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Tutti vogliono una rappresentanza unitaria, ma manca una visione comune


Pubblichiamo i risultati parziali del sondaggio e un resoconto commentato della conferenza “La Cooperazione internazionale dell’Italia: una risorsa da valorizzare, modernizzare, rilanciare” che si è tenuta giovedì scorso a Roma e a visto la partecipazione del Ministro Riccardi.
I risultati del sondaggio
In tantissimi avete espresso la vostra opinione sulla rappresentanza delle ONG e del mondo della cooperazione italiana. Ad oggi si dicono favorevoli ad una rappresentanza unitaria l’86% degli operatori che ha partecipato al sondaggio, 10% i contrari.
Eppure da diversi commenti lasciati nel sondaggio sembra che ci sia anche una risposta ulteriore alla domanda che abbiamo posto “sì, ma non quella che abbiamo”. Così si esprimono il 4% dei votanti.
E’ vero infatti che il dibattito che si è sviluppato nel settore anche a seguito del ricambio dei vertici della AOI non mette tanto in discussione il fatto che debba o possa esistere una rappresentanza unitaria quando il come e da chi questa rappresentanza debba essere esercitata.
Le parole di alcuni rappresentanti che abbiamo pubblicato nello speciale la scorsa settimana e quelle ascoltate alla conferenza “La Cooperazione internazionale dell’Italia: una risorsa da valorizzare, modernizzare, rilanciare” tenutasi giovedì a Roma mostrano che molti soggetti ragionano su livelli diversi, o meglio che non sempre coincide la visione di cooperazione internazionale, di non-governativo.
La conferenza di Roma
Se il buongiorno si vede dal mattino, la giornata non è iniziata bene giovedì scorso a Roma presso la sala delle colonne della Camera dei Deputati. Il grande interesse per il rilancio della cooperazione e la presenza del neo-ministro Riccardi hanno richiamato numerosissimi operatori del settore che puntuali alle 9 del mattino hanno trovato una brutta sorpresa. La sala, di circa un centinaio di posti, era già piena. Oltre cinquanta persone, tutte regolarmente registrate per l’evento presso gli organizzatori (Cini, Link e AOI), sono dovute tornare a casa…alcuni anche a Bologna, Firenze e Milano, da dove erano venute appositamente. Se solo avessero saputo prima che era possibile vedere la conferenza sul canale webTV della Camera avrebbero volentieri risparmiato un viaggio. In effetti anche riuscendo ad accedere alla sala l’interazione sarebbe stata molto simile a quella che si può avere con uno schermo di computer. Si è trattato infatti di una tipica conferenza e non certo di un’occasione di dibattito e dialogo.
Polemiche a parte la conferenza ha avuto la significativa partecipazione del Ministro Riccardi che ha voluto comunicare la sua narrazione della cooperazione internazionale facendo respirare un’aria sicuramente diversa da quella che da anni si respira alla DGCS (unici assenti all’evento!!). “Dobbiamo lavorare in sinergia ed è necessaria una visione condivisa, perché dobbiamo avere il coraggio di fare una battaglia culturale per ricreare sinergie operative”. Riccardi rilancia il dialogo e promette un Forum Nazionale sulla Cooperazione già a fine maggio. ”E’ necessaria un’assise nazionale che riconfermi la centralità della cooperazione allo sviluppo, la cittadinanza piena della cooperazione nelle scelte politiche e nel sentire nazionale. Sto pensando a una conferenza nazionale da collocare sul finire di maggio, in cui coinvolgere gli attori della cooperazione nazionale e internazionale. Cercherò di ottenere un decreto ministeriale che stabilisca un organismo interministeriale per la coerenza e il coordinamento di tutte le politiche sulla cooperazione”.
“Non possiamo rassegnarci ai limiti del nostro agire. Sono convinto che la cooperazione internazionale allo sviluppo sia un elemento qualificante delle relazioni internazionali senza cui si degrada in un tecnicismo asfittico e inefficace. La cooperazione è un fatto di credibilità internazionale, di poderosa solidarietà, ma è anche uno strumento che l’Italia possiede per incidere sulle dinamiche della globalizzazione. Un paese che coopera è un paese che crescerà. La caduta della cooperazione è il sintomo del malessere italiano che ha accompagnato gli ultimi 15 anni”.
Nessun accenno alla riforma della legge 49 da parte del ministro, argomento che invece monopolizza la sessione dedicata ai politici. I parlamentari rimettono sul tavolo le bozze di riforma elaborate quasi dieci anni fa e parlano lungamente degli sforzi fatti in passato. Il Sen. Mantica propone di ripartire dall’ultima bozza che in fondo ritiene ancora attuale. La parola chiave è “se non ora quando”, oggi, dicono, ci sono i presupposti e la maggioranza per riformare la legge e rilanciare la cooperazione. Se si riesce a fare la riforma delle pensioni e del lavoro…come non riuscire a riformare la cooperazione?
Servono fondi dice il Sen. Tonini se no non c’è la cooperazione. Si troveranno dalla spending review ma in fondo voi ONG vi siete dimostrate così brave da riuscire a farne a meno…
Molti si dichiarano d’accordo con quanto detto da altri ma in fondo si percepisce che non tutti parlano della stessa cosa, c’è chi parla delle ONG (con visone tipica da legge 49), chi delle aziende e della crescita (di chi?), chi parla di cooperazione territoriale, chi di solidarietà. Chi dice che le ONG sono troppe (devono accorparsi) chi loda la ricchezza del tessuto variopinto della società civile, chi se la prende con il Trentino che finanzia le sue micro realtà. Grande è bello e professionale ma anche piccolo è bello e partecipativo.
Ha ragione il Ministro Riccardi “è necessaria una visione condivisa” ed e’ chiaro che in quella sala non c’è.
Francesco Martone ci prova a fare il giovane (non entriamo nel merito dell’età media dei convenuti!) e azzarda una visione più attuale della cooperazione e del essere non-governativo. Affiancare i movimenti del sud per la giustizia sociale e l’affermazione dei diritti contro un sistema economico che li penalizza. Sembra dire più advocacy e meno scuolepozzieospedali.

Forse sta qui il nodo cruciale. Non cosa è la cooperazione oggi e cosa sarà domani, ma cosa deve e dovrà fare in uno scenario definitivamente cambiato (in cui abbiamo sempre meno da insegnare ai poveri/nuovi ricchi). E ancora, cosa dovrà fare quella governativa e cosa quella non-governativa. C’è e ci sarà sempre una differenza che questa assise non fa trapelare in nessuna maniera.


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  1. E' possibile sapere un po' di più sui dati assoluti del sondaggio? Quante persone hanno risposto e semmai anche una disaggregazione dei dati per risposta? Le percentuali dicono poco.

  2. gentile Marco,
    apettavamo di chiudere il sondaggio per dare i numeri completi. Comunque per ora hanno votato 283 utenti:
    Assolutamente necessaria 49%
    Sì, sarebbe meglio 38%
    No, non è importante 6%
    Completamente inutile 3,5%
    Voglio dire la mia 3,5%
    c'è qualche arrotondamento percentuale.
    saluti
    MB

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