Nazioni Unite costrette a tagli, accorpamenti e licenziamenti
Una ristrutturazione radicale
L’idea alla base della riforma è indirizzare le decine di agenzie ONU verso quattro aree principali: pace e sicurezza, questioni umanitarie, sviluppo sostenibile e diritti umani. Tra le proposte c’è anche l’unificazione delle principali agenzie operative, come il Programma Alimentare Mondiale (PAM), l’UNICEF, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR), in un’unica struttura umanitaria.
La razionalizzazione prevede anche una riduzione del personale nelle agenzie ONU tra il 20% e il 30%, e una revisione degli incarichi per limitare le duplicazioni di funzione. “Dobbiamo lavorare con i soldi che abbiamo, non con quelli di cui avremmo bisogno”, ha dichiarato Tom Fletcher, responsabile degli aiuti di emergenza delle Nazioni Unite, sottolineando l’impatto devastante sui programmi e sul personale.
Le conseguenze sui programmi umanitari
Le riduzioni avranno gravi ripercussioni soprattutto sul Programma Alimentare Mondiale (PAM), che ha già segnalato il rischio di fame estrema per 58 milioni di persone se i fondi non verranno recuperati rapidamente. Particolarmente colpiti saranno il Sudan, dove mezzo milione di sfollati rischia di perdere l’accesso all’acqua potabile, e il Sud Sudan, dove il 75% dei centri per donne e ragazze ha già chiuso, lasciando migliaia di vittime di violenza senza supporto.
Anche l’UNHCR subirà pesanti ridimensionamenti, con tagli del 30% delle posizioni, la chiusura di uffici e la riduzione di programmi di assistenza per i rifugiati. L’ufficio di Beirut, ad esempio, ha già interrotto l’assistenza in denaro per 347.000 rifugiati siriani, e i fondi per i restanti 200.000 dureranno solo fino a giugno.
L’UNICEF prevede una riduzione del 20% dei fondi per il 2025 rispetto al 2024, mettendo a rischio programmi fondamentali per i bambini in oltre 190 Paesi. Allo stesso modo, l’OIM ha subito un taglio del 30% dei finanziamenti, che ha già portato alla sospensione di progetti per 6.000 persone e alla riduzione del 20% del personale.
Le proteste del personale
In risposta alla crisi, centinaia di dipendenti delle Nazioni Unite hanno manifestato la scorsa settimana a Ginevra presso la Place des Nations, esibendo cartelli con scritte come “Difendiamo l’umanità” e “Proteggiamo chi ci protegge”. La riduzione del personale e la chiusura dei programmi non riguardano solo l’OCHA e l’OMS, ma colpiscono anche agenzie come Unaids e l’UNICEF, già in difficoltà nel mantenere operativi i servizi nei contesti di crisi umanitaria come Birmania, Sudan, Gaza e Ucraina.
Per i lavoratori ONU, il taglio al personale e ai programmi equivale a mettere in pericolo milioni di persone che dipendono dall’assistenza internazionale. “Siamo qui per solidarietà con tutti i programmi che stanno per terminare e con tutti coloro che perderanno il lavoro”, ha dichiarato una dirigente dell’UNHCR.