criticità, la Corte dei conti europea propone una serie di interventi. Tra i principali:

  • definire obiettivi più realistici e misurabili;
  • migliorare i sistemi di monitoraggio e raccolta dati;
  • chiarire il quadro normativo e le forme giuridiche;
  • rafforzare il coinvolgimento dei cittadini e delle famiglie vulnerabili;
  • introdurre incentivi per lo storage e i servizi di flessibilità.

Il caso italiano

L’Italia presenta un quadro contrastante: da un lato è tra i Paesi più avanzati nel recepimento delle direttive europee e ha registrato una crescita significativa delle comunità energetiche nel 2025; dall’altro, il livello di diffusione resta ancora basso e il sistema di supporto appare complesso.

La relazione suggerisce che le comunità energetiche difficilmente raggiungeranno nel breve periodo il peso previsto nelle strategie europee. Tuttavia, restano uno strumento chiave per favorire l’accettazione sociale delle rinnovabili, promuovere la partecipazione dei cittadini e contrastare la povertà energetica. Il futuro del settore dipenderà dalla capacità delle istituzioni europee e nazionali di semplificare le regole, rafforzare le infrastrutture e creare condizioni più favorevoli per lo sviluppo di modelli energetici partecipativi e sostenibili.

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