Li aiutiamo a casa nostra. 34% dell’aiuto allo sviluppo italiano utilizzato per l’accoglienza dei rifugiati

La pubblicazione annuale dei dati OCSE sull’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) ci permette ogni anno di verificare i trend dell’aiuto allo sviluppo e andare a verificare se e quanto le promesse della politica siano state mantenute. Da una prima analisi dei dati operata da Oxfam Italia si evince che complessivamente la spesa destinata all’APS è cresciuta dell’8,9%, raggiungendo nel 2016 l’ammontare di oltre 142 miliardi di dollari. Questa crescita è però di fatto resa vana dal fatto che a livello globale oltre il 10% di risorse sono state impiegate all’interno degli Stati donatori per coprire le spese domestiche collegate alla crisi migratoria nei diversi Stati. L’Italia pur essendo ancora molto lontana dall’obiettivo dello 0,7%, conferma però un trend positivo di crescita dell’APS, sia in termini assoluti, che percentuali.

 

Dai 4 miliardi di dollari del 2015 ai 4,85 miliardi del 2016, un aumento percentuale di più del 20% che consente al nostro paese di passare dallo 0,22 allo 0,26 della percentuale di APS in rapporto al PIL.

Il nostro paese invece svetta nella classifica di quei paesi che hanno usato una buona parte delle risorse dell’APS per l’accoglienza dei rifugiati in Italia anziché destinarle ad iniziative nei paesi partner. Parliamo del 34% delle risorse utilizzate a questo scopo, in termini assoluti si passa da 983 milioni di dollari allocati nel 2015 ad oltre 1,66 miliardi del 2016, pari ad un incremento del 69%.

 

 

“Se da un lato è inderogabile il dovere dei paesi di approdo di rispondere ai bisogni e proteggere i diritti dei rifugiati in arrivo sui loro territori, è altrettanto importante che ciò non vada a discapito degli aiuti da destinare per interventi nei paesi più poveri. – dichiara Francesco Petrelli, Senior Advisor su finanza per lo sviluppo di Oxfam Italia – A fronte di un aumento complessivo dell’APS a livello globale, dato in sè positivo, è infatti preoccupante la tendenza – ormai dilagante tra i paesi donatori soprattutto europei – di etichettare come APS il denaro speso all’interno dei propri confini per finanziare le procedure di riconoscimento della protezione internazionale dei rifugiati o per negoziare, con i paesi di origine e di transito dei flussi migratori, la concessione di poche risorse destinale allo sviluppo, in cambio di impegni per il controllo delle frontiere attraverso accordi di riammissione e di rimpatrio”.

 

Nello stesso senso vanno le reazione di Concord Europa, la confederazione che raggruppa oltre 2600 organizzazioni della società civile europea. Concord si rammarica del fatto che l’aiuto utilizzato per la crisi migratoria sia stato apparentemente deviato dai paesi più bisognosi. Diversi paesi stanno strumentalizzando l’aiuto allo sviluppo come un incentivo per i governi a cooperare con l’UE sulle sue misure di migrazione e di sicurezza.

 

Visualizza i dati OCSE 2016 sull’APS

 

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