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Primi spunti sulla cooperazione allo sviluppo del Ministro Bonino

Si è tenuta  mercoledì scorso  la prima audizione del Ministro Bonino sulle linee programmatiche del suo Dicastero, di fronte alle Commissioni esteri riunite di Camera e Senato . Il resoconto di queste tre ore di relazione ce le sintetizza Iacopo Viciani in un articolo apparso ieri sul suo blog “Zerovirgolasette” sul sito di repubblica.it.
Il Ministro ha spaziato sinteticamente su tutti i teatri importanti per l’Italia e su alcune questioni tematiche, come la diplomazia economica e l’Expò 2015, riservandosi di non entrare nello specifico delle missioni internazionali che saranno oggetto di specifica audizione congiunta con il Ministro della Difesa a fine mese.

 

Per quanto riguarda la cooperazione allo sviluppo, il Ministro ha ribadito come la cooperazione sia “parte integrante della politica estera dell’Italia”, come già previsto dall’articolo 1 dell’attuale legge di disciplina della materia, ma ha sostenuto la necessità di arrivare ad una necessaria messa appunto degli strumenti di cooperazione. Se ha riconosciuto il lavoro svolto dalla Commissione Esteri del Senato al termine della scorsa legislatura sulla riforma della legge 49/87, che aveva portato a licenziare un testo, non ha dato indicazioni circa gli assetti del sistema di cooperazione che immagina, né se il Governo intenda presentare un proprio testo.

 

Affermando che la cooperazione sia parte integrante della politica estera italiana, il Ministro ha indirettamente espresso una preferenza per un assetto che la mantiene incardinata nel Ministero degli Affari Esteri e non con un suo Ministero dedicato, o con una “cabina di regia unitaria” in Presidenza del Consiglio, come con l’esperienza del Governo Monti.
Intanto la discussione sulla riforma della cooperazione verrà incardinata nuovamente in Commissione esteri al Senato, dove sono presenti almeno due disegni di legge di cooperazione: uno del Senatore Tonini, che prevede Vice-ministro e un’agenzia e l’altro o del Senatore Lucio Romano, che prevede un ministro senza portafogli ed un dipartimento in Presidenza del coniglio che vigila su un’agenzia dedicata.

 

Da un punto di vista finanziario il Ministro Bonino ha evidenziato le difficoltà quantitative dell’aiuto pubblico allo sviluppo italiano ma ha riconosciuto che con il Governo Monti c’è stata un’inversione di tendenza con un aumento di risorse. Citando le stime e il calendario d’incremento tendenziale licenziate dall’ultimo Documento d’economia e finanza, ha indicato che quest’anno si passerà dallo 0,12% del PIL (in realtà è lo 0,13%, secondo gli ultimi dati OCSE) ad uno 0,15% per arrivare ad uno 0,30% nel 2017. Non ha fatto riferimento al fatto che oltre il 50% di queste risorse è trasferito direttamente all’UE e che il Ministero dell’economia e finanze è un attore rilevante con oltre 477 milioni di euro per attività di cooperazione iscritte a bilancio.
Nel 2013, le risorse per la cooperazione del Ministero Affari Esteri si attestano intorno ai 230 contro il miliardo “in precedenza” – in realtà il picco finanziario per le risorse del MAE è stato nel 2008, quando, con gli stanziamenti del decreto missioni, si sono toccati quasi i 900 milioni di euro.

 

Ha ringraziato quei deputati che la settimana scorsa si sono adoperati per evitare il taglio di 20 milioni di euro sulle risorse di cooperazione del 2015, come era previsto da un emendamento governativo al decreto sui debiti alla PA.
Ha valutato positivamente le autorizzazioni di risorse di cooperazione addizionali, stanziate all’interno dei “decreti missione” perché hanno permesso di accompagnare l’intervento militare. In realtà in campagna elettorale, alcuni partiti all’interno dell’attuale maggioranza avevano promesso di separare la cooperazione dal provvedimento, decreto missioni, senza perdere le risorse, in modo da evitare di perpetrare una confusione tra la componente civile e quella militare.

 

Infine, il Ministro ha concluso evidenziando come sia necessario usare tutti gli strumenti di cooperazione di cui la cooperazione agli Esteri dispone. Oltre gli aiuti a dono, in particolare si riferiva ai crediti d’aiuto e i prestiti agevolati per le imprese miste (imprese italiane e dei paesi in via di sviluppo). Oltre a liberare risorse che finanziariamente raddoppierebbero la capacità d’intervento italiana, impostano anche una relazione economica.
All’intervento hanno fatto seguito molte domande anche relative alla cooperazione, ma nella replica il ministro non ha potuto affrontare tutte le questioni, non indicando di fatto alcun impegno preciso o orientamento chiaro la cooperazione italiana oltre ad indicarne le difficoltà note a tutti, auspicare una diversificazione degli strumenti d’intervento e una riforma dell’apparato. Ma fatta su impulso di chi?

 


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