Perché l’Agenzia non deve restare a Roma

Nel processo in corso verso la nuova legge sulla cooperazione è chiaro che poco o nulla potrà essere cambiato durante il breve passaggio parlamentare che, salvo imprevisti, potrebbe partire dal mese di marzo. Il vice ministro Pistelli parla di un percorso contingentato tra Senato e Camera con una gestazione complessiva di 15 mesi fino alla redazione dei decreti attuativi e lo statuto che istituirà l’Agenzia. E proprio l’Agenzia sembra configurarsi giorno dopo giorno come la unica e vera possibilità di dare una svolta alla cooperazione nostrana.   Sino ad oggi il dibattito si è fermato al timore che la costituenda Agenzia possa trasformarsi immediatamente in un carrozzone o quello che comunque si tratti di un investimento troppo oneroso e quindi impopolare nel contesto attuale.   La maggior parte degli attori del settore, soprattutto le ONG, hanno immaginato un’Agenzia competente, snella ed efficiente, per l’attuazione delle strategie e dei programmi di cooperazione allo sviluppo organizzata sulla base di criteri di efficacia, economicità, unitarietà e trasparenza, sottoposta al potere di indirizzo e vigilanza del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con autonomia organizzativa, contabile e di bilancio. Alcuni passaggi del testo passato in Cdm e le relazioni tecniche allegate hanno invece fatto ripiombare l’immaginario dell’Agenzia come succursale esterna della DGCS dove la limitata autonomia sulla carta sarebbe ulteriormente ridotta dalla contiguità con “Mamma Farnesina”.   Per ora infatti l’ipotesi logistica di collocazione dell’Agenzia è proprio “a côté” del MAE presso le “palazzine cosiddette ex Civis cedute al Ministero degli Affari Esteri anni fa, situate nella stessa area utilizzata dall’Unità Tecnica Centrale della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo e rimaste sinora inutilizzate. In tale ipotesi l’Agenzia potrebbe disporre di una superficie complessiva fino a 3.760 mq, necessaria ad assicurare i compiti di istituto con tutti i relativi servizi. Naturalmente per poter utilizzare le palazzine ex Civis sono da prevedere interventi di ristrutturazione”. I costi previsti ammontano, “sulla base delle attuali quotazioni di mercato ricavate dal prezzario dell’edilizia DEI pubblicato dalla Camera di Commercio di Roma riferite ad analoghe tipologie di ristrutturazione, a 2.000 euro al mq per un totale di euro 2.120.000 per una superficie da ristrutturare pari a 1.060 mq”.   Ci sono già due possibilità alternative sulla collocazione dell’Agenzia: una risale ormai a quasi due anni fa, la disponibilità enunciata da Giuliano Pisapia al Forum sulla Cooperazione che proponeva Milano come sede anche in un’ottica di eredità dell’Expo 2015, impegno che il sindaco ha confermato sei mesi fa proprio a Info-Cooperazione. La seconda è più recente ed arriva da Firenze, la città dell’attuale vice ministro Pistelli. Si tratta dell’opportunità di utilizzare gli immobili che ospitano lo IAO (Istituto Agronomico per l’Oltremare), ente che tra l’altro sarebbe assorbito dall’agenzia stessa e che nel testo del passato in Cdm potrebbe già costituire una sede secondaria. “Lo Statuto dell’Agenzia definisca le modalità di integrazione dello stesso Istituto nell’Agenzia. Ciò comporterà la soppressione del posto di Direttore Generale dello IAO e l’integrazione del restante personale attualmente in servizio presso lo IAO nel nuovo organico dell’Agenzia”.   Sono sempre di più gli interlocutori convinti che un futuro diverso per la cooperazione italiana sia possibile solo svincolandola progressivamente dal rapporto quasi unico con il ministero stesso e la diplomazia. Ma non c’è solo una motivazione generica legata all’autonomia de facto a rendere interessante l’ipotesi di decentralizzazione dell’Agenzia rispetto a Roma.   Alcune le suggerisce l’associazione delle ONG lombarde CoLomba nel suo documento di commento alla riforma della legge 49. “Riteniamo che un decentramento dell’Agenzia a Milano – come proposto dal Sindaco Pisapia - contribuirebbe in maniera forte a ridurre l’influenza della diplomazia sulla cooperazione e renderebbe più fattiva la collaborazione con i nuovi attori che questo testo introduce (le aziende, in primis), oltre che le amministrazioni locali più impegnate sulla cooperazione territoriale (quasi tutte localizzate nel Nord Italia)”.   Domani 14 febbraio a Milano ci sarà una prima occasione di dibattito su alcuni punti chiave della riforma organizzata proprio dal Comune di Milano presso la Casa dei Diritti in via De Amicis 10 a partire dalle ore 9,30. Tra i gruppi di lavoro ce ne sarà una proprio sull’agenzia. All’evento parteciperanno alcuni parlamentari e lo stesso vice ministro Pistelli.   Per sapere di più sull'evento    




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