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Associazione delle ONG, al via una nuova fase

Sabato prossimo si terrà a Firenze l’Assemblea della Associazione delle ONG Italiane Aoi. Ma non si tratterà di un’assemblea come tante altre, all’ordine del giorno c’è la proposta di riforma dell’Associazione stessa. Un cambiamento di forma e di sostanza a giudicare dalla bozza di nuova governance circolata tra i soci. Per capire meglio il processo in corso e le aspettative abbiamo chiesto a Silvia Stilli, attuale vice presidente, di raccontarci le origini e gli orizzonti di questo cambiamento che insieme ad altri ha promosso all’interno dell’Aoi.

 

Cosa ha portato dentro l’AOI alla consapevolezza di voler cambiare modello di rappresentanza?

Il tessuto associativo dell’AOI, negli ultimi 4-5 anni, ha varie volte riflettuto sul modello della rappresentanza unitaria del mondo delle organizzazioni sociali italiane impegnate in vario modo nella cooperazione internazionale , pur con strumenti e mission differenti. Questo dibattito, però, è stato condizionato più dalla relazione tra i vari gruppi di interesse e coordinamenti, tra le federazioni, che da un vero dibattito ‘aperto’ oltre i confini dell’Aoi stessa.
Queste dinamiche hanno portato a usare un ‘bilancino’ nel processo di scelta della composizione degli organismi di governance, che, inevitabilmente, dovendo soprattutto garantire una governabilità ‘mediata’ tra soggetti di secondo livello molto radicati e con una constituencie forte e definita,ha portato ad un presidenzialismo marcato.
Di fatto, l’AOI ha scelto, in tutto un periodo della propria esistenza, di essere soggetto di espressione politica ‘oltre la rappresentanza’: i soci hanno ‘avocato’ al Presidente il diritto di parola assoluto,decidendo che era più importante la visibilità piuttosto che la condivisione delle scelte. Un’eccessiva esposizione individuale del massimo rappresentante ha creato l’immagine di un’associazione chiusa nel suo guscio, in cui la partecipazione attiva dei soci è apparsa come  elemento ‘secondario’, appunto.
Il passaggio successivo è stato il venir a mancare delle ragioni dello ‘stare insieme’: alcuni si sono sentiti stretti in un abito collettivo che non sembrava valorizzare le differenze e farne una ricchezza, un valore aggiunto. Da qui l’uscita delle ong che hanno dato vita nel 2007 alla rete Link o hanno aderito al CINI (per esempio il VIS), poi di quelle che dal 2010 hanno deciso di non stare in una AOI formalmente rinnovata, che alla fine  si era data una struttura che ricalcava grosso modo dinamiche e logiche di ‘bilancino’ dei poteri simili alla ‘vecchia’.
Questi limiti sono apparsi evidenti nell’immediato inizio del nuovo percorso, laddove altre defezioni (COLOMBA, CIPSI) e tanti dubbi dei soci di secondo livello hanno aperto il dibattito, stavolta senza paletti, sulla necessità di uscire dal guscio e di vedere cosa si muovesse intorno.
Perchè la cooperazione internazionale oggi è altro dalle ong intese in senso classico, è una più diffusa consapevolezza della giustezza dell’agire per l’affermazione dei diritti globali mettendo in gioco se stessi, il proprio stile di vita e la quotidianità  in una relazione complessa con gli altri, che non finisce alla conclusione di un progetto. Oggi, le organizzazioni sociali che promuovono appunto la sostenibilità socio-ambientale e la sovranità alimentare, le realtà che si occupano di commercio equo, le reti tematiche sull’adozione a distanza, i coordinamenti e raggruppamenti di ong e associazioni di solidarietà e volontario internazionale, le reti per i beni comuni si sentono attori di una nuova e più dinamica e diffusa cooperazione tra comunità e individui a livello globale.
Un’AOI di stretto secondo livello e basata ancora su una governance fortemente centralizzata e politicamente ‘bilanciata’ non offre ospitalità, spazio per la condivisione e il confronto a tutte queste soggettività.
Il 18 maggio a Terra Futura, ideale scenario per un cambiamento, l’AOI ridefinisce la sua governance, perchè consapevolmente aggiorna e completa la sua mission di rappresentanza sociale aperta.

 

Cosa cambierà con la nuova AOI nel mondo non governativo italiano?

La consapevolezza degli attuali, dei nuovi e dei futuri soci dell’AOI post 18 maggio sarà sicuramente quella di costruire collettivamente un luogo massimamente inclusivo, aperto davvero al dialogo tra storie, mission e pratiche diverse nelle azioni solidali globali della società civile italiana:che però ha ben presente l’obiettivo di cercare una sintesi politica e di espletare fattivamente il ruolo della rappresentanza verso le istituzioni e nei confronti delle altre istanze e reti e rappresentanze anch’esse del variegato e complesso mondo del volontariato, della promozione sociale, dell’associazionismo italiano in genere.
La nuova AOI ha l’obiettivo di abbattere ‘steccati’ ideologici che hanno portato troppo spesso ad uno ‘splendido isolamento’ del mondo delle ong rispetto agli altri attori sociali: questo pensa di farlo a partire da un cambiamento della propria constituency,  stavolta veramente senza paletti e categorie gerarchiche, nel nome della pari dignità.

 

E’ un cambiamento di forma o anche di sostanza?

Si tratta per l’AOI dell’ultima chiamata utile per un cambiamento di sostanza, appunto, garanzia di massima inclusività sociale e di una governance di condivisione e rappresentanza uguale per tutti e di tutti i soci: che, ovviamente sulla base di questi punti fissi, si traduce nella scelta di modificare la forma della governance, i suoi organismi di direzione apicali, dando ad un consiglio, vera espressione dell’assemblea dei soci, le deleghe forti e la responsabilità di indicare un/una portavoce, primus inter paris,  che sia espressione dell’unitarietà di rappresentanza sociale. E’ l’addio definitivo al presidenzialismo del passato, in nome di una partecipazione attiva alla vita associativa che non potrà più essere, appunto, solo formale.

 


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  1. Ormai è evidente a tutti da diversi anni l’inefficacia delle federazioni e dell’AOI. Però, purtroppo, l’approccio ultra politico e piuttosto vago delle risposte all’intervista non lascia speare in un cambiamento vero.
    Non sarebbe ora che Focsiv, CIPSI, Cocis e AOI si incontrino per diventare una struttura unica usando virtuosamente le poche risorse rimaste per il networking? O deve continuare l’agonia e l’attesa che la carenza di fondi le elimini, lasciandoci solo le reti delle grandi ONG?

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