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Corsa al vertice ONU: Birkett in testa, ma la partita è ancora aperta

Lo scorso 21 agosto, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto il secondo round di straw poll — i sondaggi informali e segreti — per sondare le preferenze dei 15 membri sui candidati alla successione di António Guterres, il cui secondo mandato scade il 31 dicembre 2026. I risultati, come da consuetudine non comunicati ufficialmente ma puntualmente filtrati alla stampa, disegnano una corsa ancora aperta in cui nessun candidato ha raggiunto la soglia minima dei nove voti favorevoli necessari per avanzare verso la nomina formale.

I risultati del secondo poll

  • Carolyn Rodrigues Birkett della Guyana si è imposta come nuova frontrunner, raccogliendo 8 voti "incoraggianti", 3 "scoraggianti" e 4 di "nessuna opinione". Scalza così Rebeca Grynspan del Costa Rica, che aveva guidato il primo round di luglio con 10 voti favorevoli e che questa volta si è fermata a 7 "incoraggianti", 4 "scoraggianti" e 4 "nessuna opinione".
  • Rafael Grossi dell'Argentina eguaglia Grynspan con 7 voti favorevoli, ma vede triplicare l'opposizione: da 2 "scoraggianti" di luglio a 6 nella seconda tornata, il che lo rende un candidato significativamente più controverso nonostante il numero di sostenitori rimanga invariato.
  • Macky Sall del Senegal si conferma su posizioni stabili con 6 voti favorevoli e 7 contrari — un equilibrio che non lo avvantaggia.
  • Olara Otunnu dell'Uganda registra invece la progressione più marcata dell'intera tornata: era entrato nel primo poll con soli 2 voti favorevoli e ne raccoglie ora 5, più che raddoppiando il proprio sostegno. Un risultato interpretato come segnale che i suoi colloqui all'Assemblea Generale del 20 agosto lo abbiano fatto conoscere meglio tra i membri del Consiglio.
  • María Fernanda Espinosa dell'Ecuador raccoglie 4 voti favorevoli, 3 contrari e 8 "nessuna opinione" — un profilo di sostanziale indifferenza che non aiuta la sua candidatura.
  • Michelle Bachelet del Cile — nominata da Brasile e Messico — subisce il crollo più brusco: da 6 voti favorevoli in luglio a soli 2 il 21 agosto, con 6 contrari e 7 "nessuna opinione".
  • Ivonne A-Baki dell'Ecuador, entrata in gara dopo il primo poll, debutta con zero voti favorevoli, 8 contrari e 7 "nessuna opinione" — il risultato peggiore della tornata.

Nessun candidato ha ancora i 9 voti necessari

Il nodo centrale resta invariato: ai sensi dell'articolo 27 della Carta delle Nazioni Unite, una decisione sostanziale del Consiglio di Sicurezza richiede nove voti affermative, inclusa la concorrenza dei cinque membri permanenti (P5: Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito). Negli straw poll, che sono informali e non vincolanti, il veto non si applica — ma la distribuzione dei voti dà comunque indicazioni sulle preferenze dei P5, che negli ultimi round hanno cominciato a esprimersi in modo più esplicito.

Le variabili politiche: rotazione regionale e genere

Due questioni politiche attraversano l'intera selezione. La prima è la consuetudine non scritta della rotazione regionale: il prossimo mandato è diffusamente considerato di pertinenza dell'America Latina e dei Caraibi, e sei degli otto candidati attuali provengono da quella regione. I due africani in corsa — Sall e Otunnu — si inseriscono in un campo già molto affollato.

La seconda questione è quella del genere: non è mai esistita una donna alla guida dell'ONU nei suoi ottantuno anni di storia, e tre dei quattro candidati meglio posizionati nei sondaggi sono donne. Un elemento che pesa nelle valutazioni di diversi governi, anche se non è l'unico criterio in gioco.

Le prossime tappe

L'ambasciatrice danese Christina Markus Lassen, presidente di turno del Consiglio per il mese di agosto, ha confermato lo svolgimento del poll ai giornalisti senza rivelare i risultati ufficiali, precisando che il presidente dell'Assemblea Generale Annalena Baerbock sarebbe stata informata della conclusione della votazione. Non è ancora fissata una data per il terzo round. I sondaggi — le cui schede vengono distrutte dopo ogni votazione — potrebbero proseguire nei mesi successivi, con l'eventuale introduzione di schede colorate che rendono più agevole identificare i veti dei membri permanenti. L'Assemblea Generale dovrà formalmente approvare la nomina entro il 31 dicembre 2026. Un passaggio fondamentale per le negoziazioni è rapresentatat dall'Assemblea dell'ONU che si svolgerà come di consueto a fine settembre a New York.





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