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Il Parlamento Europeo spinge per una posizione più forte dell’UE verso Addis Abeba

Lunedì 20 aprile la Commissione Sviluppo del Parlamento Europeo ha esaminato il rapporto preliminare sul finanziamento dell’agenda di sviluppo post-2015, elaborato da Pedro Silva Pereira (gruppo Socialisti e Democratici), che verrà presentato al Parlamento in plenaria nella seconda metà di maggio. Con 19 voti a favore, uno contrario e 3 astensioni, la Commissione Sviluppo ha approvato un documento che esorta gli Stati Membri ad onorare l’impegno dell’allocazione dello 0,7% del reddito nazionale all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo, ed a definire una precisa tempistica per il raggiungimento dell’obiettivo al 2020. Si evidenzia altresì la necessità di mobilitare in modo efficiente le risorse domestiche dei paesi in via di sviluppo, e si sottolinea l’importanza del contributo del settore privato.

 

La bozza ha stimolato non poco dibattito: su un documento di 6 pagine, sono stati presentati 291 emendamenti, per un totale di 135 pagine, a dispetto del debole valore giuridico dello stesso. La maggior parte degli emendamenti miravano a rafforzare il documento con indicazioni più stringenti per gli Stati Membri in vista del voto di maggio.
“Obiettivi e target non significano nulla se non sono supportati da adeguati stanziamenti di risorse. Il risultato del voto in Commissione è segnale che questo Parlamento vuole trasmettere un messaggio politico forte circa l’implementazione ed il finanziamento della nuova agenda globale di sviluppo per il periodo 2015-2030”, così Pedro Silva Pereira sul voto di lunedì.

 

In un’intervista rilasciata ad Euractiv in marzo, Pereira spiegava come il rapporto che il Parlamento Europeo voterà rappresenta una reazione alla Comunicazione recentemente adottata dalla Commissione Europea, a cui nella medesima intervista aveva attribuito una certa debolezza in termini di impegni sul tema finanza per lo sviluppo. “Se l’UE vuole avere un ruolo guida nel processo di costruzione dell’agenda, deve dare l’esempio. Nel caso specifico, non è sufficiente ribadire ancora una volta l’impegno verso lo 0.7%. Occorre stabilire un calendario, nonché un meccanismo di monitoraggio, per dimostrare che questa volta si fa sul serio”. Nella stessa intervista Pereira esprimeva preoccupazione in merito all’intenzione della Commissione Europea di adottare una posizione finale sul tema in seno al Consiglio, e dei problemi di carattere politico che potrebbero sorgere in quanto molti Stati Membri – quelli che sono ben lontani dallo 0.7%, ma anche i promotori dell’austerity – non sono pronti, in questa fase, a prendere impegni in materia di finanza per lo sviluppo.

 

Tornando al rapporto votato dalla Commissione Sviluppo, questo insiste sul fatto che l’UE e i suoi Stati Membri dovrebbero fare in modo di mantenere la loro posizione di grandi donatori, invitando gli stessi ad impegnarsi nuovamente “senza ritardi o negoziazioni” a spendere almeno lo 0.7% del loro PIL in aiuti allo sviluppo. Non meno dello 0.2% andrebbe poi riservato ai paesi meno sviluppati, precisa il rapporto, che chiede la presentazione di piani di budget pluriannuali sulla base dei quali avvicinarsi progressivamente a questi livelli di spesa, fino a raggiungerli entro il 2020.

 

L’UE e gli altri paesi sviluppati, aggiunge il rapporto, devono onorare il loro impegno a garantire “nuove ed innovative” risorse per l’azione di contrasto al cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo, raggiungendo i 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020, in linea con gli impegni già stabiliti. Il documento chiede che si introducano fonti innovative di finanziamento per sviluppo e clima, incluse la tasse sulle transazioni finanziarie e quelle sulle emissioni inquinanti, ma anche un maggiore sforzo europeo ed internazionale nella individuazione di risorse addizionali.

 

In considerazione della maggiore prevedibilità e sostenibilità delle risorse domestiche rispetto ai flussi esterni, si auspica inoltre un rafforzamento dell’assistenza europea in termini di capacity building nei settori dell’amministrazione fiscale, della gestione delle finanze pubbliche e dell’azione di contrasto alla corruzione. I parlamentari della Commissione Sviluppo chiedono all’Ue ed ai suoi Stati Membri di attivarsi per una più severa repressione dei paradisi fiscali, dell’evasione e dei flussi finanziari illeciti. Si appoggia la costituzione di un organismo intergovernativo per la cooperazione fiscale, sotto l’egida delle Nazioni Unite, e l’applicazione, nel quadro della regolamentazione internazionale sulle tassazione alle imprese, del principio secondo cui le tasse vanno pagate nel luogo in cui il valore di genera (o estrae).

 

Infine, sulla base della consapevolezza del fatto che le risorse pubbliche sono insufficienti a coprire tutti gli investimenti necessari nei paesi in via di sviluppo, si chiede poi di definire, assieme ai PVS, un quadro di regole che “stimoli investimenti più responsabili, trasparenti ed accountable, contribuendo allo sviluppo di un settore privato socialmente consapevole nei paesi in via di sviluppo”. (a cura di Silvia Schiavi)

 


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