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Commercio estero e cooperazione, alla Farnesina è braccio di ferro sulle deleghe

Sono ormai passati più di 40 giorni da quando il governo Conte 2 ha nominato sottosegretari e viceministri eppure la partita dell’attribuzione di competenze e ruoli è ancora in alto mare, almeno alla Farnesina dove si gioca una partita di potere importante innescata dal neo ministro Di Maio che ha portato al MAECI la competenza sulla politica commerciale e l’internazionalizzazione del sistema Paese strappando la competenza al suo ex ministero, il MISE.

Il Sole 24 Ore stima che il passaggio delle deleghe comporti maggiori risorse per 170 milioni di fondi promozionali, 75 milioni per il funzionamento dell’Agenzia Ice (che è trasferita sotto l’autorità della Farnesina, insieme con i suoi 400 dipendenti) e 50 milioni del piano Export Sud. Il MAECI potrà inoltre disporre di Sace-Simest, il polo dell’export e dell’internazionalizzazione e di Cassa depositi e prestiti che si occupa di assicurazione del rischio delle imprese italiane che investono all’estero. In totale quasi 1000 dipendenti, 200 sedi sparse in giro per il mondo, 28 miliardi di risorse mobilitate nel 2018.

Un trasferimento di deleghe che a molti è apparso sensato (appoggiata anche da Confindustria), visto che finora la gestione del commercio estero era divisa tra le ambasciate italiane all’estero e il MISE, ma la sua applicazione non sarà né scontata né indolore soprattutto perché Di Maio punta a tenersela stretta come ambito nel quale può rivendicare una certa esperienza e influenza in continuità con i 14 mesi passati a dirigere il MISE.

Non è un caso infatti che le deleghe ai sottosegretari del MAECI non sono ancora state assegnate, in particolare quella al commercio estero e alla cooperazione internazionale. Secondo quanto riportato da alcuni quotidiani, Pd e 5 Stelle erano d’accordo per attribuire la delega a Ivan Scalfarotto, persona riconosciuta per la sua competenza in materia, era infatti sottosegretario al MISE in epoca renziana proprio sulla partita dell’internazionalizzazione dell’impresa italiana.
Ma trattandosi di una partita di potere ed influenza interna alla macchina amministrativa, il ministro degli esteri evitare che a raccogliere i frutti della sua operazione possa essere un esponente di un altro partito, tra l’altro non più iscritto al Partito democratico, ma saltato in corsa nel progetto di Renzi, Italia Viva. Non è un segreto che Di Maio vorrebbe a tutti i costi assegnare la delega al suo fido compagno di partito Manlio Di Stefano.

Ma strappare questa delega strategica al Pd significherebbe mettere a rischio un’altra delega importante per la quale Di Maio si è esposto particolarmente, quella alla Cooperazione internazionale che sembrava fosse certamente assegnata a Emanuela del Re. La viceministra del precedente esecutivo infatti sta operando in continuità con i precedenti 14 mesi come che la delega alla cooperazione le fosse già stata assegnata ufficialmente. Non è un caso infatti che abbia partecipato nella delegazione italiana all’Assemblea delle Nazioni Unite a New York lo scorso mese di settembre.

Un ritardo, quello dell’assegnazione delle deleghe, che non potrà andare molto oltre visti i dossier scottanti che alla Farnesina qualcuno deve prendere in mano al più presto e che rischiano di essere trattati in un contesto di informalità inaccettabile e poca trasparenza.


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