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A Gaza solo il 3% dei terreni agricoli è ancora coltivabile

Tre per cento. È la quota di terreni agricoli della Striscia di Gaza che al 24 giugno 2026 risultava ancora accessibile e non danneggiata, secondo la nuova valutazione geospaziale pubblicata congiuntamente dalla FAO e dal Centro satellitare delle Nazioni Unite (UNOSAT). Un numero che traduce in ettari quello che i report umanitari descrivono a parole: il collasso di un sistema agro-alimentare che prima del conflitto sosteneva i mezzi di sussistenza di oltre 560.000 persone.

I dati sono precisi e impietosi. Su un totale di circa 15.200 ettari di superficie agricola nella Striscia, al momento della rilevazione solo 4.091 ettari — il 27% — risultavano accessibili. Di questi, appena 448 ettari erano contemporaneamente accessibili e non danneggiati, e quindi immediatamente utilizzabili per la coltivazione. I restanti 3.643 ettari accessibili presentano danni tali da richiedere interventi di riabilitazione prima che qualsiasi produzione possa riprendere.

Non solo le bombe: il ruolo della "Linea Gialla"

Uno degli aspetti più significativi del rapporto riguarda la causa principale del deterioramento registrato dall'ottobre 2025 — data del cessate il fuoco — ad oggi. I terreni coltivabili accessibili e non danneggiati sono passati da 601 a 448 ettari: una perdita di 153 ettari, pari al 25,5% in meno di un anno. Ma questa perdita non è attribuibile a nuovi bombardamenti o distruzione fisica: è il risultato della riduzione dell'accesso ai campi, legata principalmente all'espansione verso ovest della cosiddetta "Linea Gialla", il confine che separa la zona del cessate il fuoco dall'area sotto controllo militare israeliano.

In altre parole: i terreni ci sono, le infrastrutture in alcuni casi sono ancora integre, ma i contadini non possono raggiungerli. È quanto sottolinea Rein Paulsen, direttore dell'Ufficio per le emergenze e la resilienza della FAO: «I contadini di Gaza hanno dimostrato più volte che quando la terra e i mezzi di produzione sono disponibili, la produzione è possibile. Ma senza un'azione urgente per ripristinare l'accesso sicuro, le opportunità per ricostruire la produzione alimentare locale continueranno a ridursi».

Il caso di Rafah è il più estremo: il 97,2% dei terreni agricoli e il 98,4% delle serre in quella governatorato risultano inaccessibili. Il danno fisico più grave si concentra invece nelle governatorie di Gaza Nord e Gaza City.

Serre, sementi, fertilizzanti e carburante: risorse critice in declino

Anche la disponibilità di serre — strutture fondamentali per la produzione orticola nella Striscia — ha subito un peggioramento rispetto all'ottobre 2025. Il rapporto rileva che 224 ettari di superficie coperta, pari al 16,6% del totale, risultano accessibili e non danneggiati, in calo rispetto ai 226 ettari (17,3%) della rilevazione precedente. La governatoria di Deir al-Balah ha registrato la riduzione più significativa.

L'inaccessibilità della terra non è l'unico ostacolo alla ripresa agricola. Il rapporto documenta una carenza critica di input essenziali: sementi, fertilizzanti, attrezzature per l'irrigazione, carburante. Le restrizioni sulle importazioni e sulla distribuzione di materiali agricoli rendono pressoché impossibile per i contadini che riuscissero ad accedere ai propri campi avviare qualsiasi ciclo produttivo in modo efficiente.

La situazione degli allevatori è analoga: l'accesso a mangimi, forniture veterinarie e servizi sanitari per gli animali è gravemente limitato. La FAO stessa segnala che la propria capacità di importare mangimi e altri materiali necessari per proteggere e ricostituire il patrimonio zootecnico rimane discontinua e inaffidabile. I pochi input agricoli disponibili sul mercato sono spesso di qualità scadente e venduti a prezzi inaccessibili per la maggior parte delle famiglie di agricoltori.

Un valore economico perduto

Prima dell'escalation del conflitto nell'ottobre 2023, l'agricoltura rappresentava circa il 10% dell'economia di Gaza e sosteneva — direttamente o indirettamente — i mezzi di sussistenza di oltre mezzo milione di persone tra coltivatori, allevatori e pescatori. La ricostruzione di questo sistema non è solo una questione umanitaria immediata: è una condizione strutturale per qualsiasi prospettiva di recupero economico della Striscia.

Le richieste della FAO

Il rapporto si chiude con un appello urgente ai governi e agli attori internazionali: garantire ai contadini un accesso sicuro ai loro terreni; facilitare l'ingresso di input agricoli essenziali — incluse importazioni commerciali di beni non a doppio uso; sostenere la riabilitazione dei terreni danneggiati. «Accesso sicuro e senza ostacoli alla terra, accesso affidabile agli input produttivi e investimenti sostenuti sono condizioni essenziali per ricostruire il sistema agro-alimentare di Gaza», conclude il documento.

Per la comunità della cooperazione internazionale, questa valutazione geospaziale offre uno strumento di advocacy concreto: i numeri della FAO e di UNOSAT rendono difficile ignorare che la distruzione del sistema alimentare di Gaza non si è fermata con il cessate il fuoco, e che il controllo militare sull'accesso alla terra è oggi uno dei principali meccanismi attraverso cui quella distruzione continua.





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