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Agroecologia e cooperazione, Azione TerrAE lancia un questionario per i cooperanti

Negli ultimi anni, il termine «agroecologia» si è affermato con forza nel linguaggio delle politiche agricole, della cooperazione internazionale, della ricerca e dei programmi dedicati alla trasformazione dei sistemi agroalimentari. Questa crescente attenzione rappresenta un'importante opportunità, ma comporta anche un rischio: quello che l'agroecologia diventi un termine utilizzato per designare interventi, pratiche e approcci molto diversi tra loro, perdendo così progressivamente la sua chiarezza concettuale e il suo potere di trasformazione.

Non tutti i concetti sono equivalenti

L'agroecologia, l'agricoltura biologica, l'agricoltura rigenerativa, l'agricoltura SMART, l'agricoltura conservativa, le soluzioni basate sulla natura (Nature-based Solutions) o gli approcci legati all'agricoltura a basse emissioni di carbonio sono talvolta utilizzati come concetti equivalenti o intercambiabili. In realtà, operano a livelli diversi e sono concettualmente distinti.

L'agroecologia non indica solo un insieme di tecniche o pratiche agronomiche, ma costituisce una scienza transdisciplinare, un insieme di buone pratiche e un movimento sociale. Rappresenta un quadro di riferimento basato su principi ecologici, sociali ed economici, nonché su un processo progressivo di trasformazione dell'intero sistema agroalimentare, che si avvale della ricerca scientifica e della valorizzazione delle conoscenze tradizionali.

In questo approccio, l'agroecologo può utilizzare, combinare e adattare strumenti e pratiche provenienti da diversi approcci, in funzione della loro coerenza con i principi agroecologici e gli obiettivi generali della transizione. La specificità dell'agroecologia risiede quindi non tanto nella singola pratica adottata, quanto nel modo in cui tali esperienze si integrano in una trasformazione sistemica che riguarda la produzione e la biodiversità, la trasformazione, la commercializzazione e l'economia circolare, i mercati, le catene del valore e i rapporti di potere, le conoscenze tradizionali, la ricerca scientifica e l'assistenza tecnica, i diritti e le relazioni sociali, la governance e le politiche pubbliche.

Una questione che va oltre la terminologia

Non si tratta solo di una questione di terminologia. Una comprensione parziale del concetto ha inevitabilmente ripercussioni sul modo in cui gli interventi vengono concepiti e attuati. La questione riveste oggi un'importanza ancora maggiore, poiché l'agroecologia si sta progressivamente inserendo nelle politiche pubbliche.

In diversi paesi in cui le OSC operano nell'ambito della cooperazione internazionale, vengono promossi e approvati quadri normativi nazionali e strategie specificamente dedicati all'agroecologia. Nel marzo 2026 era stata adottata una strategia o una normativa nazionale a favore dell'agroecologia, tra gli altri, in Benin, Bolivia, Brasile, Burkina Faso, Colombia, Cuba, Repubblica Dominicana, Kenya, Tanzania, Tunisia e Uruguay, mentre altri paesi erano impegnati in processi di elaborazione o approvazione. Il Kenya, ad esempio, ha adottato una strategia nazionale di agroecologia per la trasformazione del sistema alimentare che inserisce esplicitamente l'agroecologia nel quadro della trasformazione dell'intero sistema alimentare.

Le domande che contano per chi lavora sul campo

Cosa significa concretamente mettere in pratica l'agroecologia in un progetto di cooperazione? E di quali competenze ha bisogno oggi un cooperante che si appresta a lavorare sulla trasformazione dei sistemi agroalimentari?

È proprio da questa domanda che Azione TerrAE, coalizione per la transizione agroecologica composta da associazioni di cooperazione internazionale e reti della società civile italiana ed europea, sta elaborando un nuovo percorso formativo per gli operatori e le operatrici già impegnati o in procinto di partire verso i paesi partner della cooperazione internazionale.

Un corso costruito con i cooperanti

L'obiettivo non è quello di formare nuovi specialisti in agronomia in pochi giorni, ma di dotare cooperanti, responsabili di progetto, coordinatori, ideatori e tecnici di una capacità di analisi e di una serie di strumenti utilizzabili nei progetti e nelle relazioni con i partner, le comunità, le istituzioni e le organizzazioni contadine. La formazione si baserà su casi concreti provenienti da diverse aree geografiche, esercitazioni pratiche, lavori di gruppo e scambi di esperienze, mettendo in relazione le conoscenze scientifiche, i saperi locali, la ricerca partecipativa e le pratiche della cooperazione.

Sono previste almeno due sessioni, la prima delle quali nell'autunno-inverno 2026. Il corso di formazione sarà intensivo e affronterà sei grandi aree di competenza: fondamenti teorici e quadro di riferimento dell'agroecologia; pensiero sistemico e analisi dei contesti; progettazione e gestione della transizione agroecologica; ricerca-azione, processi partecipativi e coinvolgimento degli attori; strumenti operativi per la transizione agroecologica; monitoraggio, valutazione, politiche pubbliche e advocacy.

Prima di definire il programma, a voi la parola

Prima di definire in dettaglio la proposta formativa, Azione TerrAE desidera ascoltare chi lavora sul campo. La coalizione — che lo scorso anno ha organizzato un primo corso di formazione per Esperti in Agroecologia in collaborazione con l'Università di Torino e il CIHEAM, con il supporto finanziario di Fondazione Cariplo e Fondazione Compagnia di San Paolo — ha già avviato un dialogo con le reti della società civile italiana impegnate nella cooperazione internazionale. Parallelamente, intende raccogliere direttamente il punto di vista dei cooperanti e degli operatori.

Per questo motivo è stato elaborato un breve questionario, destinato sia a chi è attualmente in missione in un paese partner, sia a chi si sta preparando a partire, sia a chi lavora in Italia alla progettazione e alla gestione dei programmi. Il questionario mira a identificare le principali lacune in materia di conoscenze sull'agroecologia, le competenze più necessarie nel lavoro quotidiano, e gli aspetti logistici che rendono questa formazione più fruibile. I risultati serviranno a definire i contenuti e l'organizzazione delle prime due edizioni e a mettere a punto un percorso che possa diventare progressivamente uno strumento permanente di formazione e preparazione alla partenza per la cooperazione italiana.

Compila il questionario entro il 30 settembre 2026

Sei un cooperante, lavori in un progetto di cooperazione o ti stai preparando a partire? Rispondi al sondaggio entro il 30 settembre 2026 e contribuisci alla progettazione della formazione:

🔗 https://retesemi.limesurvey.net/987654?lang=it

Ci vogliono circa 10 minuti per completarlo. Nel questionario è possibile lasciare i propri dati di contatto per ricevere informazioni sull'apertura delle iscrizioni al corso.

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