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Positiva la Peer review della cooperazione italiana: ecco punti forti e criticità individuate dall’Ocse

Nel complesso è incoraggiante l’esito della Peer review 2019, il processo di “valutazione tra pari” con il quale il DAC (Development Assistance Committee dell’OCSE) esamina il sistema di cooperazione allo sviluppo di ciascun paese membro attraverso ogni 4/5 anni. Non proprio un esame ma un’attenta e partecipata disamina degli sviluppi positivi e delle criticità con l’obiettivo di migliorare la qualità e l’efficacia delle politiche e dei sistemi di cooperazione allo sviluppo di ogni paese donatore.

Il team di verifica del Comitato di Aiuto allo Sviluppo ha effettuato la missione di review del sistema italiano di cooperazione tra Roma e Dakar durante lo scorso mese di marzo e ne ha presentato gli esiti alla delegazione italiana il mese scorso a Parigi. I delegati di Spagna e Nuova Zelanda hanno guidato la valutazione che è stata effettuata attraverso numerosi incontri di tutte le istituzioni e gli stakeholders della cooperazione internazionale a partire della DGCS, per passare all’AICS, nonché gli attori pubblici e privati che sono parte del sistema italiano della cooperazione allo sviluppo.

Ieri il DAC ha pubblicato gli esiti della valutazione contenuti nel rapporto finale composto da un executive summary, schede di approfondimento, grafici e raccomandazioni. Sono proprio queste ultime a comporre il lascito più importante del processo di valutazione volto al miglioramento. Sono 11 i punti critici sollevati dal DAC sulla cooperazione italiana che dovranno essere attenzionati dalle istituzioni italiane e ai quali andrà data una risposta con misure correttive da qui ai prossimi 4 anni.

Dal MAECI all’AICS si esprime soddisfazione per l’esito di questo mini esame della cooperazione italiana, il primo dopo la riforma del 2014. Il clima positivo e partecipato della Peer review dell’Italia è stato registrato già dall’incontro di presentazione a Parigi nel quale la VM Emanuela del Re ha guidato la delegazione. Dell’Italia è stato apprezzato lo spirito della nuova legge 125, l’impegno sul multilaterale, la propensione e l’enfasi sulla partecipazione degli stakeholders e la capacità di acquisire una leadership in alcuni ambiti (es. patrimonio culturale e agricoltura).

I principali punti deboli sono stati individuati nella stabilità delle risorse destinate dall’Italia per l’APS (in diminuzione), nella coerenza delle diverse politiche pubbliche con quella di cooperazione, nella capacità di mettere in campo risorse umane sufficienti e qualificate sia in Italia che all’estero.

Ecco di seguito il sommario della Peer review 2019

L’Italia è membro del DAC dal 1961 ed è stata valutata attraverso Peer review l’ultima volta nel 2014. Questo rapporto esamina i progressi compiuti da allora, evidenzia i recenti successi e le sfide e fornisce raccomandazioni chiave per il futuro. L’Italia ha parzialmente attuato il 65% delle raccomandazioni formulate nel 2014 e il 15% è stato attuato pienamente.

Questa review contenente i principali risultati e le raccomandazioni del DAC e il rapporto analitico del Segretariato. E’ stato preparato da esaminatori provenienti da Nuova Zelanda e Spagna anche a seguito della riunione del Peer Review del DAC tenutasi a Parigi lo scorso 14 ottobre 2019. Il team ha consultato istituzioni e partner chiave presso la sede centrale a Roma, in Italia e sul campo a Dakar, in Senegal, a marzo 2019.

L’Italia sostiene attivamente lo sviluppo globale sostenibile, in particolare laddove collega l’impegno internazionale con le competenze nazionali, ad esempio in materia di patrimonio culturale e agricoltura. Tuttavia, esiste il potenziale per l’Italia di fare di più in altre aree. Sebbene esistano meccanismi, l’Italia non identifica, analizza o monitora sistematicamente gli impatti transfrontalieri e di lungo termine delle politiche interne, incluso il modo in cui potrebbero danneggiare i paesi in via di sviluppo. Le prestazioni dell’Italia su questioni transnazionali come i cambiamenti climatici, l’ambiente, la sicurezza, la finanza e il commercio sono complessivamente buone, ma c’è incoerenza nella sua politica migratoria. Per quanto riguarda la consapevolezza dello sviluppo, l’Italia mostra buone pratiche nel consentire gli sforzi multi-stakeholder e mobilitare la diaspora dei migranti. L’azione del governo per attuare la strategia per l’educazione alla cittadinanza globale sarà importante per raggiungere tutti i cittadini e accrescere la consapevolezza.

La nuova legge sulla cooperazione italiana pone solide basi per una cooperazione allo sviluppo basata su principi e qualità. Il documento triennale di programmazione e pianificazione delle politiche e gli orientamenti politici riflettono gli SDGs e aiutano a concentrarsi sulle popolazioni a rischio. Tuttavia, il rinnovo annuale del documento di programmazione rende la pianificazione a medio termine complicata. L’Italia è inoltre priva di linee guida su alcune delle sue massime priorità, tra cui migrazione e fragilità. Inoltre, in Italia mancano i processi per garantire che le decisioni su programmazione e destinazione delle risorse corrispondano alle sue priorità politiche.

L’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) dell’Italia ha registrato un forte aumento dal 2012 al 2017, anche se si escludono i costi sostenuti nel paese per l’assistenza dei rifugiati. Tuttavia, è probabile che questa tendenza positiva non continui, poiché l’APS è diminuito nel 2018 e le proiezioni mostrano una tendenza al ribasso anche per il 2019. L’Italia non sta rispettando i propri impegni per mobilitare lo 0,7% del reddito nazionale lordo come APS totale, né per allocare lo 0,15% ai paesi meno sviluppati. L’Italia si distingue per l’elevata percentuale di contributi fondamentali alle organizzazioni multilaterali. Il suo impegno internazionale in materia di criminalità fiscale e finanziamento dello sviluppo di vaccini è encomiabile, ma i finanziamenti per mobilitare le risorse nazionali e l’impegno del settore privato sono ancora limitati. Una prospettiva strategica potrebbe ulteriormente rafforzare l’impegno multilaterale molto apprezzato dall’Italia.

La legge 125/2014 precisa chiaramente il ruolo e i mandati degli attori ufficiali dello sviluppo e istituisce nuove strutture, in particolare l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS). La piena attuazione di questa importante riforma è ancora in corso. Nel complesso, l’Italia ha messo in atto processi chiari e controlli di qualità; tuttavia, la sua accountability avrà bisogno di essere gestita in quanto AICS implementa una quota maggiore di cooperazione delegata per conto dell’Unione europea. L’Italia può ulteriormente incoraggiare e intensificare i suoi sforzi di materia di innovazione. Le risorse umane disponibili per l’AICS e il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale non sono adeguate. L’Italia dovrà agire con urgenza per attirare e trattenere personale qualificato ed esperto se vorrà garantire la realizzazione soddisfacente del programma di cooperazione allo sviluppo.

La cooperazione allo sviluppo in Italia è caratterizzata da solide partnership multi-stakeholder, anche di recente con il settore privato italiano e più in generale con tutta la società civile. I bandi e l’approccio basato su progetti definiscono molti di questi partenariati, anche se potrebbero non essere sempre il mezzo più strategico di coinvolgimento. L’Italia ha compiuto buoni progressi in materia di trasparenza e pone una forte enfasi sulla ownership del paese. Il finanziamento di programmi nazionali integrati multi-donatori contribuirebbe a costruire partenariati ancora più forti e sostenibili con i governi dei paesi partner. La prevedibilità a medio termine continua a rappresentare una sfida importante.

La legge 125/2014 prevede un sistema di gestione basato sui risultati, che l’Italia sta appena iniziando a sviluppare. Oggi, monitorare gli interventi italiani e contabilizzare i diversi risultati dagli indicatori di output in un determinato paese, settore o partenariato è arduo. Il sistema di valutazione della cooperazione allo sviluppo italiano è stato riorganizzato a seguito della riforma: la responsabilità spetta ancora al MAECI, sebbene la linea di budget dedicate siano all’AICS. Dal 2014 l’Italia ha adottato piani di valutazione a rotazione triennale basati su criteri definiti, ha istituito un comitato consultivo di valutazione e un registro elettronico di valutatori indipendenti. L’Italia utilizza le valutazioni per informare sulla progettazione delle future fasi della programmazione, ma in modo meno esplicito per imparare da successi e fallimenti. Manca un sistema di gestione della conoscenza o una rete intranet per connettere gli uffici sul field con Roma e Firenze.

Nel 2017 l’Italia è stata l’undicesimo donatore umanitario a livello del DAC, un aumento significativo dall’ultima Peer review del 2014. L’Italia è riconosciuta per la sua capacità di rispondere rapidamente alle catastrofi naturali. In contesti fragili, ha una ricca e riconosciuta esperienza in interventi umanitari, basata in particolare su una fitta rete di organizzazioni della società civile di piccole e medie dimensioni che hanno costruito solidi partenariati nei rispettivi paesi di attività. Questa caratteristica unica rappresenta un chiaro vantaggio comparativo per l’Italia, dandole la possibilità di costruire un approccio italiano specifico al nesso sviluppo-umanitario-pace, basato sui partenariati locali. Tuttavia, ciò richiederà all’Italia di adattare il proprio quadro amministrativo gestionale ai contesti di crisi.

Riepilogo delle raccomandazioni del DAC per l’Italia

1.L’Italia dovrebbe allocare sufficienti risorse per attuare il suo piano anticorruzione aggiornato e il codice etico, anche accelerando la formazione di tutte le sue risorse umane e di quelle dei partner implementatori.

2.Al fine di garantire la coerenza delle sue politiche con lo sviluppo sostenibile dei paesi partner, l’Italia dovrebbe sfruttare appieno i meccanismi delineati nella Legge 125 e attuare i suoi piani per valutare, arbitrare e monitorare i potenziali conflitti.

3.Le nuove strategie dei paesi prioritari per l’Italia dovrebbero essere globali e riflettere le attività di cooperazione dell’intero governo.

4.L’Italia dovrebbe orientarsi verso finanziamenti programmatici pienamente integrati nei programmi nazionali per ottenere maggiore impatto e influenza.

5.L’Italia dovrebbe trovare il modo di capitalizzare i suoi punti di forza mantenendo e rafforzando il proprio sostegno alla sua fitta rete di ONG sul campo attraverso un sostegno flessibile e diretto, in particolare nei contesti più fragili.

6.L’Italia dovrebbe invertire la recente diminuzione dell’APS e ottemperare all’obbligo previsto dalla legge 125 di rispettare gli impegni nazionali e internazionali, compresi i paesi meno sviluppati.

7. Al fine di mobilitare il sostegno pubblico e politico, l’Italia dovrebbe sviluppare e attuare il piano d’azione previsto nell’ambito della sua strategia per l’educazione alla cittadinanza globale, sostenuta da risorse adeguate.

8. Al fine di garantire un approccio più strategico e dell’intero governo per attuare la sua visione politica delineata nella legge, l’Italia dovrebbe:

  • Individuare i modi per migliorare il valore strategico a medio termine del documento triennale di programmazione e pianificazione;
  • Completare il suo indirizzo politico e l’orientamento operativo, in particolare sulle sue massime priorità, compreso l’orientamento politico complessivo del governo in materia di migrazione e sviluppo.

9. L’Italia dovrebbe garantire che Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. disponga del quadro normativo, degli strumenti e delle risorse per adempiere al proprio mandato di istituto di finanziamento dello sviluppo.

10.L’Italia dovrebbe definire e mettere in campo una strategia a medio termine in materia di risorse umane per attrarre e trattenere personale qualificato e garantire il benessere, l’impegno e lo sviluppo professionale di tutte le categorie di personale in Italia e negli uffici sul campo.

11.L’Italia dovrebbe dare la priorità alla costruzione di un sistema per collegare progetti e programmi con impatto desiderato e risultati a lungo termine, compresi gli SDGs. Il sistema dovrebbe inoltre mettere a disposizione di funzionari, partner e altre parti interessate che lavorano sulla cooperazione allo sviluppo, informazioni e prove pertinenti per migliorare il processo decisionale.

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