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Cambia la cooperazione UK, il premier Johnson chiude lo storico DFID

Il Primo Ministro Boris Johnson ha annunciato una fusione tra il Dipartimento per lo Sviluppo Internazionale e l’Ufficio degli Affari Esteri e del Commonwealth, confermando le indiscrezioni circolate di voler eliminare il DFID (Department For International Development) come entità autonoma dalla diplomazia britannica. Le due realtà si fonderanno dando vita all’Ufficio degli Affari Esteri, del Commonwealth e dello Sviluppo.

La mossa di Johnson arriva a sorpresa ma non è inaspettata, il premier infatti, insieme ad altri politici conservatori di alto livello avevano anticipato questa volontà nonostante la ferrea condanna da parte della società civile, dell’opposizione e di moltissimi operatori del mondo della cooperazione britannica. Secondo i detrattori questa scelta segna il culmine di un rallentamento dell’influenza del Regno Unito nella sua azione di cooperazione internazionale e conferma la tendenza di frammentazione dell’aiuto allo sviluppo inglese tra decine di dipartimenti.

Secondo Johnson invece la fusione tra mondo della cooperazione e diplomazia garantirà coerenza dell’azione esterna britannica, seguendo gli esempi di Australia, Canada e Nuova Zelanda, che attuano anche i loro programmi di sviluppo attraverso i ministeri degli affari esteri. Il ministro degli esteri sarà autorizzato a decidere quali paesi ricevono – o cessano di ricevere – gli aiuti britannici, garantendo un’unica strategia per ciascun paese, sotto la supervisione della rete diplomatica e del Consiglio di Sicurezza Nazionale.

Una marcia indietro denunciata quasi unanimemente dalla società civile inglese e dalle ONG in particolare preoccupate da ciò che questa scelta potrebbe significare per la futura direzione degli aiuti allo sviluppo del Regno Unito. Il DFID infatti era stato scorporato dall’Ufficio degli Affari Esteri e del Commonwealth nel 1997 proprio per garantire che l’aiuto britannico fosse utilizzato solo con l’obiettivo di ridurre della povertà nel sud globale a seguito dello scandalo della diga di Pergau, in cui si rivelò che un progetto di aiuto era collegato alla vendita di aerei da combattimento alla Malesia.

Nel corso degli anni, il DFID si è guadagnata una forte reputazione in materia di trasparenza, impatto ed efficacia degli aiuti, aiuti esteri che però nel frattempo sono diventati impopolari nei media e nell’opinione pubblica conservatrice ormai maggioritaria nel paese. L’Ufficio degli Affari Esteri e del Commonwealth – che attualmente spende circa il 4,5% dell’APS nazionale – ha costantemente ottenuto valutazioni mediocri per la sua trasparenza e le modalità di erogazione degli aiuti, ma nonostante questo ha visto costantemente incrementare le risorse da quando il governo ha iniziato ad attuare la Brexit e intraprendere una nuova agenda per la politica estera della “Gran Bretagna globale”.


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