12 Governi adottano l'agroecologia per resistere a conflitti e crisi climatiche
Dodici governi, tra cui esportatori chiave come Brasile e Kenya, lanciano strategie nazionali di agroecologia per proteggere forniture alimentari e agricoltura dagli shock globali. L'iniziativa, promossa dalla Agroecology Coalition, risponde alla crisi dei fertilizzanti sintetici – derivati dal gas naturale – i cui prezzi sono esplosi per il conflitto in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz, dal quale passa il 25% del commercio globale di fertilizzanti.
Metà delle calorie mondiali dipende da questi input fossili, mentre gli impatti climatici costano all'agricoltura 100 miliardi di dollari annui. L'Agroecology Coalition pubblica un Compendium che mappa politiche adottate o in corso in Benin, Bolivia, Brasile, Burkina Faso, Colombia, Cuba, Repubblica Dominicana, Etiopia, Kenya, Tanzania, Tunisia, Uruguay. A livello subnazionale: Sicilia (Italia), Vaud (Svizzera), Murang'a County (Kenya); regionale: ASEAN, Parlatino (America Latina e Caraibi), East African Community. Tra le produzioni interessate figurano caffè, zucchero, tè, riso, ortaggi e olio d'oliva.
«Siamo all'inizio di un grande shift nei sistemi alimentari globali. Paesi sempre più numerosi riconoscono la necessità di food system capaci di resistere a volatilità di mercato e shock climatici, proteggendo agricoltori e consumatori», dichiara il Coordinatore Esecutivo della Coalizione. L'agroecologia riduce la dipendenza dai fertilizzanti fossili, promuove diversità colturale e ecosistemi vitali: compost, piante fissatrici di azoto, insetti predatori naturali.
Il sud globale traina la transizione
- Brasile, pioniere con il Piano Nazionale per Agroecologia e Produzione Organica: "bio-fabbriche" comunitarie per fertilizzanti da scarti animali e vegetali; semi resistenti a malattie; acquisti pubblici di prodotti agroecologici per mense scolastiche e assistenza sociale, una strategia che valorizza il sapere tradizionale e garantisce che lo Stato acquisti agroecologico.
- Kenya (strategia 2024): riduce perdite post-raccolto con stoccaggio migliorato, rafforza filiere corte, promuove produzione urbana e trasformazione locale.
I governi chiedono più fondi: l'ONU stima 385 miliardi di dollari annui in sussidi all'agricoltura intensiva, dannosi per salute, clima e natura, che escludono i piccoli produttori. Riorientandoli, si potrebbe coprire parte dei 430 miliardi necessari per la transizione agroecologica, con benefici sociali, economici ed ecologici.
Ma serve anche un'azione politica a livello internazionale. I leader di questi paesi promuoveranno azioni di advocacy per riorientare i sussidi nei bandi UE, ONU, bilaterali (es. fondi per bio-fabbriche o semi resilienti) e integrare l'agroecologia nei Food Systems Summit e nelle COP.