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Cosa sarà il Fondo fiduciario di emergenza per l’Africa

Oggi e domani al vertice sull’immigrazione de La Valletta si deciderà, tra le altre cose, delle sorti del “Fondo fiduciario di emergenza per la stabilità e per la risoluzione delle cause strutturali della migrazione irregolare e l’aiuto agli sfollati in Africa”. Nelle sue intenzioni questo Fondo, rinominato in breve “Fondo fiduciario europeo d’emergenza per l’Africa” è un meccanismo finanziario utilizzato per mettere in comune risorse di grandi dimensioni da differenti donatori. Ad oggi però il Fondo parte con una dotazione di 1,8 miliardi di euro su 5 anni messi sul tavolo dalla stessa UE. In realtà non si tratta neanche di “soldi nuovi”, circa 1 miliardo proviene dal Fondo Europeo di Sviluppo (11 EDF). La Commissione si aspetta una contribuzione ulteriore da parte degli Stati membri, ad oggi le contribuzioni volontarie annunciate non raggiungono 50 milioni. Ma come funzionerà questo meccanismo e che tipo di progetti andrà a finanziare nei 23 paesi africani che dovrebbero beneficiarne?

 

Il documento ufficiale di presentazione del Fondo individua le tre regioni che si trovano sulle principali rotte migratorie verso l’Europa: il Sahel e la regione del Lago Ciad, il Corno d’Africa e l’Africa del Nord.

 

Saranno ammissibili i seguenti paesi: Burkina Faso, Camerun, Ciad, Gambia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal, Gibuti, Eritrea, Etiopia, Kenia, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Tanzania, Uganda, Marocco, Algeria, Tunisia, Libia e Egitto.

 

Quali tipi di progetti potrebbero essere finanziati dal Fondo Fiduciario?

 

  • Programmi economici che creino opportunità di lavoro, specialmente per i giovani e le donne nelle comunità locali, con particolare attenzione per la formazione professionale e la creazione di micro e piccole imprese. Alcune azioni contribuiranno in particolare a supportare la reintegrazione dei rimpatriati nelle loro comunità;
  • Progetti a supporto dei servizi di base per le popolazio-ni locali, come la sicurezza alimentare e nutrizionale, la salute, l’educazione e la protezione sociale, così come pure la sostenibilità ambientale;
  • Progetti che migliorino la gestione della migrazione, compreso il contenimento e la prevenzione dell’immigrazione illegale e la lotta contro il traffico di esseri umani, il contrabbando di migranti e altri crimini correlati.
  • Progetti che supportino miglioramenti nella governance globale, in particolare promuovendo la prevenzione dei conflitti e rinforzando il ruolo della legge, attraverso lo sviluppo di capacità a supporto della sicurezza e dello sviluppo, così come l’applicazione della legge, comprese la gestione delle frontiere e altri aspetti legati alla migrazione. Alcune azioni potranno anche contribuire a prevenire e contenere la radicalizzazione e l’estremismo.

 

Maggiori informazioni sulle modalità di gestione del fondo dovrebbero essere rese note già al termine del summit che si preannuncia ad alta tensione. Diversi punti in agenda vedono posizioni ancora molto lontane tra l’UE e i paesi partner africani.

In primis il tema dei rimpatri e delle riamissioni nei paesi di transito e di origine dei migranti che molti paesi non sarebbero disposti a facilitare. In secondo luogo la polemica sullo stesso Fondo fiduciario e sulla condizionalità dei finanziamenti che molti paesi UE vorrebbero legare alla disponibilità reale dei paesi sui rimpatri. Infine la dotazione del fondo stesso che il capo Missione dell’Unione Africana presso l’UE ha definito ieri “un insulto agli africani”.

 

Per approfondire sul Vertice de La Valletta


UE-Africa: La Valletta, un summit dagli esiti incerti

 

“Aiutiamoli a casa loro” o “Teniamoli a casa loro”?

 

Quali patti sulle migrazioni tra Africa e Unione europea?

 


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  1. Noi siamo in Sierra Leone da prima del 2012 ora iscritti anche laggiù come NGO , lavorato con Ebola, Lavoriamo nei 2 carceri minorili e bambini di strada e presi dalla Polizia , abbiamo un piccolo centro a Lakka , la capitale Freetown è invivibile , dai villaggi scappano in citta o all’estero per cercare lavoro e fortuna. Abbiamo pensato di fare una scuola secondaria in un villaggio all’interno e fare microcredito per aiutare famiglie e giovani a rimanere , creeremo qualcosa per la sera dove trovarsi fra giovani , bar filmati via satellite far vedere partite di calcio ecc. Ma nessuno ci aiuta . Bisogna fare queste cose soprattutto per i giovani , si può fare tanto specialmente per la scuola , poi i giovani intrattenere i giovani alla sera, dopo la giornata lavorativa deve esserci qualcosa che serva per imparare e passare il tempo in compagnia. Ogni villaggio dovrebbe essere autonomo . Grazie saluti Giorgio
    Grazie

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