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False indennità di missione per 1,6 milioni – denunciati 29 consulenti della Farnesina

A far scattare l’indagine condotta dalla Guardia di Finanza una segnalazione del ministero degli Esteri
ROMA – Ventinove esperti esterni del Ministero degli Affari Esteri sono stati denunciati dalla Guardia di Finanza con l’accusa di aver percepito oltre 1,6 milioni di euro di indennità di missione attraverso false autocertificazioni.
I particolari dell’operazione saranno illustrati dagli inquirenti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 11 presso il Nucleo di Polizia Tributaria di Roma alla presenza del Direttore Generale per la Cooperazione e lo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri Elisabetta Belloni.

L’indagine – si legge in un comunicato – è scattata un anno fa su segnalazione della Farnesina che aveva individuato irregolarità nelle dichiarazioni sulla residenza da parte di esperti, non appartenenti al ministero degli Esteri, nel settore della cooperazione allo sviluppo, chiedendo il supporto investigativo della guardia di finanza. Si tratta di attività volte a consentire il recupero di fondi pubblici.

GLI ESPERTI TRUFFANO LA FARNESINA, LA GUARDIA DI FINANZA LI INCASTRA
I finanzieri del Comando Provinciale Roma, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, hanno portato a termine una complessa attività d’indagine che ha consentito di denunciare a vario titolo all’A.G. capitolina 29 esperti esterni del Dicastero, di cui 23 per truffa aggravata ai danni ai danni dello Stato e 6 per falso in atto pubblico, accusati di aver, ai danni della Farnesina, percepito oltre 1.6 milioni di euro di indennità di missione attraverso false autocertificazioni”. Così in una nota la Guardia di Finanza.
Le investigazioni del Nucleo di Polizia Tributaria Roma, coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Roma – Dott.ssa Cordova, sono stati originati da una denuncia della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri riguardante le indennità corrisposte ad esperti esterni non dipendenti della Farnesina inviati in missione in paesi in via di sviluppo, nel contesto di progetti condivisi in ambito internazionale. Gli approfondimenti svolti in collaborazione tra i finanzieri e il personale del M.A.E. hanno svelato come in diversi casi gli esperti dichiarassero falsamente la residenza anagrafica in Italia per poter avere accesso ad un’attività di consulenza in un Paese in via di Sviluppo e vedersi riconosciuta l’attribuzione di compensi maggiorati per indennità di missione, che tengono conto di viaggio, vitto e alloggio.
Grazie alle segnalazioni giunte proprio dal Ministero degli Affari Esteri, le indagini hanno infatti permesso di accertare come in tali circostanze gli esperti non fossero realmente residenti in Italia, bensì proprio nei Paesi in cui venivano inviati in missione. In tal modo, attraverso le false certificazioni, gli indagati evitavano il trattamento economico, meno oneroso per le finanze del Ministero, previsto per gli incarichi di consulenza da conferire a personale che già si trovava nei Paesi in via di sviluppo interessati dalle iniziative internazionali. L’operazione può essere considerata un esempio di proficua collaborazione fra Amministrazioni pubbliche a tutela del bilancio dello Stato.
Nel corso della conferenza stampa in cui sono stati presentati i risultati dell’operazione il Comandante del Nucleo di Polizia Tributaria, Colonnello t.ST Virgilio Pomponi ha tenuto in particolare a ringraziare il Direttore Generale della Cooperazione allo Sviluppo, Elisabetta Belloni per l’iniziativa assunta e la collaborazione nella conduzione delle indagini. Tra i numerosi fascicoli controllati dagli inquirenti e dal personale del M.A.E.- relativi a programmi concernenti, tra l’altro, il campo educativo, sociale e sanitario, nonché lo sviluppo e l’assistenza a popolazioni reduci da conflitti o calamità naturali – sono emerse complessivamente un centinaio di missioni irregolari. Le fiamme gialle hanno anche provveduto a segnalare alla Corte dei Conti un danno erariale per circa 1.6 milioni di euro, pari alle indennità non spettanti erogate agli esperti”.  (Agenparl)

 


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