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Piano Mattei, progetto per progetto: la nostra analisi open data

Sul sito del governo italiano è disponibile da luglio 2026 una mappa dei progetti del Piano Mattei per l'Africa. Settantasei schede — tante quante ne dichiara la terza Relazione annuale al Parlamento — organizzate per direttrice tematica e navigabili su una cartina interattiva. Un passo avanti rispetto al passato, che non aveva alcun portale pubblico a oltre due anni dal varo del Piano. Un passo ancora insufficiente rispetto a quello che ci si potrebbe aspettare da uno strumento strategico da 5,5 miliardi di euro che impegna il Sistema Italia in diciotto Paesi africani.
Le informazioni sono ancora molto semplificate e pubblicate in forma non aperta, non sono scaricabili, non sono analizzabili. Il sito del governo presenta le schede progetto in formato grafico senza alcuna possibilità di esportazione in formato tabellare, senza una API, senza un file CSV o Excel pubblico. Per chiunque voglia fare un'analisi — un giornalista, un ricercatore, una ONG, un parlamentare — l'unica strada è leggere manualmente le schede una per una e trascrivere i dati.
È quello che ha fatto la nostra redazione. Abbiamo analizzato tutte le schede pubblicate sul sito governo, le abbiamo trascritte in un database strutturato e le mettiamo oggi a disposizione della community della cooperazione internazionale in formato Excel scaricabile. Un lavoro di data disclosure che il governo avrebbe potuto rendere immediatamente disponibile pubblicando un semplice file aperto.

I numeri che emergono dal sito

Il primo dato che emerge dall'analisi è qualitativo. Le schede progetto presentano interventi milionari con poche righe che spesso non contengono alcun riferimento specifico a luoghi, beneficiari, tempi di realizzazione, indicatori. Quelle informazioni basilari che le istituzioni sono le prime a esigere nella progettazione con interminabili formulari e documenti di progetto.

In 12 schede su 74 - il 16,2% - manca addirittura l’ente esecutore del progetto. Non si tratta di sviste marginali: alcuni di questi progetti coinvolgono importi rilevanti, come i 150 milioni di supporto al bilancio del Kenya per il contrasto al cambiamento climatico o i 50 milioni per il bilancio del Ruanda. In questi casi, la struttura dell'intervento è quella di un trasferimento finanziario ai governi africani partner tramite istituzioni internazionali come la Banca Mondiale, senza un capofila identificato. Una modalità che pone domande legittime sulla tracciabilità dei fondi e sull'accountability verso i beneficiari finali — questioni che il Piano Mattei dichiara di voler superare rispetto al modello tradizionale degli aiuti.
Analogamente, nei pochi casi in cui compaiono imprese o attori privati italiani come soggetti protagonisti — e non come partner secondari — l'importo del finanziamento privato non è mai indicato. Bonifiche Ferraresi in Algeria ha ottenuto una concessione su 36.000 ettari per un investimento dichiarato di 420 milioni, ma non è possibile capire quanta parte sia pubblica e quanta privata. La stessa opacità vale per Terna, per l'iniziativa sui biocarburanti in Kenya e per altri interventi del settore privato italiano.

Sul fronte dello stato di avanzamento, il 70,3% dei progetti risulta ancora "in corso" (52 su 74), il 20,3% è classificato come "approvato" (15), mentre soltanto tre risultano conclusi — tutti finanziati con fondi PNRR.

Sul totale delle risorse, il calcolo non è immediato perché il sito non lo fornisce. Sommare gli importi delle 74 schede — operazione che richiede normalizzazione dei formati, interpretazione dei valori e scelte metodologiche — porta a un totale di 2.826,5 milioni di euro sui 68 progetti che riportano un importo numerico. I restanti sei presentano un importo "N.D." (non disponibile), tra cui progetti di rilievo strategico come il cavo sottomarino ELMED tra Italia e Tunisia e la Terna Innovation Zone.
Dietro questo numero, però, si nasconde una criticità importante che il sito non segnala in nessun punto: la colonna degli importi spesso non distingue le risorse italiane da quelle di altri donatori internazionali. Il totale di 2,8 miliardi non è quindi la quota italiana ma la dimensione finanziaria complessiva dei progetti in cui l'Italia è parte, a vario titolo.

La direttrice dell'agricoltura guida le risorse, ma non i progetti

La distribuzione delle risorse per direttrice tematica rivela altri dati interessanti. L'Agricoltura è la direttrice con il maggiore volume finanziario (954,5 M€, il 33,8% del totale), ma conta solo 11 progetti. L'Istruzione, Formazione e Cultura è invece la direttrice con il maggior numero di progetti (27, il 36% del totale), ma assorbe appena 115 milioni — il 4,1% delle risorse. Il progetto medio di istruzione vale 4,8 milioni, contro gli 87 milioni medi dell'agricoltura.
Questo squilibrio non è necessariamente sbagliato — i progetti di formazione sono per natura meno capital-intensive — ma è rilevante per capire dove si concentra il peso reale del Piano. L'Acqua ha solo tre progetti ma cattura il 13,9% delle risorse con un importo medio di 130,8 milioni a progetto, a conferma che la scelta di farne la priorità tematica del 2026 ha un riscontro finanziario concreto.

Il confine mobile del Piano

Forse la criticità più strutturale che emerge dall'analisi riguarda i contorni stessi del Piano Mattei come categoria. Dalla lista pubblicata si evince come il perimetro del Piano sia ancora molto fluido: mancano decine di iniziative che negli ultimi mesi erano state presentate pubblicamente da soggetti italiani come parte del Piano, mentre ne compaiono alcune mai menzionate in nessuna sede precedente. Trovare tra i 74 progetti schede di progetti finanziati con fondi PNRR e già conclusi — come le iniziative educative transnazionali o il progetto di internazionalizzazione degli istituti di alta formazione artistica — conferma che il Piano è principalmente una cornice narrativa e politica capace di contenere iniziative molto eterogenee, alcune delle quali preesistenti e già realizzate.
Questo non significa che il Piano sia privo di contenuto. Significa che la sua perimetrazione risponde più a logiche di comunicazione istituzionale che a criteri tecnici rigorosi. E finché non esiste un sistema di monitoraggio trasparente, con indicatori misurabili, delibere pubbliche tracciabili e un formato open data che permetta a chiunque di verificare lo stato degli interventi, il rischio è che il Piano Mattei rimanga esattamente quello che i suoi critici sostengono: una cornice ambiziosa, un brand forte, ma una scatola ancora difficile da aprire e da leggere fino in fondo.

La nostra tabella, a disposizione di tutti

La tabella che abbiamo costruito — con le 74 schede progetto, i 9 campi informativi per ciascuna, l'analisi delle lacune e il totale delle risorse per direttrice — è disponibile per il download in formato Excel. Lo mettiamo a disposizione della community della cooperazione internazionale, dei ricercatori, dei giornalisti e di chiunque voglia usarlo per approfondire, correggere, integrare o elaborare ulteriormente i dati.

Scarica la tabella dei progetti





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