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Cos’è e perché serve un Dialogo Strutturato per la cooperazione

Tra le proposte da sottoporre al Presidente Monti in vista del Forum di ottobre abbiamo inserito non a caso l’avvio di un sistema di Dialogo Strutturato permanente con le ONG e con piacere registriamo che ad oggi questa proposta è la più votata nel sondaggio ancora in corso.
Ma forse non è noto a tutti cosa realmente sia il Dialogo Strutturato e quali siano i motivi che ci portano a proporlo come elemento di dibatto.
Pochi giorni fa una lettrice del blog, Gemma Arpaia di Iscos (consigliera in seno all’AOI), ha fatto riferimento in un suo commento al Dialogo Strutturato appena sperimentato in sede UE tra la Commissione e la società civile europea per disegnare le nuove politiche di sviluppo e di cooperazione dell’Unione (Structured Dialogue for an efficient partnership in development 2010-2012).
Questa esperienza appena conclusa non ha avuto in Italia un grande richiamo (e neanche partecipazione) nel settore della cooperazione e per questo ci sembra importante dedicare questo post ad un approfondimento sul Dialogo Strutturato europeo per dare ulteriori spunti e indicazioni rispetto a questa metodologia che potrebbe rivelarsi importante in un contesto come quello italiano della cooperazione, ancora in fase di stallo, alla ricerca di nuova energia per rilanciarsi.
L’esperienza europea
Il DS è un’iniziativa lanciata dalla Commissione Europea per discutere il coinvolgimento delle organizzazioni della società civile (OSC) e degli Enti Locali (LA) nella cooperazione allo sviluppo della UE. E’ stato concepito come un meccanismo di costruzione di fiducia e consenso e non propriamente come un processo di negoziazione.
L’obiettivo principale della UE è stato quello di individuare nuove modalità per migliorare l’efficacia e il coinvolgimento delle organizzazioni della società civile e delle autorità locali nella
cooperazione,
per promuovere e rafforzare i partenariati e trovare il modo di adattare conseguentemente le stesse politiche della UE. (leggi il documento di avvio)
Le parti interessate sono state identificate e coinvolte per condividere informazioni e conoscenze, e costruire una base di comprensione e fiducia. Il percorso è stato preparato nel 2010 con l’identificazione degli interlocutori e la preparazione dei documenti di background sui quali sono stati formati appositi gruppi di lavoro.
Il DS è stato un processo internazionale che ha coinvolto la Commissione europea, il Parlamento europeo, gli Stati membri e le organizzazioni della società civile (OSC), nonché le autorità locali (LA) europee e dei paesi partner della UE.
Le tematiche trattate
Il dibattiti dei gruppi di lavoro ha ruotato attorno ai seguenti temi: il ruolo e valore aggiunto delle
diverse categorie di attori dello sviluppo, la complementarità e la coerenza all’interno dell’ Aid
Effectiveness Agenda e Aid Delivery mechanisms, le autorità locali nello sviluppo, l’educazione allo sviluppo e sensibilizzazione, Diritti Umani e Democratizzazione. Le riunioni si sono svolte sia a Bruxelles che in quattro seminari regionali che hanno coinvolto attori africani, latino-americani, asiatici e del vicinato europeo.
Il documento conclusivo racchiude la descrizione del percorso e le raccomandazioni sui diversi temi.
Questo primo esperimento di Dialogo Strutturato a livello europeo si chiude con una raccomandazione tra le tante che riguarda proprio l’istituzionalizzazione del Dialogo Strutturato stesso. Si chiede infatti alla UE di promuovere e supportare economicamente un “regular, structured and inclusive multi-stakeholder dialogue”.
Perché un Dialogo Strutturato sulla cooperazione in Italia
Non è detto che il modello europeo si per forza valido (esistono tante altre esperienze simili a livello internazionale) e che abbia veramente raggiunto i risultati attesi ma quello che sicuramente si può dire sul Dialogo Strutturato tra UE e società civile e che abbia attivato dei meccanismi trasparenti e democratici in cui bisogna imparare a partecipare e incidere. Una lesson learned che le OSC e le loro rappresentanze dovranno prendere in seria considerazione per contare di più in futuro e sfruttare al massimo i momenti di internazione. La cosa certa è che disegnare il dialogo e scrivere le regole del gioco aiuta ad organizzarsi e lascia a tutti una chance di partecipare. Questo è già evidente dopo il mini-tentativo di consultazione che il Ministero della Cooperazione ha avviato per l’organizzazione del Forum di ottobre. Un primo affrettato tentativo di Dialogo Strutturato. Certo, non c’è stato il tempo necessario per identificare in modo accurato gli attori da coinvolgere e tra cooptazione e rappresentanza si sono formate le lunghe liste dei tavoli di lavoro. Ma questo processo ha già mostrato il suo potenziale in termini facilitazione del dialogo. Abbiamo assistito a incontri inediti tra attori e rappresentanze di mondi diversi che a diverso titolo interagiscono nella cooperazione internazionale. Assistiamo ai primi tentativi di unificazione di una rappresentanza italiana del settore non governativo, ne è un’esempio la formazione della Piattaforma Europa, avviata proprio per partecipare a pieno titolo al dialogo strutturato tra UE e OSC.
Insomma una dinamica di Dialogo Strutturato potrebbe ridare ossigeno al settore non governativo italiano e quindi alla cooperazione internazionale con nuovi input, nuove idee e nuove facce che potrebbero avere la parola e interagire nei tempi e modi prestabiliti. Una valida alternativa al modello vigente ormai da tanti anni, autoreferenziale e romano-centrico, quello in cui ad interagire sono sempre le stesse persone e che pur di farlo hanno diviso anziché unire il fragile mondo delle ONG italiane.
Per chi ama invece il mondo delle lobby e dei gruppi d’interesse, non c’è da temere, il Dialogo Strutturato non ne prevede la cancellazione. Possono continuare ad esistere e fare il loro mestiere ma senza sostituirsi o confondersi con gli attori titolati a interagire con le istituzioni in modo democratico e trasparente.

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