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Dopo Expo la fame resta un tema sconosciuto a metà degli italiani

Anche dopo l’abbuffata di Expo 2015, in fatto di fame nel Mondo quasi un italiano su due ammette di saperne molto poco, il 39% pensa che a soffrirne siano tra 1,6 e 3 miliardi e una persona su cinque non sa nemmeno indicarne un valore approssimativo. Eppure la fame nel mondo resta tra le priorità indicate dall’opinione pubblica. Al primo posto troviamo il terrorismo internazionale seguito dalla disoccupazione e – praticamente a pari merito – dalle guerre e dalla fame nel mondo. E di Expo 2015, cosa pensano gli italiani? Il 33% pensa sia stata una grande fiera per promuovere prodotti, marche, aziende. Solo il 14% pensa sia stato davvero un momento di riflessione su come risolvere i problemi alimentari del Mondo. Sono questi alcuni dei risultati di un’indagine sulla percezione degli italiani della fame nel Pianeta, delle sue cause e delle possibili soluzioni, realizzata da Mani Tese e AstraRicerche.

 

L’indagine è stata realizzata su un campione di oltre 1000 intervistati nel mese di dicembre 2015, ad oltre un mese dopo la chiusura di Expo 2015 evento che ha registrato oltre 21 milioni di accessi. L’intento della ricerca è stato anche quello di comprendere quanto e come Expo2015 abbia inciso nella percezione degli italiani rispetto al tema della fame del Mondo e del diritto al cibo.

 

Fame e sovrappeso due facce della stessa medaglia: il paradosso della fame nel Mondo.
mentre i dati ufficiali parlano di circa 800 milioni di persone che soffrono la fame e di più di 2 miliardi in sovrappeso, gli Italiani sono convinti che la proporzione sia opposta ovvero che prevalgano i primi sui secondi; ad esempio, solo il 16.3% è a conoscenza della stima relativa agli 800 milioni di affamati mentre ben il 39.4% è convinto che il valore si collochi tra 1.6 miliardi e 3.0 miliardi; in modo duale solo il 12.2% è a conoscenza della stima dei 2 miliardi di persone sovrappeso, mentre ben il 37.3% è convinto che il problema arrivi a colpire non più di 800 milioni di persone.

 

 

Tra 15 anni qualcosa cambierà?
Per il 22,8% la fame non verrà ridotta e anzi peggiorerà. Se chiediamo agli Italiani di dare uno sguardo in avanti scopriamo che solo l’11.6% pensa che gli obiettivi che la comunità internazionale si è data per il 2030 possano essere raggiunti.

 

La necessità di un cambiamento di modello economico
Il 57,1% pensa che la Terra è in grado di nutrirci tutti e per l’82,7% il problema sta nel modello economico. Le due visioni contrapposte tra cui posizionarsi erano le seguenti: la prima, la Terra è in grado di nutrirci tutti anche a fronte di una crescita della popolazione globale che ci faccia toccare i 10 miliardi di abitanti del pianeta, e il problema della fame è dovuto alle differenze, alle disparità di distribuzione della ricchezza, dell’accesso al cibo, etc.; la visione opposta afferma che la Terra non è in grado di nutrirci tutti con gli attuali sistemi di produzione e sono necessarie innovazioni tecnologiche diffuse unite a una forte liberalizzazione degli scambi commerciali tra i Paesi per aumentare la disponibilità di cibo. Ebbene, secondo il campione intervistato non vi è dubbio: la prima ipotesi (57.1%) è preferita alla seconda (20.3%), con solo il 18.9% che si colloca nella posizione centrale.

 

Dalle macro soluzioni alle micro: gli italiani stanno imparando a non sprecare ma pochi sono fanno pressione sui politici da loro eletti
Primeggia il limitare gli sprechi alimentari (fatto intensamente dal 61.3% e in parte dal 27.4%) mentre il cambiamento delle abitudini di acquisto cresce ma non è maggioritario (è una regola per il 28.5%, saltuario per il 50.7%). A livello elettorale più di un terzo sceglie formazioni politiche attente al tema e con soluzioni coerenti con le proprie aspettative (34.3%) ma poi solo il 10.1% è ‘cane da guardia’ degli eletti.

Ma chi può e deve fare qualcosa per la fame nel Mondo?
La classifica vede al primo posto “alcuni Paesi forti, che determinano le sorti del Mondo: USA, Russia, Cina…” (58.0%). La visione è chiaramente negativa: delega (ai governanti nazionali) se va bene, timore che il destino sia nelle mani di pochi (superpotenze mondiali, grandi aziende) se va male. Pare che il “Noi cambieremo il mondo” non sia più sulla bocca di molti: e sorprende vedere che tra i più giovani il valore è ancor minore (18-24enni: 20%), frutto di un allontanamento dal sentirsi parte della soluzione storicamente insolito. Quasi il 30% confidano molto nel ruolo delle ONG e della società civile.

 

L’esperienza di Expo Milano 2015, il Pianeta Non Nutrito…di informazione
Il 90% del campione è entrato in contatto in qualche modo con la manifestazione e il 31.9% lo ha visitato Expo di persona.
Expo è stata una grande fiera per promuovere prodotti, marche, aziende (33.7% molto, 40.2% abbastanza), e quasi nella stessa misura un momento di informazione sulle produzioni alimentari del Mondo, una sorta di menù alimentare globale (cosa si produce e mangia nei vari Paesi: 29.6% molto e 41.8% abbastanza); al terzo posto l’essere stata una grande festa, un luogo di svago e divertimento (25.0% e 42.5%). E i contenuti sui problemi di un pianeta non nutrito, mal nutrito, nutrito in modo asimmetrico e sbilanciato? Poco più della metà (19.5% per il molto e 33.2% per l’abbastanza) afferma che è stato un momento di riflessione anche sui tempi dell’impatto ambientale e sociale dell’alimentazione mondiale; meno della metà (e solo 16.4% come ‘molto’, oltre al 30.8% come ‘abbastanza’) lo definisce un momento di informazione sui problemi alimentari nel Mondo e si perdono altri tre punti percentuali se chiediamo se è stato un momento di riflessione su come risolvere i problemi alimentari del Mondo (14.7% per il molto, 29.6% per l’abbastanza).

 

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