Due milioni dall’AICS per operare nei centri di permanenza e detenzione in Libia

Aveva destato scalpore nel mondo non governativo la proposta avanzata a fine estate dal VM Mario Giro di coinvolgere le ONG italiane in attività nei centri di detenzione libici che possano essere utili a ridurre sofferenze e salvare vite umane delle migliaia di migranti trattenuti nel paese. Dopo una serie di incontri con le rappresentanze e singole organizzazioni e le difficili trattative per accertare l’agibilità reale della situazione in loco (che secondo le autorità libiche sono garantite solo al personale non italiano), la sede di Tunisi dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo è stata incaricata di gestire una prima iniziativa di emergenza a favore della popolazione dei centri migranti e rifugiati di Tarek al Sika, Tarek al Matar e Tajoura in Libia approvata con una delibera del vice ministro il 23 ottobre scorso.

 

Il programma prevede interventi di emergenza realizzati da organizzazioni della società civile italiane le cui proposte progettuali saranno selezionate sulla base di una Call for Proposals di prossima pubblicazione, per un importo complessivo di 2 milioni di euro. Il VM Giro ha inoltre approvato una delibera per lo stanziamento di 300.000 euro come fondo di assistenza tecnica, gestione e coordinamento per la sede AICS in Tunisia.

 

La situazione in loco è molto grave, un recente report degli operatori di UNHCR presenti in loco nell’area di Sabratha descrive “una situazione sconcertante di sofferenza e abusi, tra le cui vittime ci sono anche donne incinte e neonati. Centinaia di persone sono state trovate senza vestiti o scarpe. Molti di loro hanno bisogno di cure mediche urgenti, altri riportano ferite causate da proiettili e altri segni visibili di abuso. I rifugiati e i migranti che sono stati tratti in salvo sono palesemente traumatizzati. La maggior parte riferisce di essere stata sottoposta a numerose violazioni dei diritti umani, tra cui violenza sessuale e di genere, lavoro forzato e sfruttamento sessuale”.
“La portata dell’emergenza ha sopraffatto le strutture e le risorse esistenti. I centri di permanenza e i punti di raccolta sono ormai al limite della loro capienza e non dispongono di servizi di base come cisterne d’acqua e strutture igienico-sanitarie. Molte persone, tra cui i bambini, sono costretti a dormire all’aperto. La devastazione di Sabratha ribadisce ulteriormente la necessità di un’azione internazionale ed evidenzia l’alto prezzo che i rifugiati devono pagare per mettersi in salvo in assenza di percorsi legali sicuri”.

 

Le ONG/OSC interessate al bando sono inviate a partecipare ad una riunione informativa che si terrà martedì 7 novembre presso l’Ambasciata d’Italia a Tunisi al fine di fornire informazioni sul bando e raccogliere eventuali suggerimenti e proposte da parte delle organizzazioni partecipanti.

 

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