Il nuovo bilancio UE per la cooperazione internazionale: quel +70% che vale meno della metà
La Commissione Europea ha presentato la propria proposta per il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034, e tra i titoli che circolano nel dibattito europeo ce n'è uno che campeggia con particolare evidenza: il bilancio per la cooperazione internazionale aumenterà del 70%. È un numero che suona bene, che rassicura chi lavora nel settore dello sviluppo e che i politici europei citano come dimostrazione di ambizione. Il problema è che non corrisponde alla realtà.
Lo strumento nuovo: il Global Europe Instrument
La proposta della Commissione prevede la creazione di un nuovo strumento per l'azione esterna, il Global Europe Instrument, dotato di 200,3 miliardi di euro. In apparenza, il confronto con l'attuale NDICI-Global Europe — il principale strumento per la cooperazione allo sviluppo del ciclo 2021-2027, dotato di circa 79,5 miliardi — produce un aumento enorme. Ma quel confronto è scorreto per due ragioni fondamentali.
La prima: il Global Europe Instrument 2028-2034 non è lo stesso tipo di strumento del NDICI. Ha inglobato al suo interno il fondo per il pre-allargamento (IPA III, quello che finanzia i Paesi candidati all'adesione UE come Ucraina e Balcani occidentali) e 25 miliardi per gli aiuti umanitari — voci che nel ciclo attuale erano conteggiate separatamente. Mettere tutto insieme e poi confrontarlo solo con il NDICI è come confrontare il prezzo di un appartamento con quello di un appartamento più un garage più una cantina, dichiarando che l'appartamento è diventato il 70% più grande.
La seconda ragione è l'inflazione. Confrontare cifre espresse in valori nominali di anni diversi senza correzione per l'inflazione gonfia artificialmente qualsiasi aumento.
Il numero reale: non il 70%, ma il 44% — o meno
Il Center for Global Development ha ricostruito il confronto corretto. Togliendo dal Global Europe Instrument il pilastro geografico dedicato all'Europa (il vecchio IPA III) e i 25 miliardi per gli aiuti umanitari, rimane quello che si può chiamare "Adjusted Global Europe Instrument": 117,28 miliardi di euro, contro gli 81,33 miliardi del NDICI. Espresso in prezzi costanti 2025, l'aumento reale è del 44% — già meno della metà di quanto dichiarato.
Ma c'è un'ulteriore correzione da fare, quella forse più scomoda: i negoziati sui bilanci pluriennali europei producono sistematicamente tagli rispetto alla proposta iniziale. Nel ciclo 2021-2027, il NDICI fu ridotto di circa il 10% tra la proposta della Commissione e l'accordo finale. Applicando lo stesso tasso di riduzione al nuovo strumento, si scende a 105,24 miliardi — un aumento reale del 29% rispetto al NDICI.
E anche questa stima potrebbe essere ottimistica. La Commissione calcola l'inflazione con un deflatore fisso al 2% annuo, mentre le proiezioni della Banca Centrale Europea indicano un'inflazione più vicina al 3% nel 2026, prima di scendere tra il 2 e il 2,3% nel 2027. Un deflatore più alto ridurrebbe ulteriormente l'aumento reale. E c'è l'esperienza della revisione intermedia del QFP attuale: la Commissione aveva chiesto 10,5 miliardi aggiuntivi per il Titolo 6, ma gli Stati membri ne approvarono solo 2 miliardi — con un taglio pro rata di quasi il 7,5% su NDICI e IPA III.
Le sfide della negoziazione
II negoziati tra gli Stati membri sono in corso, la Presidenza irlandese sta tentando di costruire un accordo su un bilancio che vede ancora profonde divisioni. Ogni concessione sul fronte dell'azione esterna sarà misurata rispetto a una baseline. Se quella baseline è gonfiata — se i decisori credono di partire da un +70% quando in realtà si parte da un +44% o meno — qualsiasi taglio sembrerà accettabile anche quando non lo è.
È la differenza, concreta, tra un sistema di finanziamento che cresce abbastanza da rispondere alle sfide globali — dalla crisi climatica alle fragilità statali crescenti, dai bisogni di sviluppo ai corridoi di migrazione — e uno che aumenta nominalmente ma perde potere reale di intervento. Un +70% che vale meno del +30% non è un successo da celebrare. È il punto di partenza di un negoziato che bisogna seguire con molta attenzione.